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Verso un'educazione sostenibile

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di ILARIA D'APRILE

Dal 7 al 14 novembre decorre la settimana UNESCO dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile. L’iniziativa si inquadra nel DESS - Decennio di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014, la campagna mondiale proclamata dall’ONU e coordinata dall’UNESCO allo scopo di costruire società più eque ed armoniose, orientate al rispetto del prossimo, del pianeta e delle generazioni future.


Nell’ambito di questo decennio, in tutta Europa, si svolgono migliaia di iniziative volte a sensibilizzare i ragazzi alla promozione di uno sviluppo sostenibile. L’ambiente a scuola è diventato un tema ricorrente: lo troviamo nei Piani di Offerta Formativa come nei progetti finanziati dai fondi dei Programmi Operativi Nazionali.

Perché è così importante parlare di ambiente a scuola? Proviamo a guardarci intorno. Non esiste quotidiano, rivista, sito web che non abbia una sezione dedicata ai temi dell’ambiente. Le notizie inerenti all’avvicinarsi di una possibile crisi energetica, alle conseguenze dei cambiamenti climatici e i problemi legati all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, sono i temi con cui noi tutti ci imbattiamo quotidianamente. Nonostante chiunque di noi si sia fatto un’idea, più o meno vaga, che le risorse del Pianeta siano limitate e che sia necessario intervenire per contrastare il riscaldamento globale, quando si prova a domandare agli italiani, quali siano le azioni individuali che sostengono queste preoccupazioni, l’unico gesto menzionato dagli intervistati -sempre con orgoglio- è l’ottima pratica della raccolta differenziata. Ma riciclare i rifiuti, non basta.

Ancora non siamo consapevoli che ogni nostro acquisto, ogni singolo centesimo speso, ha delle ripercussioni su quello che accade al Pianeta, alle sue risorse naturali, ai popoli che vi abitano e quindi, in ultimo, ha degli effetti anche sulla nostra esistenza. Questo atteggiamento di distanza tra azioni individuali e conseguenze globali, ci avvicina ogni giorno di più verso la catastrofe: stiamo distruggendo il Pianeta a discapito del futuro dei nostri ragazzi.

Questa nostra incapacità di risolvere i problemi ambientali ora, avendo a disposizione ancora un certo, seppur limitato, margine di tempo, costringerà i nostri giovani a dover affrontare questi problemi successivamente quando, con molta probabilità, ci saranno poche possibilità per scegliere sul come intervenire. Facciamo un esempio di come ci comportiamo di fronte al problema del riscaldamento globale. Immaginiamo un’estate torrida. Il caldo cocente convince milioni di esseri umani nel mondo ad installare l’ennesimo condizionatore d’aria, alimentato da combustibili fossili. Queste emissioni di CO2, contribuiscono ad un ulteriore innalzamento della temperatura media dell’atmosfera terrestre. Immaginiamo che, tra vent’anni, saremo costretti a rintanarci in casa con il condizionatore acceso, perché la temperatura dell’atmosfera sarà diventata insopportabile. Cosa pensate di rispondere ai vostri nipoti quando vi chiederanno “Nonni, ma voi, cosa stavate facendo quando ancora si poteva fare qualcosa per impedire il riscaldamento globale?” Che eravate in salotto, con l’aria condizionata accesa a guardare la TV?

Viviamo in un Epoca di analfabetismo ecologico globale. Inoltre, manca un’appropriata ricerca scientifica. Per esempio, a tutt’oggi, non abbiamo un modello di clima in grado di prevedere i futuri andamenti con la massima precisione, mentre continuiamo a sfruttare l’ambiente naturale in maniera irreversibile e ben presto ci troveremo a fare i conti con una esistenza senza petrolio. Cosa possiamo fare? I fatti che accadono al nostro Pianeta, ci impongono di parlare di ambiente a scuola. Diffondere un’educazione allo sviluppo sostenibile dovrebbe essere un impegno morale per tutti gli educatori e non soltanto per quelli che si occupano prettamente di materie scientifiche. L’educazione allo sviluppo sostenibile, però, non deve essere confusa con lo studio delle scienze biologiche. Le conoscenze in biologia, infatti, sono essenziali per rendersi conto delle potenzialità e dell’evoluzione di un ambiente esterno ma, in un contesto di educazione sostenibile, la biologia deve essere completata dai contributi di altre discipline. Pertanto, applicare l’educazione allo sviluppo sostenibile a scuola significa promuovere un’educazione in cui si sollecita i ragazzi ad una lettura complessa della realtà, dove l’apprendimento avviene anche per esperienza diretta del mondo, sviluppando progetti multidisciplinari.

Andare verso un’educazione sostenibile significa per gli educatori, scendere dalla cattedra e diventare portatori di pratiche di cambiamento. Significa, inoltre, essere capaci di incuriosire i ragazzi alla conoscenza del mondo per dare loro gli strumenti necessari ad affrontare i problemi che li attendono. Questo tipo di educazione ha una forma gioiosa ed imprime speranza nelle persone. La speranza è quella di avviarci tutti insieme, verso un nuovo Illuminismo “verde”.