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Addio Acqua Pubblica in Puglia: AQP verso la privatizzazione?

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di NICO CATALANO

Come avevamo già accennato, nello scorso fine settimana si è svolto a Bari il Consiglio regionale monotematico sul futuro dell’Acquedotto Pugliese,  il più grande d'Europa  con una rete idrica composta da 20.000 km, che dal lontano 1915 rifornisce circa 5 milioni di persone del bene primario per eccellenza, quell’acqua che proveniente dalle sorgenti della Campania e della Basilicata arriva nella assolata e arida terra di Puglia.


L’assemblea di via Capruzzi è  stata convocata Venerdì 17 novembre, in seguito alle pressioni dei gruppi consiliari del Movimento cinque stelle e di Sinistra Italiana, le uniche forze politiche che ad oggi hanno fatto proprie le istanze del comitato pugliese “Acqua Bene Comune” che da tempo chiede al Presidente della Regione Puglia e alla maggioranza di governo di procedere alla ripubblicizzazione di AQP in linea con la proposta licenziata lo scorso maggio dal tavolo tecnico paritetico promosso dalla stessa Regione Puglia, ai cui lavori hanno partecipato i rappresentanti di tutti i gruppi politici presenti in consiglio regionale insieme ai portavoce di “Acqua bene comune”;

un documento quello varato dal tavolo di concertazione paritetico  curato dai professori Alberto Lucarelli e Bruno De Maria, che prevede la trasformazione dell’acquedotto pugliese da ente di diritto privato a ente di diritto pubblico ma che in questi mesi non ha ricevuto nessun segnale positivo da parte di Michele Emiliano.

In Consiglio Regionale la proposta di trasformare AQP da società per azioni, di proprietà esclusiva della Regione Puglia in una azienda pubblica speciale, avanzata in aula dal consigliere di Sinistra Italiana  Mino  Borraccino  è stata subito bocciata dal voto compatto dalla maggioranza PD assieme a quello delle destre, in una sorta di grande coalizione “di scopo” che ha confermato come unico fine la volontà  politica di perdere tempo per così giungere alla scadenza del servizio integrato affidato alla stessa Regione prevista del 31 dicembre 2018  in modo da essere “costretti” a consegnare il servizio tramite un’apposita gara ad un’impresa privata con i conseguenti rischi di aumento delle bollette e tariffe, mettendo così le basi per fare diventare AQP una multi utility a prevalente capitale privato, formula questa, che sembra tanto cara proprio al presidente Emiliano, il quale durante il consiglio ha continuato con i suoi silenzi, preferendo non rispondere alle tante domande in merito al tema in questione a lui poste da parte dei consiglieri del M5S.

Pensare che adottando la logica dei profitti e del mercato si possa razionalizzare e migliorare un servizio è pura follia, le privatizzazioni colpiscono solo le fasce meno abbienti escludendole da un diritto come l’acqua  e riducendo il loro potere di acquisto, inoltre senza migliorare sia il servizio e neanche ridurre il consumo di acqua, se si vuole perseguire la strada del risparmio idrico bisognerebbe mettere in atto azioni politiche di strategia corale, favorire un cambiamento culturale tramite delle azioni che promuovano l’uso sostenibile dell’acqua a cominciare dall’ agricoltura, settore che consuma il 70% delle risorse idriche, magari riducendo gli eccessi produttivi derivati da allevamenti e agricoltura intensiva, testimonianza di tutto ciò è quanto avvenuto recentemente  in Francia,  dove la privatizzazione attuata in passato ha visto aumentare i prezzi del 250% senza ottenere i risparmi idrici sperati tanto da costringere il governo a fare retromarcia, ritornando agli acquedotti gestiti dai consorzi di comuni.

Nel Giugno del 2011 gli Italiani hanno deciso in un referendum che l’acqua è un bene comune e non può essere oggetto di azioni predatorie in nome del profitto a scapito dei diritti collettivi e della democrazia, sarebbe il caso che il presidente della Regione Puglia e la sua maggioranza rispettino il voto degli Italiani.