Il SudEst

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Una circonferenza tutta al femminile: La circonferenza delle arance

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di TITTI AGOSTINACCHIO

Si definisce casalinga ma della casalinga rimangono solo le ricette, la cordialità tutta mediterranea come i suoi colorii. Una donna del sud, del nostro meraviglioso sud che continua a sfornare scrittori i cui obiettivi mirano sempre più in alto. Gabriella Genisi, bruna, sensuale come la protagonista del suo nuovo romanzo da lei stessa definito “ racconto di costume” crea un personaggio che incuriosisce subito per le somiglianze al femminile, con quello nato dalla penna di Montalbano cui evidentemente si ispira.

 

 

Con lo sguardo vellutato e acuto di chi è diventato nel giro di poco tempo imprenditore di sè stesso presenta “La circonferenza delle arance” che presto diverrà trasposizione televisiva per la Rai in otto puntate. Già reduce di confermati successi e clamori, la nostra conterranea sembra quasi non farci caso e con apparente noncuranza esibisce una pacata disponibilità negli incontri col suo pubblico, suggerendo un nuovo modo di approccio alla letteratura. Lolì, la commissaria del suo libro, si barcamena in un mondo tutto maschile fatto di allusioni volgari e spesso fuori luogo, riuscendo con la caparbietà che spesso solo una donna possiede, a descriverci un mondo in cui si dispiega un giallo del tutto inverosimile in una città, la nostra Bari, in cui ancora le donne per essere prese sul serio devono far attenzione a non far “saltare l’ultimo bottone della camicetta” che corrisponde all’ampia generosità delle sue forme tondeggianti come, per l’appunto, quelle di un’arancia. Le arance, frutto allo stesso tempo di ricordi adolescenziali, profumi mediterranei e sensualità, saranno la spia per la risoluzione di un caso non proprio complicato ma denso di simbolismi tutti da gustare. L’ambiente che si ritrova è quello che ci appartiene appena svoltiamo l’angolo di strada, con i suoi intercalari, le curiosità e le piccole cattiverie quotidiane di quartiere che prendono corpo in una dimensione metafamiliare e diventano occasione per una riflessione più concreta sulla qualità della vita e sul senso che le diamo. Di apparente superficialità solo ad un primo sguardo, il romanzo della nostra Gabriella finisce per diventare l’immagine di noi stessi nel tentativo di perseguire ben altri obbiettivi, guidati dal senso di giustizia, nella tensione verso una “felicità” che spesso non riusciamo a raggiungere, se non apparentemente.