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La cultura della legalità

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di FRANCO LISI

La giustizia partecipata è una delle vie da seguire per superare contraddizioni  e patologie ormai incancrenitesi nel sistema giudiziario italiano. Un problema così vitale non può appartenersi soltanto ai giudici, agli avvocati, agli imputati, ma deve necessariamente uscire dalle aule dei tribunali per coinvolgere la società , la gente, nella sua quotidianità.

La legalità diventerà cultura diffusa quando i comportamenti quotidiani di ciascun cittadino saranno ispirati alla correttezza civile, al rispetto delle regole. Dal rispetto del codice della strada, al pagare le tasse, ad evitare le assunzioni in nero, a tutte quelle prevaricazioni che ormai non vengono più ritenute tali perché abituali e ricorrenti. D’altra parte c’è la macchina della giustizia che presenta problemi enormi come la lentezza dei processi e la mancata certezza della pena. Problemi questi che ingenerano nella società sfiducia e conseguente non rispetto della legge. Anzi si formano convincimenti distorti anche a livello internazionale. Molti rumeni, per esempio, sono convinti che in Italia ci sia libertà di rubare, perché non v’è il carcere per chi attenta al patrimonio altrui. Delinquere e farla franca è ormai opinione comune, per cui diventa difficile far passare soprattutto nei giovani messaggi di legalità.

Su questi temi si è discusso ieri sera (venerdì 5 novembre) a Fasano, presso il Laboratorio Urbano, nel corso di un dibattito organizzato dal locale Circolo della Stampa. Relatori i Procuratori capo della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, e di Rossano Calabro, Leonardo Leone De Castris, i quali hanno proposto una serie di riflessioni sulla giustizia vista dall’interno dell’apparato. Ricco il par-terre dal Sen. Nicola Latorre, al Sindaco di Fasano, al questore di Brindisi, ad avvocati, dirigenti scolastici, giornalisti, oltre a un pubblico numeroso. Molte le questioni poste che hanno dato la dimensione di un tema vastissimo e dalle molteplici implicazioni nella vita di tutti i giorni del cittadino della strada. Da qui l’invito dei due magistrati  alla giustizia partecipata. Particolarmente significativo l’intervento del sen. Latorre che ha evidenziato come il Parlamento si è preoccupato più del come evitare  le sanzioni delle  leggi che riformarle nel direzione di una migliore funzionalità della macchina della giustizia.

Assai dibattuto è stato l’aspetto delle prospettive dei giovani cui mancano certezze di lavoro per il futuro e che, per di più,  vengono fuorviati e “diseducati” da programmi televisivi poco edificanti come i tanti reality o concorsi  dalle facili vincite.

 

Nella foto di Chicco Saponaro, da sinistra: Sen Latorre, Mastro; Bianco, Lisi, Laudati e Leone De Castris