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Illegittimità delle giunte prive di donne

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di LAVINIA ORLANDO

L'uguaglianza di genere, principio cardine del nostro ordinamento, enunciato nell'articolo 3 della Costituzione e ribadito in centinaia di disposizioni di legge, continua ad essere sistematicamente disapplicato e dimenticato.


Al riguardo, esempi lampanti vengono forniti dal mondo della politica, caratterizzato da un palese squilibrio numerico tra i sessi. Due dati fra tutti: la presenza femminile nei due rami del Parlamento in quest'ultima legislatura, sebbene sia la più alta mai registrata, risulta ancor meno che modesta (18,3% alla Camera e 21,1% al Senato). Addirittura peggiore è la situazione negli organi governativi degli enti locali: l'Italia consta di 8101 Comuni e ben un quinto di questi (stando ad una stima del 2009) sono privi di presenze femminili nelle rispettive giunte.

Quest'ultima situazione è chiaramente illegittima: oltre al contrasto con gli artt. 3 e 51 della Costituzione, che assicurano l'uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso , anche nell'accesso a pubblici uffici ed a cariche elettive, si registra la violazione degli Statuti comunali, nel caso in cui questi obblighino il Comune a garantire condizioni di pari opportunità tra donne ed uomini e promuovano la presenza di entrambi i sessi nelle giunte. La violazione di tali norme comporta illegittimità del decreto di nomina degli assessori, illegittimità che il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale), se investito della questione, inevitabilmente sarebbe tenuto a decretare.

La sentenza apripista in materia risale al 2008, quando il TAR Puglia sez. di Bari si è pronunciato in questo modo rispetto alla giunta del comune di Molfetta, esclusivamente composta da uomini, stabilendo l'illegittimità della stessa, perché il sindaco non si era adoperato al fine di favorire la rappresentanza di entrambi i sessi all'interno del predetto organo (in violazione dello Statuto comunale, che prevede che "Il sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi"). Ulteriore precedente è fornito dal Tar Puglia sezione di Lecce, che nel 2009 ha sospeso la giunta provinciale di Taranto, dando al presidente Florido 30 giorni di tempo per riparare alla violazione dell'art. 48 dello Statuto provinciale, che sancisce, ancora una volta, il rispetto del principio di pari opportunità nella formazione della Giunta.

Si noti bene che, laddove nello Statuto comunale non siano presenti norme che promuovano la presenza di donne negli organi di governo, sarà lo statuto medesimo ad essere considerato illegittimo, in quanto contrastante con l'art. 6 del Testo Unico degli enti locali, che chiede a tutti gli statuti locali di «stabilire norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna», e «promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali» dell'ente.

Insomma, in ogni caso, la giunta comunale, se declinata interamente al maschile, è illegittima; e non è da trascurare l'ulteriore conseguenza che la sentenza di annullamento del decreto di nomina degli assessori, avendo efficacia retroattiva, travolge tutti i provvedimenti adottati dalla giunta comunale sin dalla sua nomina; sicché, qualsiasi atto adottato dalla Giunta potrebbe essere oggetto di ricorso.

Certo, ciò che deve far riflettere è che, ancora una volta, nel nostro Paese sia necessario l'intervento della magistratura per assicurare ciò che negli altri Stati è la normalità (nei Paesi scandinavi le quote rosa superano il 50%). Del resto, facendo un discorso puramente numerico, le donne in Italia sono più numerose degli uomini - il rapporto è di 100 a 95, secondo le rilevazioni 2010 dell'ONU- ma la proporzione viene totalmente stravolta negli organi rappresentativi e deliberativi della politica. Segno di uno Stato e di una politica che, oltre a vivere nell'illegalità e nell'incostituzionalità, sono ancora fortemente permeati di antico maschilismo.