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Dove va la chiesa?

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di MARIO GIANFRATE

Rare volte, nella storia post unitaria italiana, la Chiesa ha avuto un ruolo così determinante nel definire soluzioni politiche nel Paese, e così deviante rispetto a quelli che sono i principi basilari del Cristianesimo, sui quali si regge l’intero impianto evangelico.

La Curia, anche attraverso gli organi di stampa cattolici, non perde occasione per ribadire la propria condivisione dei valori espressi dall’attuale maggioranza di centro-destra, ponendo così problemi alle coscienze; più che dei credenti, a quelle dei non credenti che vedono confermate le proprie riserve sull’ambiguità e, quindi, sulla non credibilità, dei principi enunciati ma non perseguiti.


Archiviata la denuncia del “lusso sfrenato di pochi privilegiati, a cui fa stridente, offensivo contrasto la povertà di molti” – cito, a memoria, dalla Mater et Magistra, l’enciclica con la quale Giovanni XXIII scuoteva la Chiesa dal torpore sui problemi sociali -, la Chiesa ha sostituito alla testimonianza della fede, la rincorsa a privilegi il cui conseguimento ha un prezzo: la rinuncia alla contestazione delle storture della società, dell’immoralità dilagante nella classe dirigente – perciò c’è distinzione tra prostitute di strada ed escort -, la comprensione verso un’ideologia – il berlusconismo – che alimenta la società dell’immagine, il culto dello status sociale, forme di bieco razzismo e di falso perbenismo. Si tace finanche di fronte all’uso sfrenato del sesso, anche con le minorenni, mentre ipocritamente si fa la lotta all’uso del profilattico che salverebbe milioni di vittime da infezioni sessuali.

C’è stato sempre, all’interno della Chiesa, un conflitto tra conservatori e progressisti, ma alla Chiesa del potere temporale si opponeva una Chiesa del dissenso: Romero e Torres, don Milani e don Mazzolari, le Comunità di base, i preti operai, Papa Giovanni, il Cardinal Martini… Oggi, anche se sono tanti i cattolici che operano in difesa dei valori espressi dal Vangelo, si assiste però ad un silenzio assordante – per usare un termine abusato - di fronte alla situazione di degrado politico e morale in atto nel Paese. E’ una situazione che ci rende ridicoli agli occhi del mondo, ma non a quelli della Chiesa. Strano. C’è da chiedersi se il Bambino nasca ancora a Betlemme, in una stalla, o ad Arcore, in casa Berlusconi. Mi auguro non a Palazzo Grazioli, con tutto quel via vai di ragazze discinte. O se abbia senso invocare la povertà di San Francesco e sedere a tavola a fianco dei potenti e dei ricchi. Epulone è, ormai, un amico di famiglia.

La verità è che questa Chiesa non può avere più alcuna pretesa di far prediche a nessuno, perché è sempre più lontana dalle sue origini cristiane. E quando Ratzinger invoca per l’Europa il ritorno, non alla Rivoluzione Francese, ma ai valori del cattolicesimo, c’è solo da chiedergli quali sono, perché, francamente, se sono quelli espressi dal Vaticano, è meglio starne alla larga.