Il SudEst

Friday
Jan 19th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Un Papa scomodo

Email Stampa PDF

alt

di MARIO GIANFRATE

Non scrivo da credente, non lo sono. La mia visione laica del mondo esclude ogni forma di verità rivelata o assoluta come, pure, verità di partito. Ed è proprio questa concezione delle cose e della vita che mi consente di esprimere un parere – modesto – di quanto avviene all’interno della Chiesa cattolica in quanto parte della società, in maniera disinteressata.

 

In particolare, su quella che è una constatazione oggettiva, inconfutabile: gli attacchi, talvolta feroci, che hanno come obiettivo Papa Francesco.

 

Critiche, per usare un eufemismo, che provengono da settori della destra reazionaria ma, anche – e la cosa non sembri strana – da ambienti consistenti della Curia romana. Le stesse critiche e gli stessi attacchi mossi, in passato, a Giovanni XXIII, papa Giovanni, il Papa del Concilio Vaticano II° e dell’Enciclica “Pacem in terram”. La causa? Al potere aveva preferito il Vangelo.

Boicottato, censurato, frustato, Papa Giovanni seguì la sua missione senza scomporsi, con caparbia contadina, di chi conosce bene i morsi della fame e della miseria. Mi auguro che l’attuale Papa vada avanti per la sua strada, senza tentennamenti, senza lasciarsi sopraffare dalle congiure interne alla stessa Chiesa, appunto come “l’uomo – scrisse Zavoli – mandato da Dio, il cui nome era Giovanni”. E, come tutti i profeti, persona scomoda.

Mi tornano alla mente le parole di Dom Hélder Camara, il vescovo brasiliano schierato, decisamente schierato, senza compromessi, dalla parte degli ultimi e, per questo, sostituito dal tanto celebrato Giovanni Paolo II° con un vescovo ultraconservatore, che diceva: Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista.