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La Cultura che blocca la crescita

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di MARIANNA STURBA

Un paese lento, burocraticamente pesante cerca disperatamente di velocizzare le procedure. Si vuole costruire, espandersi, e in un paese come il nostro le Soprintendenze bloccano continuamente scavi e lavori. Che noia! Ma possiamo star sereni, un po' come Renzi ha detto a Letta, anche qui ci pensa Matteo a risolvere.


Inizia la sua battaglia alle sovrintendenze da Sindaco di Firenze indispettito perché, proprio la soprintendenza, gli critica l'affitto di Ponte Vecchio alla Ferrari, o gli impedisce di grattare via L'affresco del Vasari da Palazzo Vecchio e addirittura, gli blocca il rifacimento della facciata di San Lorenzo.

Da miope qual è afferma "Soprintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente de che?"

I beni culturali e artistici vengono percepiti come intralcio allo sviluppo.

Così inizia l'irrefrenabile delegittimazione della Tutela culturale e paesaggistica. Si parte con lo Sblocca Italia che introduce il "silenzio assenso" delle sovrintendenze, che vivendo in perenne carenza di personale, non potranno mai evadere le richieste giornaliere a loro inviate, creando così dei pericolosissimi assensi.

Si prosegue con la Riforma Madia che accorpa le soprintendenze alle Prefetture e declassa il ruolo del Soprintendente, gerarchicamente sotto il Prefetto, in una sorta di "messa sotto tutela".

Fino ad arrivare al 2014 e alle iniziative di Franceschini, che sembra aver letto bene e nella sua interezza il libro "Stil Novo la rivoluzione della bellezza da Dante a Twitter" di Renzi, e sulla scia del suo leader , che nel 2012 lo chiamava "il vicedisastro",fa saltare le Soprintendenze accorpandole con le Belle Arti, lasciando la "tutela" ad esse e dando la "valorizzazione" in mano allo stato.

Tale accorpamento era già stato provato dal Partito Nazionale Fascista tornato sui suoi passi nel 1939 resosi conto che questa formula non funzionava, ma come sempre, la storia purtroppo non insegna.

Il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, nel corso del suo intervento durante la cerimonia di apertura di “Mantova capitale italiana della cultura 2016”, ha comunicato di aver firmato con Matteo Renzi «il secondo passo della riforma del ministero ».
«Con questo atto – ha spiegato Franceschini – il ministero viene ridisegnato a livello territoriale per rafforzare i presidi di tutela e semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione. Le nuove soprintendenze parleranno con voce unica a cittadini e imprese riducendo tempi e costi burocratici».

La nuova articolazione territoriale, realizza una distribuzione dei 41 presidi di tutela più equilibrata ed efficiente che – informano dal Ministero – è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori.

Vengono previste nuove soprintendenze uniche, oggetto del decreto. A queste 39 Soprintendenze uniche si sommano le 2 Soprintendenze speciali del Colosseo e di Pompei.

Raccontato suona bene, nei fatti tanto sono depotenziati i poteri di questi organi che tanto vale cancellarli del tutto.

L'ultima spallata viene assestata dall'art 68 della legge sulla concorrenza in cui si prevede la liberalizzazione TOTALE del l'esportazione di opere d'arte di proprietà privata, la gioia di ricchi possessori e antiquari, in barba alla tutela del patrimonio.

L'idea che passa dalle scelte di questo Governo è che l'arte possa divenire occasione di guadagno, allora si affittino castelli, musei, siti archeologici al fine di fare cassa! Molto più lungimirante sarebbe mirare a che intorno al turismo che l'arte e i beni paesaggistici creano, si muova una macchina strepitosa di occasioni lavorative per il territorio.

Ma quando vediamo e tocchiamo con mano la scelleratezza delle scelte operate? Quando, post terremoto si ravvisano ritardi nella messa in sicurezza degli edifici storici e di rilevanza artistica; quando sempre nel post terremoto non viene portato via il patrimonio mobile presente in loco. "Capolavori di pittura, scultura e oreficeria giacciono ancora sotto le macerie, nel disastro artistico più grande della storia della Repubblica."(Montanari)

Nell'esercizio delle sue funzioni, il commissario Vasco Errani autorizzò i sindaci a mettere in sicurezza gli immobili vincolati e redasse un’ordinanza analoga sullo spostamento delle opere d’arte da sotto le macerie. Una misura a questo punto necessaria: ma una misura che certifica la fine della tutela italiana, basata sulla necessità di un intervento tecnico.

"È come dire che siccome il ministero della Sanità è allo sbando e i medici non arrivano, allora i sindaci possono operare i casi disperati."(Tommaso Montanari). Questa affermazione rende perfettamente l'idea: invece di fornire di strumenti gli organi preposti ci si muove errando da una soluzione provvisoria all'altra senza ottenere risoluzioni adeguate, ma aggiustamenti continui.

L'incapacità di pensare a protocolli e buone prassi purtroppo è frutto di un atteggiamento tutto italiano di rispondere solo ai fatti contingenti, con un pensiero unidirezionale che oltre al "qui ed ora" non riesce ad andare. Un'operatività legata solo alle risposte urgenti, non ragionate nel tempo ma date di getto per bloccare un problema, senza da questo capire l'importanza di strutturare un capitolo "Buone prassi".

I luoghi distrutti dai terremoti aspettano ricostruzione ma anche tutela. Sperano di rivedere i propri beni architettonici e artistici recuperati, perché sanno che un paese è più della sterile somma delle sue case, è l'insieme della propria urbanistica , della propria storia, della propria arte, dei propri paesaggi.