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L'ennesimo ritardo della politica

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di LAVINIA ORLANDO

“Non è punibile chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita artificialmente ed affetto da una patologia irreversibile fonte di sofferenze che egli reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.


Con tale comunicato, che anticipa il contenuto di una sentenza che verrà depositata, la Corte Costituzionale dimostra, ancora una volta, di saper fungere da apripista rispetto a questioni sulle quali la politica italiana continua a traccheggiare, essenzialmente a causa delle forti influenze cattoliche che in molti, in Parlamento, continuano a subire, così costringendo tutti i cittadini, indipendentemente dalla religione professata o dalle idee personali, a non poter decidere liberamente circa la propria esistenza e, soprattutto, la propria sofferenza.

La vicenda oggetto del pronunciamento è nota ai più e vede per protagonista Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, che aveva accompagnato Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, divenuto ceco e tetraplegico in seguito ad un incidente stradale, in una clinica svizzera per il suicidio assistito e si era poi autodenunciato, così provocando l'intervento della magistratura, con indagini e successiva sottoposizione a processo dinanzi alla Corte d'assise di Milano, che, a sua volta, chiedeva alla Consulta di pronunciarsi in merito all'incostituzionalità dell'art. 580 del codice Rocco, ai sensi del quale Cappato era stato sottoposto a processo.

Già poco meno di un anno fa, la Consulta aveva segnalato le problematiche della disposizione in parola, chiedendo al Parlamento di legiferare sulla materia del suicidio assistito e rinviando la decisione nel merito della questione di un anno, lasciando presagire quello che avrebbe potuto essere l'esito del giudizio.

Trascorsi più di undici mesi e cambiato il governo, il Parlamento, com'era del resto immaginabile, non si è minimamente occupato della questione e la Corte ha emesso sentenza, sancendo che l'art. 580 del codice penale, che punisce, equiparandole, le condotte dell'istigazione e dell'aiuto al suicidio con la reclusione fino a dodici anni, non determina comunque la punibilità di chi aiuti il terzo che voglia togliersi la vita nei casi in cui il soggetto predetto, purché sia in grado di esprimere liberamente la propria volontà, sia affetto da malattie assolutamente non risolvibili e che siano causa di abnormi sofferenze.

La medesima Consulta ha nuovamente ribadito la necessità che il Parlamento si esprima sulla materia – definendolo un “intervento indispensabile” - andando a normare una questione che, va precisato, è giunta alle cronache solo grazie al coraggio di chi, da vittima, come dj Fabo e tutta la sua famiglia, e, da imputato autodenunciatosi, come Marco Cappato, ha ingaggiato una lotta che, almeno inizialmente, avrebbe potuto essere definita contro i mulini al vento.

La Corte Costituzionale, tuttavia, ha ancora una volta dimostrato maggiore lungimiranza e capacità di stare al passo coi tempi della politica, non solo stabilendo che, in alcuni casi, l'aiuto a morire è lecito, ma soprattutto precisando che il Parlamento italiano non può continuare a far finta di niente.

È davvero significativo, al riguardo, il commento di uno dei protagonisti della vicenda, colui che, più di tutti, ha rischiato in prima persona di finire in carcere, Marco Cappato, che ha rivendicato la maggiore libertà di cui, da oggi, tutti potranno beneficiare, proprio a partire da chi è contrario alla pronuncia medesima.

La palla passa ora al Parlamento, a cui spetta l'arduo compito di seguire la Corte Costituzionale  rispetto al passo importantissimo da essa compiuto, fornendo dimostrazione, con un moto d'orgoglio, di saper riacquistare quella centralità che gli spetterebbe e che ha perso oramai da molto tempo.

E chiunque affermi che la tematica del fine vita sia di secondaria importanza rispetto alle questioni economiche e del lavoro non comprende quanto le battaglie sui diritti siano di fondamentale valenza per delineare l'assetto di un Paese ed i suoi obiettivi primari.