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I cortigiani del sultano

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di FRANCO LISI

“La libertà dei servi” è un ossimoro – felicemente coniato da Giuseppe Laterza - così accattivante e calzante all’attuale momento politico italiano, da aver convinto Maurizio Viroli a stampare per suoi compatrioti un libro che era destinato a un pubblico anglosassone. Dalla prima edizione, apparsa nel giugno 2010 nella collana degli Anticorpi Laterza, si è già alla nona ristampa. Del libro e della situazione politica vissuta attualmente dagli italiani, se ne è parlato, martedì 18 gennaio, a Fasano presso il Laboratorio Urbano in un incontro con l’autore, organizzato dal “Presidio del libro” e dal “Circolo della Stampa”.



Maurizio Viroli, 59 anni,di Forlì, professore ordinario di Teoria politica all’Università di Princeton (New Jersey, Stati Uniti), ha scritto il saggio per spiegare agli americani quello che stava accadendo nella politica italiana e per rispondere alla provocatoria domanda che spesso gli veniva rivolta “Ma come mai vi siete ridotti, così, in Italia?”. Quel saggio è ora un libro di successo in Italia e serve, soprattutto, a far capire ai giovani come la mancanza di consapevolezza e responsabilità individuale spinga una collettività, un popolo a smarrire il giusto senso della libertà. Perché quella dei servi non può essere mai e poi mai libertà. Quando Cicerone cercava di spiegare cosa fosse la libertà diceva che essa non consisteva nell’aver il miglior padrone possibile, ma non averne affatto. Gli italiani per comodità, opportunismo, pigrizia, irresponsabilità e debolezza morale hanno scelto un uomo che ha già tutto e che continua ad accentrare tutto nelle sue mani, fino al punto di mettersi al di sopra delle leggi. Così, in maniera indolore, c’è stata la trasformazione da Repubblica in Sultanato. In questo perverso processo si concretizza la libertà dei servi, dei sudditi, di coloro che, per perseguire i propri fini, si sottopongono “al potere arbitrario o enorme di un uomo o di alcuni uomini”. Il prezzo da pagare è perdere lo status di cittadini e assumere quello di cortigiani. E il mestiere del cortigiano è quello di compiacere il sultano praticando “l’adulazione, la simulazione, il cinismo, il disprezzo per gli spiriti liberi, la venalità e la corruzione”.

Nel testo, a pag. 59, viene riportata una significativa poesia: “Vita assaporata/ Vita preceduta/ Vita inseguita/ Vita amata/ Vita vitale/ Vita ritrovata/ Vita splendente/ Vita disvelata/ Vita nova”. Il titolo è A Silvio, autore Sandro Bondi già sindaco di Fivizzano (Massa Carara) per il Partito Comunista Italiano; passato negli anni 90 a Forza Italia; dal 1988 ministro per i Beni e le Attività culturali.

Più che Berlusconi quel che preoccupa è il “berlusconismo” ovvero quel velenoso sistema basato sul servilismo e sull’ossessione dell’apparire più che dell’essere. Come uscirne? Imparare a fare il mestiere dei cittadini.