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Dopo la macelleria cilena, un respiro di sollievo

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di MARCO SPAGNUOLO

La contesa tra la popolazione pugliese e le istituzioni nazionali sul progetto TAP (TransAdriatic Pipeline)

 

ha raggiunto livelli di incandescenza, comprese esplosioni e scintille. Esplosioni di lacrimogeni tirati a distanza, durante un inseguimento della polizia contro un gruppo di attivisti NOTAP; scintille di manganelli, usati per tacere chi tra i fermati chiedeva di potersi sedere, e non rimanere in ginocchio sulle pietre. Quello che è accaduto sabato scorso, nelle campagne di Melendugno, in prossimità dei confini della zona rossa, è stato  un vero e proprio episodio di repressione in salsa chilena: «1 elicottero, 100 uomini, 16 auto e 3 camionette per tendere una trappola a 52 fra compagni e compagne, di cui 3 minorenni», questa la testimonianza di uno dei ragazzi coinvolti.

«Il gruppo è stato intimato a tutti di inginocchiarsi, per poi sequestrare i documenti e i telefoni cellulari. 4 compagne, aggredite dagli agenti di polizia, hanno riportato lesioni e 3 sono state condotte in ospedale dalle autoambulanze, il cui arrivo era stato ostacolato dalle stesse forze dell'ordine. L'unico degli agenti a riportare lesioni è inciampato cadendo su un muretto a secco, non è rimasto offeso dunque, come riportano alcuni giornali, durante una colluttazione coi manifestanti»

Inoltre, il trattamento non è cessato una volta arrivati in Questura, perché «nonostante le richieste di parlare con gli avvocati e contattare le famiglie ci è stato impedito di telefonare, anche dai telefoni degli uffici» e «quando sono stati liberati i compagni trattenuti nella caserma dei carabinieri, è stato riferito loro di recarsi in questura per poter riavere i telefoni cellulari». Poi «è stato riferito loro che la Digos aveva arbitrariamente deciso di sequestrare i telefoni fino a data da destinarsi, consegnando solo un verbale di sequestro».

Un comunicato di attivisti e  attiviste baresi è stato subito pubblicato, per esprimere vicinanza al movimento e per rivendicare i propri fermati: «Come compagni e compagne di Ex-Caserma Liberata e collettivo Athena, al fianco del popolo NOTAP, ribadiamo che non sarà la repressione a fermare la lotta per la tutela del nostro territorio dagli interessi di imprese e multinazionali, non saranno i vostri comportamenti cileni a scoraggiare la nostra determinazione contro un’opera dannosa per tutti, tranne per coloro che trarranno profitto dalla devastazione della nostra terra».

Scherzo della sorte o meno, nella giornata di martedì 12, la Banca Investimenti Europea  ha dichiarato di aver rinviato la discussione sugli investimenti per il finanziamento del progetto TAP. E il giorno dopo, mercoledì 13,  non è stata rinnovata l’ordinanza prefettizia per il mantenimento della zona rossa, mentre nella stessa giornata sono iniziati i lavori di smantellamento della stessa.

A fronte del clima creatosi nello scorso fine settimana, queste ultime notizie possono far tirare un respiro di sollievo tra le fila del movimento No Tap e della popolazione pugliese tutta.