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Ciao Elio, ultimo gentleman drivers

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di DANILO GIANFRATE

Con la perdita di Elio de Angelis viene a concludersi la stirpe dei gentleman drivers.


 

 

Quando parliamo di gentleman drivers ci riferiamo a quei piloti d’altri tempi. A quei piloti che per primi agli inizi del XVIII secolo hanno sperimentato la velocità che Marinetti definiva una nuova bellezza. Spesso, o almeno nel più dei casi, le corse restavano appannaggio dei più abbienti. Se questa particolarità si era persa negli anni, ora si è riproposta come non mai nel mercato dell’automobilismo. Lungi però da voler criticare quanto è, qui vogliamo ricordare l’ultimo di quella stirpe, Elio. Figlio di un noto costruttore romano, potè finanziare le proprie corse, pur dovendo sostenere una lunga gavetta dapprima sui kart nel lontano 1962 all’età di 14 anni per poi divenire campione di Formula 3 nel 1977 e debutta due anni dopo nel 1979 nella massima serie. Uomo di cultura, ottimo pianista, persona riservata e schietta, era molto rispettato all’interno del circus. Compagno di squadra di grandi piloti quali Mansell e Senna, e fu proprio il brasiliano a decretare  la rescissione contrattuale, non senza remore, con la Lotus che più volte aveva portato al trionfo. Ultimo pilota di una stirpe di campioni ormai persi, pilotava con un casco Simpson Street Bandit, simile a quello di Darth Vather, era riconoscibile sempre. Quasi come un pilota dello spazio, venuto qui tra noi per poter pilotare quella Lotus John Player. Quando ancora la formula 1 non era un gioco di sponsor e di burattini, Elio era una personalità carismatica. Non era difficile trovarlo poggiato ad un pneumatico mentre, a pochi attimi prima di calarsi nell’angusto abitacolo, si gustava una sigaretta, che in quegli anni poteva anche essere l’ultima di tutte mentre magari ipotizzava e pronosticava il risultato della sua Roma. Maledetto fu il circuito di Paul Ricard e la mancanza assoluta di soccorsi: in una seria di test a cui per altro erano presenti pochi addetti ai lavori e una schiera di soccorritori inferiore alle necessità.  Il pilota romano, impegnato in un veloce tratto della pista subì un incidente. Il distacco dell’alettone posteriore causò un calo del carico aereodinamico. L’auto impattò più volte ma Elio non spirò. Elio era forte..  Solo il ritardo nei soccorsi lo vinse.

Di molti piloti dimenticati è quello che spesso utilizzerei come antitesi a quelli odierni: serio, veloce, acculturato, carismatico. Elio era li per correre e per cercare una gloria che ha conosciuto tramite il nostro ricordo. I risultati sono solo un dato sterile utile ai fini statistici e come in questo caso, non rendono giustizia ad un pilota che non ha avuto le changes che avrebbe meritato. Elio è per me nell’ Olimpo dei piloti e vogliamo scommettere che assieme a tutti gli altri grandi,  si godono tutte le attuali gare? Certo Elio, le tue gare erano ben altra cosa. Forse è meglio che ci suoni qualcosa.