Il SudEst

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Esiste ancora una coscienza europea?

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di MICHELE PETTINATO

Quale futuro per questa Europa che domenica si recherà alle urne? Ci si pone sempre questa domanda all’indomani di ogni elezione, sottolineando l’importanza del momento democratico del voto.

 

Le elezioni, in ogni contesto in cui si svolgono, racchiudono lo spirito democratico e il dovere per ogni cittadino. E’ un momento storico molto delicato quello che sta attraversando l’Europa. Prima di entrare nel merito delle questioni sociali ed economiche che riguardano la vita di tutti i cittadini, vi è una domanda che chiede risposta ad ogni cittadino e ad ogni istituzione politica. Esiste ancora una coscienza Europea che conferisce forma al concetto di cittadinanza?

Nell’immediato dopoguerra, il sogno europeo prendeva forma come coscienza democratica che si opponeva alle dittature ed alla guerra che avevano portato morte e tanto dolore. L’Europa poi ha preso forma nel corso dei decenni anche con la sua organizzazione politica ed economica.

Il voto di domenica è un importante banco di prova rispetto a questi tema fondativi dell’Unione Europea. Esiste ancora una coscienza democratica europea che prende forza contro ogni diseguaglianza? Cosa ne pensano i cittadini europei delle tragedie quotidiane nel mediterraneo e del silenzio dell’UE, incapace di mettere sul campo delle concrete politiche migratorie? Inoltre, in che modo l’Europa saprà resistere alle ondate sovraniste miste a fanatismo fascista che sono tornati a far sentire la loro voce in tante piazze? E’ ancora possibile pensare ad una Europa democratica anche dal punto di vista economico?

In tutto questo, quale ruolo è riservato alla politica? Esiste ancora un pensiero progressista europeo in grado di rinnovare se stesso e di dare una nuova forma alla coscienza europea?

Domenica sera avremo le risposte a queste domande. O almeno, ci si augura di avere un piccolo barlume di luce in un contesto politico e sociale ancora troppo buio.