Il SudEst

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L'Italia dei servi

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di MARIO GIANFRATE

Comincio a provare disagio. Disagio di essere italiano. Di appartenere ad un popolo bigotto e devoto a Dio nelle forme, capace di scatenare crociate in difesa di una presunta vita e indifferente di fronte alla scandalosa condotta di una classe politica che dileggia i giudici, che si sottrae arrogantemente al giudizio della legge, che fa quadrato servilmente intorno al suo leader coinvolto in storie di prostituzione anche minorile, di festini hard-core e che elargisce milioni di euro a prestazione a ragazze senza pudore e disposte a vendere corpo e dignità non solo per soldi, per appartamenti lussuosi e gioielli di valore, ma anche in cambio di un posto in Parlamento, quando non nelle Regioni o nelle Provincie.

Un popolo sul quale sono puntati ormai gli occhi compassionevoli e di commiserazione del mondo e che si ritiene soddisfatto di farsi rappresentare nelle istituzioni da cotali prostitute dalla fervida intelligenza: basta leggere sulla stampa le loro conversazioni intercettate per rendersi conto che, in qualsiasi altro paese, la gente, armata di forche e di picconi, sarebbe corsa a Roma al loro inseguimento nel tentativo di centrarne il fondoschiena.

Provo disagio per quello che The Times o The Economist e, probabilmente, i giornali del lontano Uganda, scrivono degli italiani, insensibili al senso d’impunità che anima i governanti berlusconiani, preoccupati non di affrontare i problemi della disoccupazione, della miseria sempre più diffusa, del precariato, ma di legittimare con leggi ad personam comportamenti che, messi in pratica da altri, sarebbero perseguiti come turpi reati.

Se questo popolo non prova disgusto per l’indecenza elevata a sistema, non rivolta la propria coscienza di fronte all’immoralità, allora significa che il berlusconismo è l’ideologia vincente, il modello di vita a cui s’ispira la maggioranza del popolo italiano fatto di sfarzo, di sesso sfrenato, di carrierismo, di “grandi fratelli” e di grandi… sorelle, che trova giusto il divieto del profilattico e i privilegi della chiesa in cambio del silenzio.

“Ah, serva Italia, di dolore ostello. Non donna di provincia, ma bordello” Dante, “Inferno”.