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“Decreto sicurezza bis”: un concentrato di disumanità

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di FABRIZIO RESTA

Il 27 novembre la Camera ha approvato il ddl 840/2018, il cosiddetto decreto “decreto sicurezza-bis, il provvedimento fortemente voluto dal ministro dell’Interno

 

Matteo Salvini, che riunisce il decreto sicurezza e quello sull’immigrazione, allo scopo di renderne più semplice l’approvazione. Per facilitarla ancor di più sul testo il governo aveva messo la fiducia. Se il primo decreto sulla sicurezza poteva far gridare allo scandalo per la sua forte componente razzista, il secondo, che sarà proposto in consiglio dei ministri, è addirittura peggiore, profumando di vero e proprio regime. I primi tre articoli parlano di immigrazione (guarda caso) e di ordine pubblico nei successivi. Quindi l'obiettivo è ancora la guerra ai migranti, rendendo più difficile l’ottenimento dell’asilo, agevolando la possibilità di togliere lo status di protezione internazionale ma anche per risparmiare sui costi di gestione dell’accoglienza e chi se ne importa se tante persone vivranno peggio. Guerra aperta anche a chi presta loro soccorso, ma non solo: è guerra aperta ad ogni forma di dissenso politico, prevedendo una legislazione speciale per le manifestazioni per chi ostacola le forze dell’ordine.

Il primo articolo di fatto elimina la protezione per motivi umanitari.  Finora la questura concedeva un permesso di soggiorno ai cittadini stranieri che presentavano seri motivi, in particolare di carattere umanitario; ad esempio perché fuggivano dalle guerre, disastri naturali o da persecuzioni. Con questo decreto la protezione umanitaria viene sostituita da un permesso di soggiorno temporaneo per casi speciali quali vittime di violenza domestica, persone che hanno bisogno di cure mediche particolari e coloro che provengono da paesi di estrema calamità. Quindi, tutte le altre persone, comprese coloro che al ritorno verranno privati di tutte quelle libertà che la nostra Costituzione (ma anche una serie di trattati internazionali) riconosce e tutela, dovranno sbrigarsela da soli. Salvini sostiene che il decreto migliorerà la sicurezza dei cittadini e renderà più efficace la gestione dell’immigrazione, come se in Italia ci siano migliaia di migranti pazzi e sanguinari. Anzi, a dirla tutta, nell’ultimo anno e mezzo le richieste d’asilo stanno diminuendo. Per quanto riguarda gli sbarchi di migranti in Italia, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si è registrato (in base agli ultimi dati disponibili forniti dal Ministero dell'Interno) un calo dell'80% e dell'86% rispetto al 2016. La diminuzione degli arrivi è iniziata a luglio 2017 durante il governo Gentiloni, anche grazie all'accordo raggiunto in Libia con le milizie locali dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti. La tendenza è rimasta tale dal governo Conte in poi).  Unica nota che a primo acchito potrebbe sembrare buona, è il permesso di soggiorno per chi si sarà distinto per “atti di particolare valore civile “ma ha durata di due anni e non può essere rinnovato. Non si resta in Italia, in nessun modo. Il Decreto inoltre, prevedeva multe da 3.500 ai 5.500 euro per ogni persona tratta in salvo in mare, più la sospensione della licenza di navigazione se il “reato” veniva ripetuto. “In poche parole – affermano il segretario confederale della Cgil Giuseppe MassafraNicola Marongiu, coordinatore dell’area welfare del sindacato – si nega un dovere non solo stabilito dagli accordi internazionali vigenti, ma soprattutto dal codice della navigazione”. Un fatto “gravissimo sul piano etico, morale oltre che giuridico, perché criminalizza di fatto il salvataggio delle vite umane”. Successivamente è stato modificato eliminando le multe per ogni straniero trasportato (e la confisca della nave per chi salvava più di 100 migranti) e si trasformano in multe in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane". Comandante, armatore e proprietario della nave rispondono ognuno con il pagamento da 10 a 50.000 euro e la confisca della nave. Cambiamento di forma ma non di sostanza.

Il secondo permette di limitare o addirittura negare il transito alle navi nel mare territoriale, per ragioni di sicurezza, salvo si tratti di navi militari o governative.

Il terzo prevede che i richiedenti asilo rimangano al massimo 30 giorni nelle strutture di prima accoglienza per accertarne la cittadinanza. In caso di mancato accertamento verranno subito spediti ai Centri per il rimpatrio. Salvini ha sempre detto che avrebbe rispedito a casa solo i migranti “cattivi”, cioè coloro che si fossero macchiati di reati e di considerare come figli coloro che invece si fossero comportati da bravi cittadini. Con questo decreto anche coloro che non si sono macchiati di alcun reato verranno rispediti a casa. Possiamo definirlo un bel boomerang legislativo?  Ma c’è di più: se un migrante viene condannato anche in maniera definitiva viene immediatamente espulso. Niente diritto al ricorso quindi.

Degno di nota anche l’art. 7-bis che prevede l’introduzione di una lista, redatta dal Ministero dell’Interno e da quello degli Esteri, una lista di paesi di origine sicuri sulla base delle informazioni fornite dalla Commissione nazionale per il diritto d’asilo e da agenzie europee e internazionali. Se un richiedente asilo proviene da uno di questi paesi, deve dimostrare di avere dei gravi motivi per la richiesta e la sua domanda verrà esaminata in via prioritaria. Sembra una tutela? Macché. C’è una postilla nell’art. 10 che permette all’Italia di rimpatriarli lo stesso se ci sono aree del loro paese di origine dove non si rilevano rischi.

Un’altra parte molto criticata del decreto è quella che depotenzia il sistema SPRAR, l’accoglienza diffusa (come spesso viene chiamata) gestita dai comuni che serve a fornire ai richiedenti asilo corsi di lingue e altri percorsi di integrazione. Il sistema sarà limitato a coloro che hanno visto accogliere la loro domanda di protezione internazionale, non potranno più invece prendervi parte coloro che sono ancora richiedenti.

Nei passaggi successivi si mette in evidenza la volontà di inibire o depotenziare tutte le forme di aggregazione e manifestazione, magari proprio per impedire o limitare forme di dissenso politico. L’articolo 4 potenzia le infiltrazioni di agenti sotto copertura durante le manifestazioni. L’articolo 5 interviene sul diritto di riunione. Pena fino a un anno di reclusione nei confronti di coloro che partecipano a riunioni (anche in forma privata) ‘in cui vengono commessi reati di devastazione e saccheggio. Il punto maggiormente critico è l’elasticità di ciò che può essere definibile ‘riunione pubblica’ pericolosa. Chi lo stabilirà e in base a quali criteri?

Anche con le modifiche fatte all’ultimo momento, questo decreto resta abominevole e non solo perché si fonda sulla logica della repressione ma anche perché pone seriamente a rischio il rapporto tra cittadini di stati diversi. Se poi consideriamo gli altri aspetti che disciplina tale decreto, come ad esempio la lotta alla mafia, dove li si ci vorrebbe un po’ di polso fermo in più, notiamo invece molta meno concretezza, robetta che certamente non farà fare un salto qualitativo alla lotta contro le mafie che invece, col passare del tempo, si sono evolute molto più delle istituzioni pubbliche. Sarà l’esercizio molesto dell'accattonaggio, per cui è previsto l’arresto (ma le carceri non erano già affollate?) o il Daspo a spaventare i veri criminali? Il decreto interviene anche sui criteri di nomina e revoca dell'amministratore giudiziario, cioè colui che a cui è affidata la gestione dei beni confiscati alla mafia, stabilendo che verranno stabiliti tramite un successivo decreto ministeriale e stabilisce che gli incarichi possibili non possano comunque essere più di tre. Non è sicuramente un’innovazione che cambierà il volto alla lotta contro la mafia. Anzi, in un certo senso è anche peggiorativa, dato che fa venir meno l’automatismo del passaggio dei beni confiscati alla mafia ai Comuni ove sono situati. Dalla lettura di questo decreto sembra che il reato di migrazione sia più grave di quello di mafia, aspetto confermato anche dal fatto che si sia scelto la forma del decreto legge che (ricordiamolo) la nostra Costituzione prevede per casi di necessità e urgenza. C’è un pericolo terrorismo in Italia? Se è così forse il governo dovrebbe informare la popolazione. Ci sono stati attentati islamici e non ce ne siamo accorti?

Dal punto di vista dei diritti, il decreto sembra andare contro quasi tutti i principi fondamentali della nostra Costituzione. La disposizione che prevede l’espulsione del migrante, senza che quest’ultimo possa avere il tempo di fare il legittimo ricorso, crea una cittadinanza di serie B. Di fatto la legge non è uguale per tutti, con tanti saluti alla presunzione di innocenza (art. 27 della Costituzione) ma anche al diritto di difesa (art. 24 Cost.). Ma c’è di più. Ricordiamo che la cittadinanza è stata qualificata dalla Corte costituzionale come uno ‘stato giuridico costituzionalmente protetto’ e dalla Corte di cassazione come un ‘diritto di primaria rilevanza costituzionale’. Per questo, essa sola è ritenuta, per costante giurisprudenza amministrativa, irrevocabile”. Lo dichiara anche l’Art. 22 della Costituzione “Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”. Ne scaturisce che non rientra tra i poteri del legislatore differenziare i cittadini dal modo in cui hanno ottenuto la cittadinanza. Pertanto la revoca della cittadinanza a chi non è italiano per nascita ed è stato definitivamente condannato per delitti commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale è al di fuori di qualunque contesto costituzionale; senza contare che molte persone in uscita dalla prima accoglienza e che non potranno più entrare nello SPRAR, prive di strumenti utili per una loro parziale autonomia per il tempo di permanenza in Italia, rischiano di creare nuova sacche di marginalità sociale, anche rafforzando il lavoro nero e la piccola criminalità. Credere che ci siano i mezzi per rimpatriare tutte queste persone è per lo meno ingenuo (a parte che costerebbe allo Stato molto di più di quanto costi regolarizzarli) È quindi quasi un paradosso: il decreto che nasce per garantire sicurezza e legalità produrrà illegalità e quindi esattamente il contrario della sicurezza.  Salvini e i seguaci del decreto sembrano essere personaggi del bipensiero orwelliano. Stendiamo un velo pietoso per ciò che concerne le riunioni. A pensarci bene non so se faccia più paura il contenuto di questo decreto o la possibilità che la passi liscia al controllo della sua costituzionalità. Siamo nelle mani dei giuristi, dell’Onu e del Quirinale che hanno già espresso dei dubbi al riguardo. Certamente non del M5s che seppur sbraita non sembra voler neanche provare a tenere le redini del loro scomodo alleato leghista. Siamo in campagna elettorale, meglio non rischiare. Certamente non della Lega, anche perché Salvini sembra mirare ad istigare liti interni al governo per imporre un rimpasto dopo il voto, al fine di cambiare i rapporti di forza con i pentastellati o addirittura far cadere il governo e diventare il nuovo Premier. C’è da chiederci: ma chi ci governa oggi?