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L'ennesimo scivolone di Renzi e Boschi sulle banche

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di LAVINIA ORLANDO

Sulla vicenda che sta coinvolgendo, da qualche giorno a questa parte, Banca d'Italia ed il suo Governatore Ignazio Visco,

 

inevitabilmente intrecciandosi con le sorti dell'esecutivo Gentiloni, è essenzialmente una la questione a porsi: perché Renzi e sodali se ne sono ricordati così in ritardo, ad anni di distanza dalle prime note vicende che hanno colpito alcuni istituti di credito italiani?

Ed è proprio la circostanza che sia trascorso questo lungo lasso di tempo a trasformare quella che potrebbe essere valutata come una, se pur irrituale, richiesta proveniente dal Parlamento, per il mezzo di una mozione presentata e votata dal partito di maggioranza, in una oltremodo curiosa iniziativa che, lungi dall'apportare risultati di merito, corre il rischio di diventare una mera provocazione di stampo squisitamente elettorale.

Riassumendo, il Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, già Premier, proprio nel periodo in cui sono venute in luce le maggiori problematiche che hanno colpito migliaia di risparmiatori italiani, si è reso conto che l'azione di vigilanza che spetta a Banca d'Italia non sarebbe stata adeguata. È, tuttavia, davvero assurdo che tale considerazione sia venuta in luce solo dopo sei anni di gestione Visco, soprattutto considerando che, negli stessi anni in cui Renzi governava il suo esecutivo, non si è fatto altro che agire in perfetta sintonia con Banca d'Italia e con il suo Governatore.

Nonostante le vicende che hanno colpito Monte dei Paschi di Siena, Banche venete e Banca Etruria, gestite dall'esecutivo targato Renzi secondo modalità che nulla imputavano a Visco, l'idea dell'ora Segretario democratico e di parte del suo partito è adesso radicalmente mutata, spingendo il Partito Democratico a presentare e votare (con numerosi mal di pancia interni, questo va precisato) una mozione  che va nel senso di addossare tutte le colpe delle crisi bancarie succedutesi nel corso degli anni proprio alla Banca d'Italia.

Non si discute in questa sede l'eccezione mossa da esimi giuristi e volta a sostenere l'irritualità di tale mozione: stricto iure, la mozione sarebbe un intervento a gamba tesa del Parlamento, volto, nella sostanza, ad impegnare il Governo a sostituire il Governatore della Banca d'Italia, quando, in realtà, il potere di nomina di quest'ultimo è del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Consiglio dei Ministri e del Presidente della Repubblica.

Sebbene dunque tale intervento risulti improprio, resta una duplice problematica.

Passi la circostanza che l'ex esecutivo dei rottamatori  si sia reso conto, dopo mesi e mesi, del fatto che qualcosa non sia andata per il verso giusto nell'azione svolta dalla Banca d'Italia, anche mutando idee precedentemente esplicitate persino in provvedimenti posti per iscritto, continua ad essere del tutto imbarazzante e politicamente controverso il ruolo svolto nel corso di tutta la vicenda dall'ex Ministra, ora Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, che continua ad essere indicata come una delle più interessate intorno alla tematica, circostanza che non darebbe luogo ad alcuna problematica, se solo la Boschi non fosse la figlia di un soggetto coinvolto in uno dei tanti scandali sopra elencati e che, solo per questo, almeno in attesa di comprendere l'esito dell'attività giudiziaria sulle sorti paterne, dovrebbe usare il buon senso di farsi da parte su tutte le vicende connesse – ed è chiaro che la conferma o la cacciata di Visco non può che essere definita come una questione strettamente legata a quella del padre della Boschi.

La seconda problematica riguarda l'atteggiamento del Segretario del Partito Democratico, che dimostra oramai di essere in piena campagna elettorale e di non perdere occasione per porsi a traino di qualsivoglia argomento di forte impatto mediatico, magari già cavalcato da altre forze politiche. La mancata attività di sorveglianza e la scarsa attività di tutela dei risparmiatori, infatti, sono state già in precedenza eccepite dalle opposizioni, anche in tempi non sospetti, e Renzi, consapevole della breccia che avrebbe potuto aprire all'interno dell'elettorato, non si è fatto scappare l'occasione, a costo di passare per schizofrenico ed a costo di presentare una mozione che, a detta delle cronache parlamentari, ha lasciato del tutto spiazzato Gentiloni ed i suoi Ministri, provocando, di fatto, l'ennesima crisi all'interno del Partito Democratico ed evidenziando ancora una volta l'indole decisamente poco mediatrice e molto accentratrice del candidato in pectore del Pd, che, tra le altre cose, ha già dato ampia dimostrazione di essere un comprovato esperto in “esecuzione di sgambetti” a danno dei Primi Ministri del suo partito.