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Il cambiamento climatico è comprovato dalla scienza

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di SIMONE DEL ROSSO

In occasione del Climate Action Summit 2019 delle Nazioni Unite, Greta Thumberg, con un discorso ricco di enfasi, ha detto una cosa ben precisa: la

questione del cambiamento climatico non è una presa di posizione politica o un’opinione personale, ma un fatto comprovato dalla scienza che come mai prima d’ora, si appella ad una presa di coscienza collettiva e ad un intervento immediato da parte dei governi come dei singoli cittadini.

In questi giorni studenti e lavoratori scendono in piazza per manifestare a sostegno di un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile. Fino a qualche anno fa, la battaglia ambientale era di competenza solo di ambientalisti e scienziati. Oggi, è diventata una battaglia politica, un tema caldo nel dibattito dell’opinione pubblica. Da un lato, i movimenti progressisti ed ecologisti sostengono con forza la necessità di un grande piano di investimenti verdi. Dall’altro, Trump continua a minimizzare il problema. Da un lato, le nuove generazioni vedono nella salvaguardia dell’ambiente un elemento di unione fortissimo, creando un clima che, forse, non vivevamo da decenni. Dall’altro, quelli che Greta chiama “adulti”, i grandi che le hanno privato della sua infanzia, dei suoi sogni, inseguendo ciecamente i loro interessi economici.

E poi ci sono i Governi che sono chiamati a cambiare rotta, a dare una svolta al corso della storia della nostra società e del nostro pianeta. Fino ad ora abbiamo ascoltato tante promesse, tanti obiettivi. Ma qualcosa comincia ad avviarsi in Europa. Attraverso l’adesione all’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici dello scorso febbraio, l’Unione Europea ha ribadito il suo impegno a favore della sostenibilità e la transizione verso un’economia sostenibile a basse emissioni di gas a effetto serra. La prima grande buona notizia arriva dalla Germania, dove i partiti che sostengono il governo tedesco hanno raggiunto un accordo per un pacchetto da 100 miliardi di euro entro il 2030 per la protezione del clima e la transizione energetica. La Germania punta così a tagliare le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Intanto in Italia, il Governo Contebis ha collocato subito la questione ambientale al centro delle linee programmatiche dell’esecutivo.

L’Italia può svolgere un ruolo importante sia sul fronte globale che sul fronte interno.

Sul piano globale, l’Europa potrebbe farsi promotrice dell’istituzione di un Climate club che abbia il compito di contenere le emissioni di CO2, all’interno della cornice delle regole del commercio internazionale, coinvolgendo immediatamente Usa e Cina e cooptando in seguito le altre grandi potenze demografiche del pianeta. Sul piano interno, occorrerebbe varare un programma di investimenti europeo dedicato a contrastare i cambiamenti climatici, a mettere in sicurezza il territorio, a rinnovare le grandi aree urbane del continente. Questo programma innalzerebbe la produttività del sistema, ne rilancerebbe la crescita, riassorbendo la disoccupazione e offrendo nuove prospettive alle giovani generazioni nel rispetto delle compatibilità di bilancio, rafforzerebbe la coesione politica dei Paesi membri della UE e collocherebbe nuovamente l’Europa al centro dello scacchiere politico mondiale.

Inoltre, in questo contesto, il settore bancario e finanziario può e deve svolgere un ruolo fondamentale incoraggiando l’afflusso di capitali privati verso investimenti eco-sostenibili.

La Commissione europea ha adottato nel 2018 un grande piano d’azione sulla finanza sostenibile che mira a sfruttare a pieno il potenziale del sistema finanziario e a porlo al servizio delle esigenze dell’economia europea, con l’emissione di green bond e altri prodotti finanziari legati a investimenti sull’utilizzo sostenibile del territorio, sui trasporti, sull’energia e sulla ricerca.

Già il 19 febbraio scorso a Parigi è stata presentata una proposta in merito al ruolo della finanza nella sfida ambientale, appoggiata da oltre 600 personalità provenienti da 12 Paesi: un Trattato istitutivo di un’Unione per il clima e la biodiversità. Un progetto che prende ispirazione dal Green New Deal di cui tanto si sta parlando negli USA. Il progetto prevede di dividere per quattro le emissioni di gas ad effetto serra europee, entro il 2050. Il tutto creando moltissimi posti di lavoro. Il progetto prevede la creazione di una Banca europea per il clima e la creazione di un istituto di credito speciale per finanziare i progetti ecologici, con prestiti a tasso zero. Un istituto simile alla Banca Europea degli investimenti. Ciò grazie a stanziamenti pari al 2% del Pil di ciascuno Stato membro. Tali investimenti permetterebbero un ritorno remunerativo per gli investitori e al tempo stesso lo sviluppo dell’economia reale. Infatti, gli investimenti pubblici e privati potrebbero insieme creare le condizioni per l’uscita definitiva dalla crisi economica dell’Eurozona e, in particolare, dell’Italia, grazie alla creazione di numerosi posti di lavoro.

Una proposta ambiziosa, che per essere messa in pratica dovrà essere sostenuta attraverso una stretta cooperazione internazionale.