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Salvini, striscioni e forze dell'ordine

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

 

Salvini parla tanto, troppo per alcuni.

Sicuramente fa parlare molto di sé, questo è il suo scopo. Su ogni argomento, Salvini crea terreno di scontro. Perché per argomentare, servono idee e capacità. Per litigare, invece, bastano i soliti slogan noti. Ed ecco che anche i comizi elettorali, praticamente 365 giorni all'anno, di Salvini diventano terreno di scontro. Perché Salvini è spesso oggetto di contestazioni, sia verbali sia mediante striscioni. Salvini ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, le persone hanno il diritto di esprimere il proprio dissenso. Salvini non ama essere contestato, è un suo diritto. La questione è che Salvini è ministro dell\Interno e senatore. Quindi lui gode di immunità parlamentare e ha praticamente la guida della Polizia. Polizia che, ultimamente, interviene spesso per fermare le contestazioni contro Salvini. Striscioni sequestrati, persone fermate anche usando la forza. Ovviamente la Polizia applica le leggi esistenti, con zelo forse eccessivo. Zelo eccessivo dimostrato anche negli anni passati, a tutela di altri politici. Per esempio nel marzo 2000, la scorta di Scalfaro aggredisce l'inviato di 2Striscia la Notizia”, che voleva intervistare l'ex Presidente della Repubblica. Negli anni tanti gli striscioni sequestrati e centinaia le persone fermate per pacifiche contestazioni al politico di turno. Le forze dell'ordine devono tutelare l'incolumità fisica della personalità  e tutelare la dignità della carica istituzionale. Su questo non si discute. Cosa succede però nel caso di contestazioni pacifiche? Qui la cosa diventa complicata. Basta la valutazione del funzionario addetto all'ordine pubblico, per far scattare sequestro e fermo. Basta la valutazione di turbativa dell'ordine pubblico. Valutazione basata su una legge, ma ovviamente soggettiva. Nel caso di Salvini, essendo lui ministro dell'Interno, può esserci la tendenza ad eccessivo zelo. Sopratutto quando Salvini, pubblicamente e con parole volgari, rimprovera il funzionario addetto all'ordine pubblico per non aver allontanato alcuni contestatori. Eppure il concetto è semplice, la contestazione non è reato, lo diventa quando comporta la turbativa dell'ordine pubblico. Quindi se Salvini viene contestato ma può parlare liberamente non è reato, se la contestazione impedisce l'espressione del suo pensiero e l'esercizio della sua carica istituzionale allora è reato. Perché il malumore di Salvini e dei suoi sostenitori causato dalle contestazioni pacifiche, è cosa  personale, che non richiede l'intervento della forza pubblica e non è tutelato dalla legge. Le forze dell'ordine dovrebbero rispondere la Parlamento, non ai singoli ministri. Un lenzuolo con una frase di protesta, non rappresenta un pericolo per l'ordine pubblico, questo è chiaro. Purtroppo, però, le forze dell'ordine vengono strumentalizzate dalla politica. Quanti in campagna elettorale hanno detto “la mia scorta e\ il popolo” e poi da ministri fuggono dalle contestazioni scortati dalle forze dell'ordine? Il politico che ha una carica istituzionale non è lo Stato, lo rappresenta momentaneamente. Lo Stato sono i valori della nostra Costituzione. Valori che le forze dell'ordine devono difendere. Quelli si con il massimo zelo.

Credit foto www.repubblica.it