Il SudEst

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Tre quarti di meno

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di MICHELANGELA BARBA

La data del 26 maggio ha visto lo svolgimento delle elezioni europee.

 

Pertanto alla chiusura di questo numero ancora tengono banco sui giornali e sui social e commenti dei risultati e l’analisi dei dati relativi al voto e al non voto.

Tra le tante è significativo soffermarsi sulle riflessioni del sito www.ladynomics.it che, nel riprendere lo studio di Swg, prende in considerazione le caratteristiche del voto delle donne.

Primo dato interessante: le donne votanti in Italia sono 26,2 milioni a alle urne sono andate 13,1 milioni ovvero la metà esatta.

13 milioni di donne invece hanno votato e il 37% ha votato Lega. Oltre una su tre per un totale di 4,8 milioni. Ai quali, per affinità politica, non possiamo non sommare i quasi 2 milioni che hanno votato Forza Italia e Forza Nuova (rispettivamente 1,1 milioni e 788mila).

Oltre metà delle votanti perciò si è espressa per partiti che non hanno mai neppure tentato di sfumare il proprio approccio che è eufemismo definire prettamente maschile nonché lontano anni luce da ogni pallida, timida, accennata pretesa femminista.

Ora, pur con tutta l’ars orandi possibile, non si può non constatare che la questione femminile sia stata snobbata dalle stesse elettrici pur dopo aver assistito a un abominio simile all’ormai arcinoto ddl Pillon.

Ci si chiede a questo punto se i movimenti femminili, femministi non debbano fare una riflessione sul coinvolgimento in politica delle donne, di tutte le donne, non della platea ristretta delle addette ai lavori.

Dov'erano le studentesse, le addette ai Call center, le insegnati, le disoccupate, le impiegate, le operaie, le artiste, le professioniste che ogni giorno combattono per la famosa conciliazione lavoro e famiglia, per la parità dei salari, per uscire vive da una separazione?

A casa oppure a votare un partito che non fa mistero di non avere a cuore i problemi delle donne, da chiudere in casa o nelle case chiuse si sarebbe detto una volta.

Se la faranno questa domanda i movimenti? Sul perché le donne non credano in loro, perché non valga la pena partecipare, lottare, manifestare?

Oppure faranno come la piattaforma antitratta che non ricevendo esplicite e canoniche richieste d'aiuto da parte delle vittime dell'Europa dell’est, sbrigativamente afferma che trattasi di soggetti “difficili”, “collusi", “Non interessati alla fuoriuscita" e serenamente va avanti imperterrita, uguale a se stessa, abbandonandole al loro destino?

Proveranno a chiedersi perché di tanti fantasiosi scioperi proposti l'unica autentica astensione che le donne hanno messo in atto sia dal votarli?

O forse prevarrà la retorica delle collaborazioniste a cui rasare i capelli.

Del noi colte illuminate e tanto generose da aprire i porti e loro ignoranti, egoista e analfabete funzionali.

Siamo nel 2019, signore. “Per principio” non accade più nulla. Agitare una bandiera sia pure di un accattivante fucsia o arcobaleno non basta più.

Servono interlocutori credibili in politica, come in educazione e in ogni altro settore.

Servono proposte concrete. Servono soluzioni.

La coreografia, la scenografia, la confezione appassionano per un momento poi più.

Chi va a parlare con le donne, quelle in carne e ossa? Quelle che non vanno agli eventi e alle presentazioni dei libri, alle assemblee perché uscite dal lavoro devono occuparsi magari da sole dei figli oppure perché hanno turni improponibili o vivono segregata in una situazione di violenza…e chissà cosa direbbero a quegli eventi nell'ascoltare una passerella di esperti ed esperte che parlano di loro.

Magari senza averle mai viste dal vivo ma sono dettagli.

Show must go on.

Il carrozzone va avanti, deve andare avanti tra politiche per la parità, politiche dell’inclusione, politiche di contrasto alla violenza di genere, politiche antitratta…. Tante politiche per non farne nemmeno una.

Una volta una ragazza accolta da Ebano ha avuto in mano la brochure (pieghevole e patinata…praticamente un mutuo in copisteria…ma forse certi enti hanno sconti speciali) di un noto colosso dell’assistenza sociale che descriveva, servizi, sportelli, azioni di inclusione e orientamento.

“Non ho capito” ha chiesto “Ma le ragazze quando le aiutano sul serio?”

Ecco, le donne non sono stupide, con buona pace degli uomini.

Capito che oltre il fumo l’arrosto è inconsistente, hanno deciso di abbandonare il campo.

O ripiegare su due certezze spicce, grezze ma meno stucchevolmente retoriche.

D'altronde l’alternativa, quella vera, tolta la – più o meno accattivante- confezione, qual è?

Sciopero servito.

In fondo non c'è rumore più assordante del silenzio.