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Il comunismo e la storia

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dI GIANVITO MASTROLEO*

Il 20 gennaio 1921 si consuma a Livorno la definitiva scissione della componente massimalista dal Partito Socialista e nasce il Partito Comunista Italiano: ne furono protagonisti Antonio Gramsci, Amedeo Bordiga e Giacinto Serrati.

La decisione è frutto dell’influenza in Italia, soprattutto, della rivoluzione sovietica ed ha una lunga gestazione. Da quella data ha inizio una lunga storia di scissioni fra i socialisti che hanno pesato negativamente sulla storia della sinistra italiana e sul destino dell’Italia.




La storia ha fatto giustizia del comunismo in Italia ma anche nel mondo, con la sua definitiva sconfitta: dando ragione al Socialismo, la cultura politica che continuando ad avere come suo fondamento l’uguaglianza, il lavoro, la giustizia sociale, il confronto democratico e la tolleranza civile respinge la violenza come strumento di lotta politica.

Il Socialismo, come grande dottrina di liberazione umana, continua ad essere praticato nel mondo intero in varie forme.

In Italia il ridimensionamento della forma organizzata del Socialismo è dovuto alla pervicace ostinazione degli eredi del comunismo di rifiutare la revisione e di non prendere atto della sconfitta della storia.

La quale ci insegna che quando nella sinistra prevale il massimalismo, gli elettori non hanno dubbi e premiano la destra.

Senza disconoscere i meriti del PCI, quando ha lottato assieme al PSI a difesa della Democrazia contro il fascismo nella resistenza e durante la Repubblica quando non sono mancati serie minacce per la Democrazia e l’ordine pubblico, occorre anche ormai riconoscere le sue responsabilità quando, rifiutando di accettare l’opzione socialista di fatto ha favorito la sconfitta irreparabile della sinistra, connotata da una forte componente radicale e giustizialista, aprendo il campo a Berlusconi, giungendo al paradosso nel 2006 di allearsi con Antonio Di Pietro e nel rifondare un nuovo partito di rinunciare a definirsi socialdemcoratico pur di non riconoscere il ruolo essenziale nella democrazia italiana del Socialismo democratico e riformista.

La formula vincente, oggi, per battere Berlusconi e la destra esiste non può che essere una grande alleanza riformista che veda al centro del suo programma i valori della grande tradizione del socialismo democratico italiano ed europeo.

E’ questa l’unica strada da battere nella contemporaneità per restituire all’Italia il ruolo che la Storia che ha assegnato per secoli e che la deriva berlusconiana ha messo a dura prova, da ultimo, con comportamenti personali assolutamente incompatibili con la funzione istituzionale.

*Presidente Fondazione "Di Vagno"