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In Regione Puglia Acqua è Democrazia ?

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di NICO CATALANO

I consiglieri del M5S e di Sinistra Italiana hanno chiesto l’urgente convocazione di un Consiglio regionale monotematico in merito al futuro dell’Acquedotto pugliese, i due partiti hanno fatto proprie e promosso le istanze del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”  il quale si  è da sempre impegnato per la difesa dell’acqua pubblica e che specialmente in questi ultimi mesi con campagna "Acqua e Democrazia"  assieme alle diverse associazioni di promozione sociale, solidaristiche, ecologiste, ai tanti cittadini pugliesi e con l’ausilio dei professori  Alberto Lucarelli e Riccardo Petrella vorrebbero fare rispettare in Puglia il voto espresso dagli italiani nel referendum del  giugno 2011 e quindi  tramutare l’acquedotto pugliese un ente di diritto pubblico.



Infatti l’Acquedotto Pugliese, il più grande acquedotto d’Europa, al momento ha la forma giuridica di una società per azioni, di proprietà esclusiva della Regione Puglia e ad esso è affidato il servizio idrico integrato con scadenza prevista per il 31 dicembre 2018;

Il tavolo tecnico paritetico promosso dalla stessa Regione Puglia a cui nei mesi scorsi hanno partecipato i livelli istituzionali interessati, i rappresentanti di tutti i gruppi politici presenti in consiglio regionale insieme ai rappresentanti del comitato pugliese “Acqua bene comune” ha prodotto un'unica proposta di legge curata dai professori Alberto Lucarelli e Bruno De Maria, che prevede la trasformazione dell’acquedotto pugliese da ente di diritto privato quindi da società per azioni a ente di diritto pubblico, cioè una speciale azienda Consortile pubblica, a cui avranno l’obbligo di associarsi i Comuni attraverso la sottoscrizione di una specifica convenzione di cooperazione.

Al  varo di questa proposta di legge non è  seguita una presa di posizione netta e precisa sia da parte della maggioranza di governo regionale così come da parte del presidente della Regione Puglia, quel Michele Emiliano che se da un lato parla e produce leggi sulla partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, in merito a questo tema invece  ha fatto intendere più volte di avere un’idea diversa e cioè quella di percorrere la strada che porta alla trasformazione di AQP in una “multi utility” che vorrebbe espandere il suo mercato nei territori delle diverse regioni meridionali.

La preoccupazione degli attivisti del comitato, è dovuta sia al silenzio del presidente Emiliano in merito alla vicenda, ma anche al fatto che più la politica fa passare inutilmente il tempo senza decidere e più per l’Autorità Idrica Pugliese (AIP) ovvero l’ente di governo dell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) composto da tutti i Comuni della Regione Puglia, istituzione questa a cui il consiglio regionale ha ultimamente espresso l’intenzione di voler passare le quote di AQP  e che aspetta da tempo indicazioni in merito proprio da parte della presidenza della giunta regionale, sarà costretto per legge a mettere a gara l’affidamento del servizio idrico, rischiando così sia di assegnare l’acquedotto con i servizi da esso erogati a delle  imprese private vincitrici della ipotetica gara, con una inevitabile  maggiorazione delle attuali tariffe tramite una rimodulazione di queste a danno dei cittadini pugliesi, una beffa vera e propria per un servizio spesso funestato da continui razionamenti e riduzioni di pressione idrica conseguenze sia della penuria di acqua registrata negli invasi dovuta alle poche piogge ed ai cambiamenti climatici che stiamo subendo ma anche alle perdite e agli sprechi diffusi lungo le stesse linee idriche.

Al netto di ogni posizione politica auspichiamo che il consiglio regionale monotematico serva finalmente ad interrompere il silenzio del presidente Emiliano in merito alla questione e che durante l’assise di via Capruzzi si possa prendere un decisione che vada verso quella ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese nel rispetto del voto espresso dagli italiani e degli interessi dei cittadini della nostra regione così come chiede da tempo il comitato.