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CETA : Ancora tu ? Ma non dovevamo vederci più?

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di NICO CATALANO

Il CETA acronimo inglese di Comprehensive Economic and Trade Agreement o   "Accordo economico e commerciale globale" è un trattato di libero scambio tra il Canada e Unione europea, votato in Parlamento Europeo in seduta plenaria nel Febbraio scorso ed ora in fase di ratifica da parte dei Parlamenti degli stati membri dell'UE.

 

 

 


Nel nostro Parlamento la discussione plenaria sul tema, non è mai avvenuta, infatti più volte l’argomento posto all’ordine del giorno è stato più volte ritirato dalla maggioranza e rimandato a date successive, come è avvenuto sia lo scorso Luglio così come nel mese di Settembre 2017 grazie principalmente ad un largo fronte di opposizione trasversale e variegata : Coldiretti, Cgil, Arci, Aiab, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch a tutte queste associazioni ambientaliste, agricole e di promozione sociale si sono aggiunte ben 11 regioni, 18 province 2400 comuni e 90 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine che hanno dichiarato attraverso delibere contrarietà ad un trattato definito sbagliato e pericoloso per l’Italia per impatti e implicazioni negative per occupazione e ambiente.

Le preoccupazione di associazioni ed enti locali riguardano principalmente i probabili danni che potrebbero subire i prodotti Made in Italy infatti l’accordo in questione darebbe il via libera alle imitazioni d’oltreoceano che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago, al Prosecco, ai Prosciutti di Parma e San Daniele, tutte eccellenze enogastronomiche italiane che sarebbero danneggiate in virtù del fatto che su un totale di 292 denominazioni di origine italiane, ben 250 non godranno con il trattato di nessuna tutela.

Inoltre secondo Coldiretti e Aiab (associazione Italiana agricoltura biologica)  lo stesso accordo darebbe “il colpo di grazia” al grano duro Italiano tramite il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dello stesso dal Canada, dove peraltro, nella coltivazione del cereale viene fatto un uso intensivo del diserbante Glifosato proibito nel nostro Paese in fase di pre-raccolta in quanto definito “probabile cancerogeno” ma utilizzato nei Paesi dell’America del Nord  per accelerare la maturazione e vincere così la rigidità del clima della grandi pianure Canadesi, stesso discorso vale sempre secondo coldiretti per l’impatto negativo di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero da un Paese come il Canada dove si utilizzano ormoni della crescita vietati in Europa per gli effetti nefasti che potrebbero avere sulla salute umana.

Ultimamente in Parlamento sulla spinta dell’indignazione popolare è nato anche un intergruppo di parlamentari  denominato NoCeta, giunto ormai  al considerevole numero di  104 aderenti e proprio in Senato si è svolto martedì 5 dicembre un seminario sulle implicazioni ambientali e sul mondo del lavoro che porterebbe la ratifica del CETA  organizzato  dai movimenti STOP TTIP Italia e NO CETA in collaborazione con proprio l’intergruppo Parlamentare No Ceta, a tal proposito abbiamo sentito Elena Mazzoni, responsabile Nazionale di STOP TTIP ITALIA che ringraziamo per la disponibilità e che ha dichiarato “ oggi i rappresentanti di Coldiretti, Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch hanno invitato onorevoli e senatori a confrontarsi sull’argomento, è stato un buon incontro svolto in un momento delicato e nevralgico, in cui il governo vuole riproporre in Senato la votazione del CETA , volontà a cui abbiamo risposto sia con la crescita dell’intergruppo in parlamento ma anche con l’adesione di uno stragrande numero di enti locali , ci auguriamo che la politica comprenda lo scollamento che esiste sull’argomento tra il Paese reale e i luoghi decisionali e si assuma la responsabilità di dire no a questo processo di ratifica, trasformando magari l’Italia nel Paese blocking CETA”