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Gli stivali del pre-fascismo

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di NICOLA PUTIGNANO

Alcune recenti considerazioni storiche – filosofiche – politiche di Paolo Flores D’Arcais (nel suo blog del 27/5/2019), che condivido in larga parte, sollecitano notevoli spunti di riflessione sul tempo che viviamo.

 

 

Si sentono distinti i tacchi degli stivali dei pre-fascisti, l’aria irrespirabile del razzismo, disprezzo delle minoranze, e dei “diversi” in generale, della caccia alle donne libere, da ricondurre tra le mura domestiche, lo sprezzo per gli intellettuali.

Tutte componenti della neo formazione tumorale del fascismo.

Non condivido, in realtà, questa visione minimizzante di una fase anticamera, ma propendo per un fascismo a formazione progressiva, con le cellule malate che si moltiplicano rapidamente, ingrossando giorno dopo giorno la massa tumorale soffocante delle libertà costituzionali.

Il Presidente della Repubblica dovrebbe, a mio avviso, essere più interventista, dando segnali di allarme, cominciando dal rifiuto (anche simbolico) della firma ai provvedimenti più caratterizzanti del disegno autoritario (a cominciare dai provvedimenti sulla “sicurezza”, e dalla minacciata “autonomia” delle Regioni più ricche d’Italia, l’altra Italia, appunto).

In questo momento ci vuole più coraggio ed intransigenza, bisogna mettersi in gioco, così come efficacemente e quotidianamente insegna Papa Francesco, che ha nuovamente di recente ricordato che per i cristiani prima vengono gli ultimi, con indifferenza della nazionalità.

È un grido di rimprovero rivolto a chi, come Salvini, espone indegnamente i segni della cristianità, come rosario e crocifissi, diffondendo nel contempo messaggi di violenza, di rifiuto, di lotta alla diversità.

Non si capisce diversi da chi, dall’italiano medio (?), che è il prototipo, nel cinema e nella letteratura di un magma di ignavia, opportunismo ed individualismo.

Questa melassa salviniana si ingrassa delle paure e della voglia di rivincita sociale, di marginali specie di zone rurali, da sempre infatuate dell’uomo forte, capace di rivincita nei confronti degli intellettuali e democratici delle aree urbane.

Chi dice che destra e sinistra non esistono più, in realtà è un uomo di destra che propugna valori culturali ed interessi di basso livello, tendenti alla restaurazione, oltre che alla conservazione.

Chiedete a questi signori cosa ne pensano dei diritti dei lavoratori e dell’art. 18 dello Statuto in particolare, e scoprirete se sono di destra o di sinistra

Certo, il PD ha contribuito a questa deriva trasformandosi da forza progressista ad una destra perbenista, ma non basta il richiamo generico ad un “catalizzatore imponderabile”, come fa il Nostro.

Bisogna dire con chiarezza che quel che ci manca è il Partito Socialista Italiano, nell’ambito di un Partito Socialista Europeo, senza le ipocrisie derivanti dall’accoppiata democratica, che è alla radice della sconfitta dei Socialisti e Democratici in Europa.

Il governo del cambiamento non può che partire dall’ Europa Politica, in cui si alternano forze Socialiste e Popolari, antagoniste e non compartecipative del “brodo” parlamentare europeo oggi imperversante.

È proprio il caso di rammentare il grido di Rosa Luxemburg “Socialisme ou barbarie”!!