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Il modello siciliano: moriremo democristiani

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di LAVINIA ORLANDO

Angelino Alfano, leader di Alternativa Popolare (già Nuovo Centro Destra), ha dato ampia dimostrazione di essere uomo per tutti i tempi e tutte le stagioni:

 

Ministro della giustizia con Berlusconi, dell’Interno con Letta e Renzi e degli Affari Esteri con l’attuale governo Gentiloni, la sua presenza è una costante nella recente storia politica italiana.

Il suo partito, per definizione centrista, spazia da destra a sinistra a seconda delle convenienze del momento e vede un forte consenso proprio nella Regione da cui Alfano proviene.

Ed è allora naturale che l’appoggio della sua forza politica all’una o all’altra coalizione (centrodestra o centrosinistra) stia generando fibrillazioni, sia tra gli esponenti alfaniani sia tra coloro che dal Partito Democratico a Forza Italia se ne contendono i voti, con, da una parte, il Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, sostenuto dal Partito Democratico, dall’altra l’ex Presidente della Provincia di Catania, Nello Musumeci, candidato di un centrodestra ritornato quasi unitario, con Forza Italia, UDC, Fratelli d’Italia e Noi con Salvini.

Il movimento di Alfano appoggerebbe il primo, in continuità con quanto avviene a livello nazionale, ma i mal di pancia, al suo interno, iniziano ad aumentare. La domanda che molti si pongono, infatti, è come convincere elettori di centrodestra a votare per un candidato di sinistra, quesito che lascia aperte molte riflessioni sulla confusione generata da larghe intese che, presentate come frutto dell’emergenza e propedeutiche ad una necessaria salvezza nazionale in una fase storica definita come drammatica, sono oramai divenute la normalità in molte città e Regioni.

Se da una parte viene in risalto l’ormai noto opportunismo centrista, dall’altra è a questo punto chiaro l’altrettanto evidente gioco di democratici e destra di vario tipo. Quest’ultima, infatti, aveva più volte espresso un diniego assoluto nei confronti di Alfano, così come un’ala dei Democratici mal digeriva alleanze con lo stesso. Ciononostante restano tutti arrancati a sperare che gli alfaniani sostengano il rispettivo candidato, tanto da costringere sinistra “moderata” di MdP a restare fuori dai giochi proponendo la candidatura alternativa di Claudio Fava.

In tutto ciò si conferma la sostanziale inutilità di programmi ed intenti pre-elettorali, basandosi il tutto sui precisi calcoli dei voti derivanti dall’aggiunta o dalla sottrazione di questo o quel candidato o di questo o quel portatore di voti, in una Regione, la Sicilia, fortemente caratterizzata dal voto personale e non politico.

Peccato che in tutto questo addizionare e sottrarre, i cari partiti non si siano resi conto del fatto che il candidato del Movimento Cinque Stelle, Giancarlo Cancelleri, stia procedendo già da mesi con la campagna elettorale. Qualora a qualcuno sia sfuggito, si tratta di colui che ha promesso diversificazioni di trattamento tra abusivismo di necessità ed abusivismo di lusso, con tutele per la prima forma (ben lungi dai grillini “duri e puri” della prima ora).

Non resta dunque che un'unica considerazione: qualunque dei tre candidati più forti abbia la meglio, sarà ancora una volta la democristianità, intesa sia come modalità di attrarre voti sia come atteggiamento governativo, a vincere.