Il SudEst

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“Sospesa” la libertà di opinione!

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di VALERIA BRUCCOLA

Claudia ha sedici anni e frequenta un liceo classico a Portici, in provincia di Napoli.

 

La sua scuola ha partecipato ad una cerimonia di premiazione in Estonia, cosa che la ragazza ha commentato con un post su Facebook che le è costato sette giorni di sospensione da parte delle Dirigente del Liceo che frequenta. La studentessa, forse per sfogo, forse per rabbia, ha usato parole durissime come “disprezzo e vergogna” nei confronti di chi aveva con enfasi utilizzato sempre il social per esaltare orgogliosamente i pregi del liceo Flacco, il suo liceo, parlando di “amore per gli studenti e senso di appartenenza”. Claudia probabilmente non si è ritrovata come alunna in quelle parole e senza filtri ha puntato il dito sul clima che lei avverte nella scuola, a detta sua tutt'altro che positivo, e su una gestione inadeguata al punto da “far mettere le mani nei capello agli studenti”. Forse non ha sentito che la componente studentesca fosse sufficientemente valorizzata, sempre nei post ai quali allude, e il suo sfogo culmina con l'affermazione secondo cui se il Flacco è importante e noto lo deve proprio ai suoi studenti e ai pochi professori che “salvano l'istituto”.

Senza “se” e senza “ma” la Dirigente l'ha sospesa, provvedimento molto serio che, nella maggior parte delle scuole ha conseguenze sul voto di condotta, sulle uscite didattiche, i viaggi d'istruzione, ecc. Un provvedimento che pesa come un macigno nella carriera scolastica della ragazza ma che getta un'ombra pesante anche sull'istituzione scolastica teatro della vicenda. Di questo avviso è anche l'Unione degli Studenti (UDS) della Campania, che prontamente si è schierata al fianco della  studentessa con un documento estremamente tagliente ma tanto equilibrato nell'analisi e nelle considerazioni sul caso da meritare attenzione. “Noi scegliamo di stare dalla parte di Claudia, perché il suo atto di coraggio e di verità deve essere un esempio per tutta la popolazione studentesca che troppo spesso subisce in silenzio gli abusi di potere dei dirigenti, che applicano a proprio piacimento le leggi, stravolgendo approvando arbitrariamente Regolamenti di Istituto repressivi [...]”. Così hanno aperto il loro comunicato, con il quale hanno affermato il loro punto di vista su una scuola diventata sempre più verticista e autoritaria, dove non trovano spazio dissenso e democrazia, condivisione di regole e libertà di pensiero, una scuola dove chi ha il potere lo esercita soffocando il dissenso.

Quella che la Dirigente scolastica del Flacco ha voluto difendere con la sospensione di Claudia, in poche parole, sarebbe secondo l'UDS una patina dorata che nasconde un sistema che una parte del mondo studentesco non condivide. Pur volendo rappresentare se stessi e le loro ragioni, però, gli studenti hanno esposto con molta serietà un punto di vista che, condiviso anche da parte di chi ha contestato la  riforma scolastica, percepisce il clima che si sta affermando nelle scuole come molto negativo, sia per la scuola stessa che per il modello che la scuola dovrebbe costituire nei confronti della società ideale al quale la scuola tende come agenzia educativa, attraverso l'educazione, l'istruzione e la formazione degli alunni.

L'episodio di Claudia, quindi, costituisce un importante pretesto per riflettere sul ruolo costituzionale della scuola, un luogo dove condividere e rispettare anche i principi della libertà di pensiero e di espressione democratica, cose che la sospensione, vista come un abuso di potere, ha vanificato in un sol colpo. Che esempio è derivato da questa azione, infatti? Che chi ha il potere “repressivo”, come lo hanno definito gli studenti, lo usa, anche quando il dissenso è espresso in forma privata. Certo, si potrebbe obiettare che un luogo come Facebook non sia una forma privata. Dipende... perché solo chi è nella propria rete di contatti può leggere i contenuti, non tutti indistintamente. E anche fosse un luogo pubblico, che insegnamento crede di aver dato la Dirigente,  utilizzando un metodo repressivo come la sospensione senza passare da un ascolto e un dialogo con i quali acquisire la fiducia e il riconoscimento di autorevolezza necessario in un contesto educativo?

La scuola dovrebbe essere il luogo dell'esempio, prima di tutto, e l'esperienza di Claudia è, a parer mio, un esempio negativo per chi la pensa come Claudia, perché avvalora il suo stesso pensiero, ma anche per chi ha una opinione diversa, perché rischia di stabilire come validi i deterrenti alla espressione dissenso.

Certo, la Dirigente si sarà offesa e indignata per le accuse di falsità rivolte dalla studentessa del suo liceo. Ma avrebbe potuto leggere tra le righe l'ingenuità diretta e senza filtri di una ragazza di sedici anni, che ha voluto esprimere il suo disappunto nei confronti di una scuola che mira ad apparire, aspetto innegabile, frutto anche dell'aumento della competitività tra scuole e tra alunni della stessa istituzione scolastica. Tutto questo è ben lontano dagli obiettivi di solidarietà, inclusione, interazione, cooperazione, ecc. che la scuola dovrebbe incarnare e diffondere a beneficio di tutti, dell'educazione alla cittadinanza e della realizzazione di un progetto di società che rischia di rimanere utopico, altro che ideale.