Il SudEst

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La Puglia che muore nei campi

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di MICHELE PETTINATO

Nella Puglia scintillante, meta di vip e luogo che detta le tendenze della moda, c’è un lato buio che parla di violenza, sfruttamento e nessuna considerazione della sensibilità umana.

 

E’ quello dello sfruttamento sul lavoro, in modo particolare quello legato alla manodopera nelle campagne. I sogni di Giuseppina Spagnoletti, la bracciante di trentanove anni di Bernalda sono svaniti così, tra i campi brulli di quell’entroterra tarantino in una giornata d’estate. Giuseppina era stata ingaggiata in nero, senza un regolare contratto di lavoro nei campi e senza quella regolare visita medica, prevista dalla legge, che le avrebbe salvato la vita. Ma il suo datore di lavoro, sprezzante delle leggi, non ha fatto nulla di tutto questo.

E così, mentre sui telegiornali e rotocalchi rosa, si alternavano le immagini di amministratori pubblici pronti a mettersi in mostra nella Puglia roboante dei record turistici, una donna e mamma di famiglia perdeva la vita tra i campi, in una storia che non ha nulla a che vedere con quei criteri di civiltà che dovrebbero riguardare un popolo democratico e moderno.

Non è la prima volta che questo accade nella nostra Regione. Qualche anno fa, un’altra donna perdeva la vita durante il lavoro nei campi. Tutte vittime del non rispetto di quei diritti che dovrebbero regolamentare le ore di lavoro, concetto che si estende agli aspetti retributivi. Sullo sfondo, uno scenario di deserto in cui viene meno anche quella solidarietà umana che deve essere promossa anche negli ambienti di lavoro.

Così, mentre sulle spiagge pugliesi si conclude l’ennesima estate dei record, nell’entroterra, bande di padroni senza scrupoli ondeggiano sulle loro proprietà trattando come animali uomini e donne, in maniera indiscriminata e nella pericolosa indifferenza delle istituzioni.

Laggiù, tra pomodori e ulivi, si incontra lo sfruttamento degli immigrati e quello degli italiani, in un desolante scenario che ci racconta quanto possa essere becera una visione della società che fa distinzione tra figli e figliastri, cittadini privilegiati e disperati alla ricerca del lavoro.

Se solo cominciassimo a vedere un po' di più il mondo con gli occhi dei diseredati e dei senza diritti, forse non si vedrebbe in giro tanta cattiveria e autoreferenza. Quella di chi si esalta per i vip, ospiti in terra pugliese e mostra poi indifferenza verso quello sfruttamento che ancora accade nei campi e che ci riporta paurosamente ad un clima di basso impero.