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La crisi di Mercatone Uno

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di FABRIZIO RESTA

Mercatone Uno è stato un grande marchio italiano di grande distribuzione di mobili.


Raggiunse il suo apice negli anni Settanta ed Ottanta ed era nota al grande pubblico anche per aver accompagnato Marco Pantani nelle sue grandi scalate in montagna nel Giro d'Italia e nel Tour de France, negli anni '90. Nel 2015, in seguito ad una forte crisi e ad un indebitamento di circa 400 milioni di euro, fu sottoposta al commissariamento. Ad agosto 2018 la rilevazione, ad opera di Shernon Holding Srl che sembrava ridare un po’ di speranza. Già nei primi mesi dell'ingresso di Shernon buona parte dei soci che avevano costituito la società ad hoc per l'acquisizione sono fuoriusciti dall'asset societario. La situazione si è progressivamente aggravata fino a quando la mancanza di liquidità ha fatto sì che, negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare. Fino ad arrivare allo scorso marzo quando i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata, sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti. Nello stesso mese, l'azienda ha annunciato una ricapitalizzazione da 20 milioni fissando per il 2022, l'obiettivo di ottenere degli ampi margini di ricavo.  Allo scopo di tentare il tutto per tutto, si era pensato di presentare al Tribunale fallimentare di Milano la domanda prenotativa di ammissione alla procedura di concordato preventivo (Il concordato preventivo è una procedura concorsuale del diritto fallimentare italiano cui può ricorrere un debitore avente i requisiti che si trovi in uno stato di crisi o di insolvenza, per tentare il risanamento anche attraverso la continuazione dell'attività ed eventualmente la cessione dell'attività a un soggetto terzo oppure per liquidare il proprio patrimonio e mettere il ricavato al servizio della soddisfazione dei crediti, evitando così il fallimento, Wikipedia, n.d.r) e di fissare un incontro con il MISE per il 30 Maggio ma prima che questo potesse concretizzarsi, il Tribunale, avendo riscontrato un indebitamento eccessivo (90 milioni in 9 mesi, 5 milioni di perdita al mese)e l'assenza di crediti bancari, ha dichiarato il fallimento della Shernon Holding srl.

Il fallimento è stato reso noto dalla Filcams-Cgil di Reggio Emilia con una nota. «Ci chiediamo chi e come ha vigilato su questa operazione nelle stanze del Mise e nell’amministrazione straordinaria che ha gestito la crisi precedente», affermano il segretario della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e la segretaria Filcams, Barbara Neglia, "chi ha dato la fiducia a questi pseudo imprenditori? Chi ha valutato la solidità economica e del piano industriale?».

Il giorno dopo tutti i 55 punti vendita italiani sono rimasti chiusi ma ai 1800 dipendenti, di cui 250 dei tre punti vendita in Puglia, non è arrivata alcuna lettera di licenziamento (che arriverà presumibilmente non appena sarà nominato un curatore fallimentare): sono stati avvisati della chiusura venerdì sera tramite social network. Tutto è accaduto in poche ore: un messaggio girato a tarda sera di venerdì e nella notte nella chat dei dipendenti che infornava della sentenza emessa dal tribunale di Milano, fissando al prossimo 22 ottobre l'udienza davanti al giudice delegato per l'esame dello stato passivo. Morale: negozi chiusi, operai senza lavoro e da oggi in assemblea permanente e clienti in balia delle onde e impossibilitati a ritirare la merce ordinata in precedenza, tra cui molte famiglie che avevano pagato l'anticipo per i mobili della loro abitazione, spesso affidandosi a finanziarie, che ora dovranno continuare a pagare per mobili che non riceveranno più.  Nonostante la chiusura, i dipendenti si sono recati lo stesso nei luoghi di lavoro, organizzando presidi di protesta contro la Shernon Holding. "Non c'è stata nessuna comunicazione ufficiale da parte dell'azienda", ha spiegato Luca Chierici, segretario della Filcams di Reggio Emilia. "C'è un problema serio anche con la clientela: molta gente si è presentata stamattina nei punti vendita per ritirare merce sulla quale aveva già versato degli acconti nei giorni scorsi per migliaia di euro", continua Chierici, in presidio con i lavoratori della Mercatone Uno nel punto vendita di Rubiera. Secondo quanto emerso, in effetti, l'azienda pare abbia continuato a farsi rifornire di materiale e a vendere la merce ancora non in magazzino pur sapendo di essere in profondo rosso già dall'inverno scorso. In pratica Mercatone Uno per mesi avrebbe fatto cassa non pagando fornitori e locatori di molti punti vendita e accettando invece acconti per 20mila ordini mai consegnati che con il fallimento decretato dal Tribunale potrebbero non essere mai più evasi. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uuiltucs chiedono a gran voce l'intervento del Mise.

Le aziende fornitrici coinvolte nella vicenda Mercatone Uno sono oltre 500 disseminate su tutto il territorio italiano per un valore di crediti non riscossi, ad oggi, intorno ai 250 milioni di euro. La situazione è grave e non solo per il fatto che migliaia di lavoratori sono rimasti senza lavoro o perché ai dipendenti dovranno faticare non poco a recuperare il Tfr e gli stipendi arretrati di aprile e maggio, ma anche perché senza la lettera di licenziamento, gli ormai ex dipendenti non potranno neanche chiedere la disoccupazione. Luigi Di Maio ha deciso di anticipare al 27 maggio il tavolo, allo scopo di trovare un modo per salvaguardare i posti di lavoro, al termine del quale il pentastellato ha dichiarato che il principale obiettivo è la Cassa Integrazione, poi partirà la fase di reindustrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori.

Dalle ultime notizie sembra che l'ipotesi più probabile sia l'apertura di un bando alla ricerca di nuovi investitori. “La convocazione al dicastero dei sindacati, dell'azienda, dei commissari fallimentari e del curatore fallimentare di Shernon deve essere il primo passo per trovare una soluzione al fallimento della società proprietaria di Mercatone Uno e per mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Gli accordi vanno sempre rispettati, a maggior ragione se vengono presi di fronte al governo che è garante delle promesse fatte da un'azienda, che non può permettersi di prendere in giro lavoratori e ministero”. Nel frattempo, la Regione Puglia si è impegnata a mettere in campo politiche attive del lavoro, accompagnando l’utilizzo della cassa integrazione con corsi di formazione e riqualificazione professionale, nonché valutare l’eventualità di coinvolgere gli imprenditori pugliesi per l’assorbimento dei negozi sul territorio pugliese. A tal fine si è pensato di creare un tavolo permanente, in grado di intervenire tempestivamente in modo parallelo al Mise.

Una cosa è certa, il Governo ne ha subito approfittato per fare campagna elettorale contro il Pd. È questa è la solita parte meschina della politica italiana, dove sulla vita delle fasce deboli si cerca di lucrare il più possibile in termini di voto.  Peccato che il governo giallo-verde è in carica già da un anno. Come mai in tutto questo tempo nessuno ha vigilato? Chissà, forse non tutto il male viene per nuocere: proprio l’essere collassato in questa maniera esplosiva costringerà le istituzioni a dover intervenire rapidamente. Per fortuna le elezioni sono dietro le spalle e ora vedremo le reali capacità di intervento.

Fonte foto: www.corriere.it