Il SudEst

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Un accordo disumano

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di LAVINIA ORLANDO

Che gli arrivi di migranti si siano, almeno per il momento, ridotti è un dato di fatto inequivocabile.

 

Che tale mutamento sia avvenuto in seguito ad alcuni provvedimenti assunti dai governi italiano ed europeo è un fatto non chiaramente esplicitato in questi mesi. Si è parlato di non ben chiari accordi col governo libico, che prevedono aiuti italiani, definiti come “supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l'immigrazione clandestina”, cioè alla Guardia Costiera Libica. In breve, il nostro Paese eroga fondi al governo libico, ricevendo in cambio il blocco delle partenze di migranti dallo Stato africano, attraverso un ferreo controllo della frontiera.

I migranti intercettati dalle navi libiche vengono riportati a terra e stipati presso autentiche prigioni, veri e propri luoghi di detenzione, che si caratterizzano per condizioni di vita degradanti e disumane. Torture e violenze sono all'ordine del giorno, denutrizione e stupri a danno di bambini e donne rappresentano il minimo comune denominatore, uomini svenduti affinché possano lavorare nei campi, quasi messi all'asta, sono un'altra caratteristica di questi luoghi che verrebbe da definire come campi di concentramento. Gli “ospiti” di tali obbrobri vivono in queste condizioni, ammassati per un periodo che va da qualche mese a più anni, in posti che di umano nulla hanno, compresi i numerosi omicidi di coloro che non sono in grado di erogare le somme richieste dai carcerieri. Parliamo di trattamenti terribili, che, all'esito degli accordi di cui si discorre, si allungano sempre di più nel tempo, perpetuando autentiche violazioni dei diritti umani di cui in pochi danno conto.

Questo è quanto accadeva anche prima che il nostro Paese stringesse patti con la Libia e quanto continua a verificarsi, nonostante tra i punti dell'accordo vi sia quello che prevede un miglioramento delle condizioni di vita all'interno dei c.d. centri di accoglienza libica.

È un gran peccato che non si abbia notizia alcuna di come effettivamente lo Stato libico stia procedendo nello spendere i fondi erogati dal nostro Paese e che non ci sia la massima trasparenza sugli attori deputati ad attuare l'accordo Roma – Tripoli, anche considerando il fatto che la Libia sia ancora fortemente instabile politicamente.

Tale inaccettabile situazione è stata denunciata a più riprese da Associazioni ed Enti attenti a queste tematiche, generando, nel migliore dei casi, qualche trafiletto o articolo nelle ultime pagine della stampa nazionale. Del resto, il problema italiano era quello di arrestare, evidentemente ad ogni costo, il continuo approdo di migranti. Analogamente a quanti asseriscono di non essere razzisti, ma di provare fastidio al solo pensiero di ospitare nel proprio paese uno o più centri di accoglienza, il governo italiano si professa come un esecutivo attento alla sorte di donne e uomini migranti, ciò non di meno si fa promotore di accordi shock che non fanno altro che favorire violenze e morti.

Ora che, tuttavia, la denuncia relativa ai trattamenti violenti all'interno dei centri libici proviene non più solo da semplici associazioni, ma addirittura dall'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, qualcuno dovrà necessariamente prendere posizione. Anche l'organismo delle Nazioni Unite lamenta ora la disumanità dell'accordo con la Libia e si definisce (letteralmente) scioccato per gli abusi di cui risultano vittime i migranti detenuti in Libia, definendo tali violenze come “un oltraggio alla coscienza dell'umanità”. Significativo risulta, in particolare, l'affondo sulla gravità delle scelte poste in essere da UE e, soprattutto, Italia: “non possiamo rimanere in silenzio di fronte ad episodi di schiavitù moderna, uccisioni, stupri e altre forme di violenza sessuale, pur di gestire il fenomeno migratorio e pur di evitare che persone disperate e traumatizzate raggiungano le coste dell'Europa”.

Per il momento, a fronte del duro comunicato ONU, l'UE si limita ad assicurare piena cooperazione con le Nazioni Unite, collaborazione con Oim, UNHCR e Unicef, al fine di migliorare le condizioni di vita dei migranti fermi in Libia ed impegno per chiudere tutti i centri di detenzione. Il Ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, si spinge addirittura oltre, quasi assumendosi il merito delle rivelazioni ONU, “denunciate grazie all'Italia, che ha fortemente voluto e consentito che i centri libici fossero visitabili”. Insomma, se è vero che non tutto va alla perfezione, che la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra, che ci sono ancora morti in mare, l'Italia cerca comunque di fare il suo meglio, facilitando l'ingresso di osservatori che non fanno altro che certificare ufficialmente quanto già chiaro a chiunque. Circa il fatto che tali centri di detenzione siano colmi di donne e uomini, anche e soprattutto a causa degli accordi stretti con Tripoli, non una parola.

Ed allora, invece che proclamare lutti cittadini, spegnere luci natalizie, accogliere Presidenti, Ministri e Sottosegretari nelle tante occasioni in cui si ricordano, in Italia, morti migranti, dovremmo uscire dall'ipocrisia e, constatata l'assoluta mancanza di volontà e di forza politica nel risolvere il problema senza che troppo sangue umano venga riversato, su terra ed in mare, faremmo meglio ad evitare di mostrarci per ciò che non siamo, smetterla di versare lacrime finte e limitare le tanti frasi improntante all'accoglienza a ciò che dovrebbe essere: poche e fredde parole di circostanza.