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Alla Puglia il Primato di Energia Pulita

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Il particolare ordinamento legislativo della Regione Puglia in materia ambientale, ha favorito notevolmente lo sviluppo degli impianti, ed ha attirato l'attenzione di grossi gruppi industriali che in poco tempo sono riusciti, con i loro investimenti a far si che la Puglia si attestasse al Secondo posto in Italia per impianti Fotovoltaici ed al primo per impianti eolici,

 

vantando tra l’altro il primato della maggior produzione di elettricità da solare con 72 gigawattora in più pari ad oltre un terzo dell’intera crescita (37,3%), battendo addirittura la 161 Mw contro i 160  (ultimo studio Confartigianato2010  ); ma, questo primato ha portato la regione anche ad aver impegnato, molto più di altre, il proprio territorio, per far crescere la quota di energia pulita, e, in più di un’occasione, a contravvenire all’ art. 11 dello statuto regione, il quale stabilisce che lo sviluppo economico,  deve avvenire tenendo presenti le peculiarità del territorio, anche in riferimento alle energie rinnovabili. E’ ovvio che la produzione di energia pulita per l’autoconsumo e per venderla è un occasione ottima da sfruttare , ma le perplessità emergono quando la speculazione selvaggia produce danni ambientali irreparabili con un dispendio di energia irragionevole, ma soprattutto quando dietro le speculazioni si sente odore di criminalità organizzata. Tutto il sistema che regola le rinnovabili  è un groviglio di cifre leggi regionali e delibere, in cui ci si perde facilmente, ma, partendo dai dati  prodotti  dallo studio del Ministero dello  Sviluppo economico del 8 – 12 – 2009, osserviamo  come la potenza del fotovoltaico sia aumentata del 400% (eolico 35% Biomasse 10%), mentre l’elettricità ricavata realmente dal sole copre ancora pochi decimali , parliamo del 0,3-0,4 del fabbisogno nazionale, queste cifre non giustificano la corsa delle imprese verso le terre del foggiano, del salento e della Murgia, se non in funzione, oltre che dell’affare incentivi,   della legge 31 del 2008 vero epicentro della corrente verde pugliese. Il passaggio chiave della succitata normativa, incostituzionale nell’art.3, dichiara che per istallare piccoli impianti inferiori a un megawat , è sufficiente presentare la «Dia» (Dichiarazione inizio attività) ai comuni, saltando gli uffici regionali, liberalizzando di fatto rinnovabili  sottraendo alle procedure di screening ambientale e alle procedure di Autorizzazione Unica. Tutti passaggi che l’ex assessore Losappio ritiene necessari per superare la farraginosa macchina burocratica “La Corte valorizza le energie alternative ma annulla la scelta della Regione di incrementarne la produzione attraverso la semplificazione delle procedure nelle aree ammesse attraverso la semplice DIA fino a 1 MW mentre da oggi in poi si tornerà ai 0,020 MW.
“In sintesi avremo da un lato procedure più lente e complesse di tutela delle aree sensibili e dall’altro iter macchinosi e lunghi per la concessione delle autorizzazione nelle altre aree.
“Una complicazione di cui non si sentiva davvero il bisogno.”(Losappio)
Questa opera di semplificazione che  avrebbe dovuto portare sviluppo, in realtà, sembra più aver favorito  l’ assalto dei rentiers, i quali hanno utilizzato come terreno d'elezione prima l’eolico e successivamente   il solare, impianti costruiti con  pale alte 100metri o  con pannelli fotovoltaici utilizzati, non per i consumi energetici di famiglie e imprese, ma solo e soltanto per produrre e cedere elettricità alla rete pubblica. In termini di guadagno se pensiamo che l’incentivo è 45 centesimi il kilowattora elettrico a chi lo produce, da  un 1 MW installato, con 1850 h annue di funzionamento, “si ricavano” circa 370.000 euro all’anno. Una centrale di 20 MW di capacità, produrrà quindi circa 7,5 milioni di euro/anno, queste sono le cifre  che spiegano la nascita di centinaia di piccole imprese, sulla scia del "conto energia”. Infatti basta che una srl abbia a disposizione un capitale minimo  di 100.000 euro e si  può partire, con un finanziamento anche di 3 milioni e 100.000, concesso facilmente dalle finanziarie e dalle banche poichè il  rischio di impresa è praticamente zero, nessun invenduto nè  spese di approvvigionamento di materie prime , con guadagni netti stellari. L’ apertura alle rinnovabili ha fatto si che In Puglia, per esempio , a fronte di  una valanga di progetti per la produzione di oltre 20.000 MW,  fino al 2007 si sia registrato solo un parere negativo poi revisionato  , e questo solo per l’eolico. In mancanza di regole fisse e nessuna linea guida nazionale  e la presenza di grossi flussi di danaro   è facile pensare agli appetiti voraci delle  mafie e alla enorme responsabilità delle amministrazioni comunali assalite dalle proposte di centinaia di società srl, molto spesso controllate da società più vaste, che portano lontano . Ipotesi che  la storia recente non ci smentisce, pensiamo  all’inchiesta “Ventus ” condotta dal Comando Forestale di Gravina, che vede coinvolte le città di Minervino Murge e Spinazzola finite  nel rapporto redatto da Legambiente sulle ecomafie 2010 . Tra l’altro  la grande mole di progetti che arrivano negli uffici regionali ha determinato poi la necessità di delegare alle province l’onere della valutazione determinando una ulteriore frammentazione dei procedimenti oltre che dubbi sulla qualità della valutazione  stessa, a cui si somma la debolezza del sistema di  pubblicizzazione che spesso vede esclusa la  cittadinanza nei processi decisionali . Alla distrazione della Regione e dei Comuni si oppone l’attenzione dei singoli cittadini e delle associazioni o comitati spontanei vera resistenza contro la cannibalizzazione del territorio, tra gli ultimi in ordine di tempo, quello  delle  Settantaquattro pale eoliche nella bassa Murgia dove la cittadinanza apprende, per caso,  che oltre le 36 pale eoliche firmate Enel la giunta comunale di Palo del Colle aveva acquisito un altro progetto , già il 17 aprile 2007, con numero di protocollo 6693, dalla società «Decos srl», per la realizzazione di un impianto eolico composto da 38 torri. Il consiglio comunale approvava uno schema di convenzione con la «Decos» che riconoscesse alle casse comunali un corrispettivo annuo a titolo di compensazione ambientale del 2%, a fronte di 400metri di influenza per torre!
Ma di intrecci e stravaganze  non se ne contano, nella voracità progettuale i tecnici non si sforzano nemmeno di studiare adeguatamente il territorio come è accaduto a Cerano con alcune particelle che si sovrapponevano nei progetti presentati dalla Enel green power e dalla Italgest, o come a  Cutrofiano (patria del vino salentino negramaro) dove si progetta un parco fotovoltaico grande una volta e mezzo il suo centro abitato, tra l’altro in una zona a rischio allagamenti , e tra l’altro con progetti presentati da società che non hanno nessun (apparente) contatto tra loro, Fotowatio Italia srl di Torino (finanziata dalla potente banca spagnola santander), 9,68 MW, Energicasun srl Milano 5,98 MW su oltre 25 ettari Società Agricola Cutrofiano srl di 9,92 MW rappresentante legale Enrico Minoli sede a Brindisi dove, sono presenti  altre 8 società similari(la Manduria Solar, la Società Agricola Pagnolo, Potente e MaridaIl ecc) Il consiglio comunale ha votato contro così come nel brindisino a San Pietro Vernotico il sindaco Pasquale Rizzo sta bloccando altri impianti dopo che il 40% del terreno agricolo è stato divorato dai mega parchi fotolìvoltaici , con un danno di oltre un milione di euro per la cittadinanza. Di situazioni analoghe ce ne sono migliaia , molte si sono perse nei meandri della burocrazia e rimane lo scempio paesagistico e ambientale , possibile che la Regione Puglia dopo aver scommesso sulle rinnovabili , non scommette anche sulla difesa del territorio ?

Adele Dentice - PBC Puglia