Il SudEst

Friday
Sep 21st
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Il voto è libero e la sinistra necessaria

Email Stampa PDF

di ALESSANDRA NEGLIA

“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto” recita l’Articolo 48 della Costituzione italiana.

 

Soprattutto, il voto è libero. Per questo il gioco a comporre le squadre per vincere il campionato non ha senso. Se Matteo Renzi ha avuto il merito di realizzare il programma di Silvio Berlusconi con l’appoggio della sinistra moderata, di portare il Paese reale sull’orlo di una crisi peggiore di quella che stava vivendo prima della “rottamazione” per poi, alla fine, far risorgere dalle sue ceneri lo stesso Berlusconi, la sinistra che gravita dentro, ai confini e fuori del Pd sta dando l’ennesima dimostrazione di non aver ancora capito – nonostante le ripetute sconfitte o comunque non-vittorie – che la squadra va composta per giocare una buona partita, prima di tutto.

Se, dunque, fino all’altro ieri i dissidenti Pd, gli ex Pd e tutta quell’altra folta schiera che se la tira a chi sta più a sinistra del Pd si dicevano tutti convintamente contro il segretario in pectore, ora pian piano tornano a ridiscutere di possibili alleanze larghe per-vincere-le-elezioni e non-lasciare-il-paese-alle-destre o, peggio ancora, ai grillini. Quante volte abbiamo ascoltato questa storia?

Ed ecco, è proprio qui che la costruzione del progetto si rivela sostanzialmente errata oltre che sconfitta in partenza. Al punto che il rischio reale è che gli elettori perdano la voglia di andare a votare, così come stanno perdendo la passione per il calcio. Perché, difatti, il campionato non è più in grado di offrire partite entusiasmanti. Perché il punto non è più tifare la propria squadra del cuore, già squalificata, ma “gufare” contro quelle avversarie. Tra le quali, inevitabilmente, si cela il vincitore (il M5S) o l’alleato a cui dare i numeri per governare (FI).

Questo ha tutto il sapore del ricatto morale: dobbiamo stare insieme perché il paese non può essere governato dalle destre e dai populisti e ci dovete votare perché altrimenti sarete responsabili di averli fatti vincere. O peggio, responsabili del formarsi di maggioranze che, più che larghe, si riveleranno del tutto grasse. E questo è profondamente irrispettoso nei confronti della democrazia. La verità, invece, è che niente e nessuno costringe i partiti ad alleanze indigeste e che il voto dei cittadini è libero di esprimersi secondo coscienza, per il solo fatto di sposare un progetto piuttosto che un altro, di giocarsela sulla bravura e la passione e vedere che accade.

Il progetto. Questo la sinistra italiana ha perso di vista durante le sue guerre intestine. Un progetto fondato sull’identità e che abbia come fine ultimo non già la leadership o il governo, ma il bene del paese. Ed un progetto di sinistra è quello che rimette al primo posto il lavoro, perché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (Articolo 1 della Costituzione), l’ambiente, il welfare e la scuola e le università pubbliche, dove si formano i cittadini di domani. Un progetto di sinistra è riformista e internazionalista. Un progetto di sinistra, proprio per questo, è necessario, oggi più che mai, perché il lavoro scarseggia, il futuro di intere generazioni è incerto, l’ambiente al collasso e la fascia medio-bassa della popolazione si allarga sempre più. L’alleanza è necessaria, ma non fra partiti, ma fra politica e cittadini, fra generazioni che sono entrate in conflitto per l’opulenza di pochi. Così che i figli rimproverano i genitori di averli congelati in uno stato adolescenziale perenne. E i genitori arrancano nella frustrazione di aver fallito nel loro compito.

Per questo i partiti devono aprire le porte alle intelligenze e competenze fuori dal coro della gerarchia, a coloro che provano a sfondare la narrazione della crisi, dell’emergenza costante che serve a giustificare soluzioni di comodo altrimenti impensabili, con un ragionamento sul superamento di quella crisi. Cosa c’è dopo? Cosa c’è dopo Berlusconi? Cosa dopo il fallimento del capitalismo finanziario? Cosa dopo il neo-colonialismo? Cosa dopo l’esaurimento delle risorse energetiche? Cosa sosteniamo come narrazione altra e positiva rispetto alle destre e al populismo (posto che le destre e il populismo siano il problema e non una delle conseguenze)?

È proprio qui che la vista si perde. Si è sprecato talmente tanto tempo a dirsi e dimostrarsi contro ciò che non va, che nel mentre nulla è stato costruito di alternativo. Ed è per questo che la sinistra non vince. Non perché non è unita, ma perché, non sapendo intorno a cosa unirsi, ha smarrito sé stessa fino ad estinguersi. Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato che un solo soggetto da solo può ottenere il consenso necessario per contare nelle vicissitudini politiche del Paese. Il paradosso è che lo ha fatto con un unico progetto: quello di coagulare le energie intorno alla volontà di abbattere il sistema. E se è bastato questo a fare di un movimento la prima forza politica in Italia, chissà cosa potrebbe se succedere se solo ci fosse un progetto credibile che si regge sule gambe di persone altrettanto credibili.