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Alle urne. O, forse, no

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di LAVINIA ORLANDO

Non sussiste dubbio alcuno: agosto 2019 sarà ricordato da tutti come uno dei periodi più convulsi della storia politica italiana.

 

Altro che vacanze, barche e lidi prede di fotografi specializzati in gossip e disperatamente alla ricerca dello scatto in grado di cogliere, in atteggiamenti più o meno intimi, i membri più noti del Parlamento italiano. Le foto ed i servizi sui giornali ci sono, con tanto di costumi di bagno, baci languidi, danze sfrenate, cocktail alla moda e selfie sfoderanti linguacce,  ma riguardano uno solo tra i volti della politica nazionale: il “forse quasi ex” vice premier Matteo Salvini.

Con tutto il rispetto possibile nei confronti di una delle cariche istituzionali più importanti del nostro Paese, pare davvero che il forte caldo di quest'estate e la notevole baldoria caratterizzante le spiagge italiane, che il nostro caro Ministro dell'Interno sta visitando da diverse settimane a questa parte – un po' per vacanza, un po' in qualità di leader della Lega, con il suo “Estate italiana tour”, con tanto di calendario di eventi neanche fosse un comico impegnato con i suoi spettacoli estivi –  abbiano creato un po' di confusione nella mente del capo del Viminale.

Compiendo un passo indietro di qualche giorno, ricordiamo l'apertura della crisi di governo da parte di Salvini, accompagnata dal deposito della mozione di sfiducia a firma leghista a danno del fino ad allora tanto amato Primo Ministro, lo stesso che aveva avallato qualsivoglia provvedimento del partito di Salvini, anche a costo di ingaggiare litigi con quel Movimento Cinque Stelle che pure aveva proposto Conte nel ruolo di Premier – vedasi, al riguardo, l'ultimo episodio avente ad oggetto il Tav.

Tutto, a questo punto, sembrava deporre a favore della fine del governo Conte, a partire dalle sacrosante reazioni di Premier e grillini, notevolmente basiti per l'improvviso cambio di rotta dell'alleato di governo, ma altrettanto accesi nello stigmatizzarne l'atteggiamento.

Sono, dunque, seguiti i non tanto velati insulti tra gli esponenti dei due partiti dell'ormai quasi ex maggioranza, lo scambio di parole non propriamente dolci tra lo sfiduciato Conte ed il carnefice Salvini ed i tentativi di avvicinamento tra il Movimento Cinque Stelle e l'ora non più odiato Partito Democratico.

Se, tuttavia, siamo oramai abituati ai tanti cambi di rotta degli esponenti grillini – si veda, da ultimo, la scelta dei Ministri Trenta e Toninelli, i quali, dopo aver condiviso qualsivoglia aspetto della politica salviniana antimigranti, si sono rifiutati di controfirmare l'ultimo decreto del Ministro dell'Interno contro la ONG Open Arms, altresì inviando la Marina militare in ausilio dei migranti costretti da giorni sulla nave – il leader della Lega pare anch'egli aver repentinamente cambiato idea.

Dopo un accesissimo scambio di missive tra quest'ultimo ed il suo Premier Conte – che ha scritto, tra le altre cose, rivolto al Ministro dell'Interno, che “la politica non è potere, ma senso di responsabilità” - Salvini ha, da ultimo, mutato rotta, smentendo il se stesso di pochi giorni prima ed avendo il coraggio di affermare di non aver mai asserito di voler staccare la spina al governo, altresì assicurando che il suo telefono resta sempre accesso, come a voler invitare i suoi quasi ex alleati ad una riconciliazione, neanche se la mozione di sfiducia presentata pochi giorni prima non fosse altro che uno scherzo di cattivo gusto. Se, almeno per il momento, l'altro vice premier Di Maio pare assolutamente in disaccordo rispetto ad un semplice rimpasto di governo, dopo tutto quanto capitato e sembra aver definitivamente chiuso – “la frittata è oramai fatta”, ha affermato - non sappiamo cosa potrà accadere nei prossimi giorni.

Non va, peraltro, dimenticato che, se quanto appena narrato è il visibile, resta tutto il retroterra, più o meno esplicitato, con, nell'ordine, Salvini che avrebbe deciso di aprire la crisi e di andare alle urne, di modo da capitalizzare l'ampio consenso raggiunto in questi mesi, ma sarebbe ora timoroso di un accordo Cinque Stelle – Pd e di una prosecuzione della legislatura che porrebbe in dubbio, nel futuro, la sua supremazia; il Movimento Cinque Stelle che non avrebbe alcun interesse nell'andare alle urne, poiché riceverebbe una sonora bacchettata – con impossibilità di riconferma per molti parlamentari, vuoi perché oramai giunti al secondo mandato e, dunque, incandidabili per una terza volta, secondo le regole dei grillini, vuoi perché i voti sarebbero molti di meno - e starebbe tentando di proseguire la legislatura, con un accordo con gli acerrimi ex nemici del Partito Democratico. Quest'ultimo, a sua volta, non riuscirebbe a mantenere un profilo unitario neanche col beneficio della debacle avversaria, dividendosi apertamente tra chi tenterebbe la strada dell'accordo con i Cinque Stelle – quello stesso Renzi che soprassiederebbe ad i tanti insulti ricevuti dai grillini nel corso degli anni, pur di mantenere in vita la legislatura e non perdere la supremazia su deputati e senatori in Parlamento – e chi andrebbe subito alle urne – quello stesso Zingaretti, in precedenza accusato dai renziani di essere filogrillino ed ora voglioso di elezioni, di modo da acquisire il controllo di deputati e senatori, attualmente in maggioranza renziani.

È davvero significativo constatare come di tutto si stia discutendo in questi giorni, tranne che del futuro dell'Italia e degli italiani, circostanza che la dice molto lunga circa le reali ragioni di quest'ultima crisi in particolare e di chi siede in Parlamento in generale.

Il 20 agosto, data in cui Conte si presenterà in Parlamento, per quanto possa sembrare molto prossimo, è davvero ancora tanto lontano. Occorre, dunque, allacciarsi le cinture e sperare che, all'esito di tutti questi scossoni, il Paese non finisca per schiantarsi rovinosamente.