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Alternanza scuola-PD: sfruttamento e barzellette

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di MARCO SPAGNUOLO

Da giorni, si è diffusa la voce, poi confermata dal tesoriere PD genovese Gianfranco Antoni,

 

 

di un coinvolgimento lavorativo di studenti in alternanza, presso i punti ristoro della Festa dell’Unità genovese. Scelta, presentata sempre da Antoni  “come nuova idea per coinvolgere il territorio”, che ha suscitato molte polemiche tra gli studenti, e non. Sui social, infatti, si sono susseguite polemiche, come quella pubblicata sulla pagina nazionale dell’UdS (Unione degli Studenti): “ L'ennesimo esempio di alternanza scuola lavoro che non ha alcuna valenza formativa ma si qualifica come puro sfruttamento delle studentesse e degli studente. Ancora più grave il fatto che questo ennesimo caso di mala alternanza si svolga ad una festa del Partito Democratico”.

Per la Festa dell’Unità, nella sua edizione genovese, infatti saranno impiegati studenti provenienti da circa sette alberghieri del territorio, più un numero non definito di volontari, per un totale di 1500 lavoranti, divisi in turni di duecento. Per il mantenimento dei lavori di tre ristoranti, dodici punti ristoro, tre bar e due palchi.

Il fatto rappresenta l’ennesima prova (e, di solito, di prove ce ne vogliono tre) per giustificare le contestazioni contro la Legge 107. Sopperire alla mancanza di volontari, già sintomo di poca fiducia nei confronti del partito e di poca volontà di parteciparvi, attraverso manodopera a costo zero, raccattata dai progetti di alternanza, sotto la motivazione della formazione (mai si è sentito parlare di alta cucina ad una Festa dell’Unità), è segno del declino totale in corso nei meandri del PD. Una notizia, ai limiti della barzelletta se si pensa che proprio questo partito ha introdotto l’alternanza scuola-lavoro sotto una pioggia di critiche, che lascia intravedere un futuro di nebbia mediatica e vacuità nel PD.

E le dichiarazioni, riguardo tale  evento, non giovano certo a ricucire una frattura da anni aperta: “si tratta di un cambiamento radicale”, dice Alessandro Terrile, segretario dimissionario. Chiaro segnale che confronto nei territori, dar voce ai comitati, raccogliere bisogni e richieste dai territori – almeno provare a sembrare di sinistra, come ci provava la vecchia socialdemocrazia del PCI – non sono più all’ordine del giorno nelle Feste dell’Unità 2.0, o lo saranno marginalmente, certo non centrali come le discussioni su stand di focacce genovesi e sulla cottura della pasta.

Si è iniziato coll’incrementare e favorire lo sfruttamento e si è finito con lo sfruttare in prima persona, col nome del  partito in calce.