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Il Carnevale di Putignano: tra tradizione e attualità

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di MICAELA RICCI

Il Carnevale di Putignano è uno dei più antichi e celebri del panorama nazionale italiano ed è ormai divenuto un simbolo delle celebrazioni festose del periodo che precede la Quaresima. La tradizione fa risalire la manifestazione al 1394 quando, in occasione del trasferimento delle reliquie di Santo Stefano Protomartire dall’Abbazia di Santo Stefano di Monopoli, i Cavalieri di Malta scelsero proprio Putignano come sede protetta dagli eventuali attacchi dei Saraceni.

 

 

 

La cittadina era ancora fortemente agricola e i contadini, per l’arrivo delle spoglie del santo, abbandonarono le loro occupazioni agresti e, dopo i consueti riti religiosi, si diedero a festeggiamenti, a versi e a rappresentazioni satiriche improvvisate.

E’ a questa tradizione che s’ispirano le Propaggini, elemento distintivo del Carnevale putignanese: si tratta della cerimonia del 26 dicembre, giorno in cui incomincia ufficialmente il Carnevale di Putignano, nella quale i fedeli offrono un cero in cambio del perdono dei propri peccati. La celebrazione procede con una festa che incarna gli aspetti più salienti di questo evento goliardico, la recita, in dialetto locale, di versi di satira nei confronti dei potenti del paese e degli argomenti più attuali della realtà locale. A partire dal 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, la cittadina pugliese organizza ogni giovedì degli appuntamenti in cui viene messa in ridicolo una categoria appartenente a diversi strati sociali: monsignori, preti, monache, vedovi, scapoli, donne sposate, cornuti.

D’altronde se pensiamo che il termine “carnevale”, la cui etimologia indica il divieto cristiano di mangiare carne dal primo giorno di Quaresima (carnem levare), è stato utilizzato per la prima volta in un testo del giullare Matazone da Calignano alla fine del XIII secolo, possiamo ben comprendere la natura allegra ai limiti del tono dissacratorio e di polemica di questa festa popolare. In età medioevale, infatti, il periodo tra l’Epifania e la Quaresima veniva vissuto come un momento di liberazione dalle convenzioni di una società repressiva e classista e come un’occasione di rottura con gli schemi precostituiti e con i valori del perbenismo e della moralità cattolica. Si poteva, inoltre, sovvertire completamente l’ordine sociale e, attraverso l’uso delle maschere, fingere di avere un’identità differente e abbandonarsi senza limiti al godimento del cibo, delle bevande e a quello sensuale. Al termine di tale sovvertimento di valori veniva messo in scena un processo ad un fantoccio che rappresentava il capro espiatorio dei mali dell’anno precedente.

Dunque il Carnevale era una vera e propria manifestazione sociale in cui realtà e finzione sembravano confondersi e dove l’allegria e la vena dissacratoria nei confronti delle autorità e dell’uniformità diventavano i suoi elementi distintivi. Di questi aspetti, seppur in maniera più sfumata e pacata, restano delle tracce nelle numerose maschere che sfilano sui carri allegorici delle sfilate oranizzate dal Comune di Putignano, sfilate programmate quest’anno nelle date del 27 febbraio, del 6 e dell’8 marzo, anticipate da quella che è stata definita una “sfilata contro senso”, quella del 20 febbraio. I festeggiamenti finiranno il martedi grasso con una sfilata serale con il funerale del Carnevale stesso sotto sembianze ironiche e provocatorie di maiale.

In un momento di difficoltà come quello che attraversano gli Italiani, in questa perdita di senso e di ideologie, il Carnevale può essere considerata una parentesi per non pensare, per un cambiamento che, se non sembra ancora attuabile a livello della politica e della società italiana, può almeno essere portato avanti in una dimensione “altra”, quella dell’immaginazione, del gioco e dell’irrealtà...