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Remix: l'ultimo spettacolo dei "Momix", tra danza e illusione

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di MICAELA RICCI

Il giorno 18 dicembre 2010 il “Momix Dance Theatre” ha festeggiato i suoi trent’anni di attività con il suo ultimo spettacolo “Remix” e il pubblico barese ha mostrato, ancora una volta, il suo forte apprezzamento nei confronti di questi ballerini straordinari.



La compagnia dei “Momix” è ormai celebre in tutto il mondo grazie alla direzione dell’americano Pendleton e, soprattutto, all’abilità dei suoi ballerini-illusionisti, capaci di affascinare il pubblico attraverso delle coreografie nelle quali si alternano virtuosismi tecnici, acrobazie, musiche fortemente ritmate, luci e colori. Un’ armonia di elementi diversi che stimolano la fantasia e la creatività del pubblico, provocando, secondo le parole dello stesso Pendleton, l’”optical confusion, un modo per eccitare i nervi del cervello e stimolare la creatività”. A partire dal 1980, data in cui Pendleton crea il suo primo assolo dal titolo “Momix” in occasione dei Giochi olimpici invernali di Lake Placid, i “Momix” hanno fatto delle illusioni ottiche il loro marchio di fabbrica e hanno sedotto un pubblico eterogeneo e numeroso. Con già 25 presenze al Teatro Petruzzelli e orgogliosi di poter nuovamente danzare sul palcoscenico del teatro restaurato, la compagnia americana ha portato in scena un mix dei suoi pezzi più significativi e di successo, da Momix classics, a Opus cactus, da Supermomix a Sun Flower moon, fino ad arrivare all’ultima creazione Bothanica.

Con Bothanica viene portata l’attenzione sulla vita vegetale, sulla Natura misteriosa e accattivante minacciata dall’azione devastante dell’uomo. Pendleton afferma di aver trovato ispirazione nella vita in campagna e di aver dato forma proprio a quel mondo animato e sotterraneo che tanto lo affascina e lo sorprende quotidianamente. E’ lo stesso Pendleton a parlare della sua sensibilità ecologica e del suo approccio alla natura citando l’insegnamento del suo poeta preferito, Pablo Neruda, in un biomorfismo che lega profondamente gli esseri umani e la natura. Altra fonte d’ispirazione, sempre secondo il coreografo del Vermont, è stato l’ascolto delle “Quattro stagioni” di Vivaldi e la lettura dell’ opera “L’intelligenza dei fiori” del naturalista belga Maurice Maeterlink .

Lo spettacolo è essenzialmente diviso in due parti, “Winter Spring” e “Summer fall”, dall’inverno all’estate seguendo i ritmi della natura, e le cinque coppie di ballerini attraverso movimenti sinuosi e acrobazie, simulano la metamorfosi di corpi in alberi, piante, api, pietre e insetti di ogni tipo. A tutto questo va aggiunto il gioco sapiente di luci e colori e, soprattutto, le fonti sonore che riproducono il canto degli uccelli e la voce di una

natura da preservare di fronte alla distruzione umana. Le musiche esaltano l’anima più profonda della natura e la loro varietà, afferente al repertorio di Peter Gabriel, Lisa Gerrard, Suphala, Vivaldi e molti altri, crea un’atmosfera onirica e irreale che rende lo spettacolo assolutamente indimenticabile. Per concludere degnamente questo capolavoro d’illusionismo e di danza, la voce registrata di Pendleton saluta con affetto il pubblico e augura un felice Natale.

La foto è stata ripresa dal sito della Camerata Barese.