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“Se questo è un uomo”, nella stagione dell’indifferenza

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di MICHELE PETTINATO

Un ragazzo di colore svenuto ed una donna che posa per un selfie irridente e vergognoso.

 

E’ avvenuto nella bella Ostuni dove una consigliera leghista ha pensato bene di omaggiare il suo viaggio in Puglia con uno scatto fotografico che fa rabbrividire. Ogni giorno che passa siamo sempre più invasi da una dilagante cultura dell’intolleranza e della derisione del diverso, da una preoccupante ondata di razzismo che invade sempre più anche le piazze virtuali. E’ un fenomeno culturale che coinvolge tutte le fasce sociali, anche quelle che un tempo si definivano “proletarie”.

Non c’è più voglia di pensare, di riflettere ad esempio su tutti gli esseri umani morti nel Mediterraneo, come se lo stesso valore della vita non avesse più importanza. I giovani, non avendo spesso guide autorevoli, spesso non si pongono nemmeno il problema. Certo, generalizzare è sempre sbagliato. Ci sono tanti ragazzi italiani che fanno volontariato e che spendono le loro esistenze per salvare quelle vite in mare sulle coste italiane. Sono loro la vera speranza del futuro.

Le cronache di questa estate non hanno mai smesso di raccontare di violenze a danno dei più fragili e indifesi. Certo, la politica ci ha messo tanto del suo. Il Capitano di questo popolo intollerante, Matteo Salvini, parla alle folle con la pancia di chi non conosce nulla di questioni costituzionali in cui chiaramente si affrontano i temi dell’accoglienza dei rifugiati in un contesto più ampio di trattati internazionali. Adesso vedremo se il nuovo Governo riuscirà ad invertire questa pericolosa ondata culturale di intolleranza.

Ogni giorno ci svegliamo con un nuovo episodio di intolleranza e la politica non riesce ancora a lanciare segnali forti per contrastare questo pericoloso fenomeno culturale.

Non è proprio cambiato nulla dai tempi in cui Primo Levi scrisse “Se questo è un uomo”. Nel guardare la vergognosa foto della consigliera leghista e nell’ascoltare le quotidiane cronache che raccontano di violenze ingiustificate contro i più fragili, sembra di leggere le parole del celebre scrittore scampato ad Auschwitz. Parole che oggi riecheggiano in tutta la loro attuale drammaticità.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Fonte foto: Brindisi Report