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M.C.S (o Sindrome del Golfo), un deficit democratico

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di ADELE DENTICE

Questa è la storia di M., una giovane donna barese affetta da una delle più gravi malattie contemporanee e sempre meno rare, una malattia che determina una invalidità totale e impedisce qualsiasi forma di vita sociale, parliamo della M.C.S. ovvero sensibilità chimica Multipla, una condizione procurata da fattori nocivi presenti nell’aria. Insomma, una malattia da ‘inquinamento ambientale. Un male moderno, quindi, figlio dell’industrializzazione, i cui primi casi si registrarono in Inghilterra circa due secoli fa, ma che ha avuto un’esplosione del 30% tra i soldati statunitensi al rientro dalla guerra del Golfo, una sindrome che si sta sempre più diffondendo nel nostro territorio a causa dell’ uso sempre più massiccio di chimica di sintesi in tutti i settori, dall’agricoltura ai profumai detersivi ecc.


Sia pur tardivamente, rispetto ad altri Stati industrializzati come la Germania Gran Bretagna, Austria, Svezia, Giappone, USA e Canada,  lo  Stato Italiano, pare, abbia avviato  una procedura di riconoscimento, anche sulla spinta di associazioni di malati e di  molti casi di pazienti affetti  da questa malattia che hanno avuto risonanza mediatica,.

Ma l’assurdo italiano si manifesta nella schizofrenia sanitaria ,perché mentre alcuni pazienti in alcune regioni sono identificati come affetti da Sensibilità Chimica Multipla e le amministrazioni locali provvedono a tutelare gratuitamente gli ammalati e a mandare all'estero ,dove esistono cure; in altri territori , come la Puglia , che pure sembra  registri un significativo numero di persone colpite da questa sindrome, molti medici non sono nemmeno a conoscenza della MCS , e di conseguenza gli ammalati  non vengono considerati né valutati come tali , anzi come testimonia la storia di M. relegati in una specie di sott’ordine di infermità di natura nevrotica  “la signorina avrebbe bisogno di sedute dallo psicologo”.

Non metto in dubbio che un aiuto psicologico le farebbe bene , penso che anche la persona più equilibrata di questa terra cadrebbe in uno stato depressivo  dopo 8 anni di interminabili attese , viaggi nei vari nosocomi d’Italia, analisi che testimoniano uno stato patologico senza però la definizione di una malattia  , sentire il precipitare della propria salute  fino a giungere alla tanto temuta e fatidica  diagnosi a cui si accompagna la perdita  di una condizione di normalità . Ma non metto nemmeno in dubbio il diritto di questa donna a essere curata e se anche fosse affetta da una psicosi autolesionista così grave da distruggere il suo fisico, perché sottovalutare un male che ,mentale o fisico che sia, la sta uccidendo lentamente, perché il sistema sanitario che ha sperperato miliardi non si è preoccupato di addestrare medici e assistenti sociale a saper fronteggiare situazioni estreme come queste , invece di limitarsi a fare spallucce o a definire il soggetto mentalmente debole, magari senza aver nemmeno letto l’incartamento che testimonia il malessere profondo della persona

M., come molti altri suoi colleghi di sfortuna, ha subito e subisce la beffa di dover essere considerata depressa e come tale curata e sottovalutata ,  intanto le manifestazioni fisiche vengono   confuse  con stati infiammatori simili alle allergie , ma il subdolo male si evolve

i sintomi si cronicizzato e  le sofferenze si fanno sempre più laceranti   dagli edemi, ai dolori ,alla cefalea, prosciugamento delle mucose ,sanguinamento  , lacerazioni della cornea

M.  è condannata all’isolamento ,  non può lavorare,non può ricevere amici , non può uscire divertirsi andare a cinema a teatro , deve alimentarsi con cibi “realmente” biologici”. M. si trova a dover da sola governare un male oscuro di cui la stessa classe medica sa poco e niente. Eppure facendo una semplice ricerca si scopre che la patologia non è poi così rara se colpisce tra l’1,5 e il 3 % della popolazione , percentuale destinata ad aumentare in considerazione  del livello di inquinamento in cui è caduta  l’Italia e la Puglia

Una malattia ambientale , questa, difficile da individuare che agisce sotto traccia , che si evolve e sviluppa in 4 stadi aggredendo progressivamente  il sistema nervoso, immunitario, respiratorio , muscolare scheletrico e che  già  al 3 stadio diventa irreversibile associandosi ad  altre malattie gravissime come il cancro, le ischemie sclerosi multipla.

Ma l’ostacolo maggiore che incontra M. è “non essere riconosciuta”come malata e non potersi curare adeguatamente, infatti lei  non può assumere medicine, né può essere ricoverata  , perchè ciò che aiuta gli altri pazienti per lei potrebbe  essere fatale.

M. come tutti i suoi colleghi di sventura ha bisogno, per recuperare un parziale spazio di normalità ,di luoghi incontaminati e di soldi per essere sottoposta ad analisi specifiche e sofisticate per provare quali farmaci potrebbe assumere , o semplicemente escludere altre patologie, dal momento che anche una semplice carie diventa un problema vitale , ma a quanto pare a Bari non esistono laboratori così attrezzati e poi non essendo riconosciuta la MCS di conseguenza gli ammalati non esistono, per cui non è previsto alcun sostegno economico . M. è fortunata perché gode  di  una pensioncina di 260 euro per la sua invalidità al 100%  erogata  per un’altra patologia che le è stata riscontrata, ma M. che nel frattempo ha perso il lavoro , dovrebbe andare via dalla casa dove abita che per lei è ormai una camera a gas e la sua pensione non le permette nemmeno di curarsi e tanto meno di alimentarsi come dovrebbe. Quindi  un   malato MCS , almeno in Puglia,grava esclusivamente dal punto di vista economico su se stesso e sulla famiglia, quando si ha la fortuna di questo riferimento.

Il mancato riconoscimento della sindrome del Golfo o M.C.S non è quindi  solo un deficit   sanitario ,  quanto democratico, perché viene leso il diritto dell’ammalato a curarsi, a lavorare, persino a votare un’ennesima deficienza  sanitaria e sociale che non trova alcuna argomentazione giustificabile né  con la difficoltà alla diagnosi né tanto meno con  il  numero esiguo di pazienti . La difficoltà dei medici ad individuare la sindrome si supera aumentando il numero di ore di formazione delle malattie ambientali , il numero esiguo degli ammalati equivale alla giustificazione di un omicidio sociale e dovrebbero esprimere una posizione netta  le varie associazioni declinate al rispetto e alla tutela della vita che, anche se di un solo individuo, ha valore assoluto.

Non sfugge nemmeno come sia “leggera” la  ricerca in merito,  a pensar male, si potrebbe ricondurre ai legami  finanziari con le industrie prime produttrici di sostanze chimiche e interessate alla loro diffusione  , per cui si intuisce come lo studio accurato della sindrome potrebbe danneggiarle, come potrebbero essere danneggiate da una classe medica cosciente della pericolosità dei molti  prodotti offensivi alla nostra salute oltre che all’ambiente

In questo quadro fatto di interessi economici e politici, ignoranza e superficialità ,si inserisce come tante altre  la storia individuale di una giovane donna barese che  si vede morire giorno per giorno abbandonata dalle istituzioni , espressione nel suo isolamento  della vuota retorica della nostra disumana società  che  esclude i deboli soprattutto i malati , i deboli di mente quelli che sono pochi perché nel nostro mondo quel che vale è il numero e non l’individuo lasciato solo con il suo carico di sofferenza