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Emanuele Caracciolo: si allunga l'elenco dei martiri pugliesi alle Fosse Ardeatine

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di MARIO GIANFRATE

Antonio Ayroldi, maggiore del Regio Esercito di Ostuni; Teodato Albanese, avvocato di Cerignola; Ugo Baglivo, professore universitario di Alessano; Umberto Bucci, impiegato di Lucera e suo figlio Bruno; Ferruccio Caputo, studente di Melissano; Federico Carola di Lecce e suo fratello Mario nato a Gaeta; Giuseppe Lotti, operaio, di Andria; Gaetano La Vecchia, ebanista di Barletta; Antonio Pisino, ufficiale di Marina; don Pietro Pappagallo, sacerdote, e Gioacchino Gesmundo, professore dio lettere e filosofia, entrambi di Terlizzi; Vincenzo Saccotelli, falegname di Andria Nicola Stame, cantante lirico di Foggia.



Sono i nomi dei quindici martiri pugliesi, trucidati per rappresaglia alle Fosse Ardeatine in seguito all’attentato partigiano di Via Rasella, in Roma, dove trentatre soldati tedeschi rimasero uccisi.

A questi, ultimamente, si è voluto associare Ugo De Carolis, napoletano di nascita ma tarantino di adozione.

A sessantasette anni di distanza dal tragico evento, nel corso di ricerche effettuate all’interno dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, è emerso che all’elenco va aggiunto un altro pugliese di Gallipoli, mai compreso in tale elenco, fino a questo momento ignorato nelle celebrazioni ufficiali e nei testi storiografici relativi alle lotte antifasciste e resistenziali in Puglia, anche se regolarmente riportato tra le vittime della strage nazista.

E’ oggi possibile, quindi, far luce sulla vicenda e restituire alla verità storica una sua completezza.

Si tratta di Emanuele Caracciolo nato a Tripoli il 22 agosto 1912 da genitori gallipolini, Michele e Antonietta Alemanni, trasferitisi, per ragioni di lavoro, in Libia divenuta colonia italiana. E’, quindi, alla stregua di Mario Carola nato, come detto, a Gaeta, da considerarsi pugliese a tutti gli effetti.

Peraltro non si tratta di una figura marginale ma di un personaggio di spessore: Emanuele Caracciolo è, infatti, un promettente regista cinematografico italiano. Quando verrà ucciso con il colpo di pistola alla nuca, è poco più che trentenne.

“Assistant Director” di Carmine Gallone nel film “Marionette” (1939) che ha nel suo cast il grande tenore Beniamino Gigli, Caracciolo ha al suo attivo il film “Troppo tardi ti ho conosciuta”, tratto dalla commedia “Il Divo” di Nino Martoglio, e che ha tra i suoi interpreti gli attori Franco Lo Giudice e Barbara Nardi.

L’opera cinematografica – la cui pellicola è stata in tempi recenti ritrovata nella cantina di un cinema di Cuneo - fu proiettata per la prima volta al pubblico l’11 novembre del 1940.

Da un suo soggetto scritto con Federico Sinibaldi, il regista Vladimir Strizhevsky ha prodotto il film “La carne e l’anima”, con Isa Miranda e Massimo Girotti.

Indagini per una ricostruzione del caso che, sicuramente, merita ulteriori approfondimenti, ci consentono, inoltre, di inquadrare meglio la figura del Caracciolo che è, anche, uno dei maggiori esponenti del futurismo “di sinistra” che ha un denominatore comune con l’anarchismo individualista e, soprattutto, con il pensiero di Friedrich Nietszche. E, per questo, inviso al fascismo.

Negli anni tra il 1932 e il ’35 anima, con Amendola, Perrone Capano e Chieppa la rivista “Duemila. Periodico d’avanguardia”.

Emanuele Caracciolo, arrestato il 21 febbraio 1944 perché appartenente al disciolto partito comunista, e incarcerato a Regina Coeli, condivide la tragica sorte degli altri pugliesi – e degli altri 324 martiri della follia nazista – lasciando la moglie e una figlia, Teresa.

Dopo sessantasette anni di oblio è doveroso riconsegnare alla storia la vicenda umana, intellettuale e politica di Emanuele Caracciolo e collocarne la figura accanto a quella dei corregionali che sacrificarono la propria vita in difesa della libertà, monito soprattutto per le nuove generazioni a saper cogliere, dal loro esempio, la necessità di tenere fede nei valori della democrazia e dell’antifascismo.