Il SudEst

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Ministra Fedeli, bocciata!

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di VALERIA BRUCCOLA

Un'estate piena di suggestioni e proclami, quella della Ministra Fedeli, che ha dato un'immagine di se solerte e propositiva.

Purtroppo, però, quando si addentra in analisi ardite sulla didattica, sulla professione docente, sulle motivazioni alla base dell'abbandono scolastico o altro, lascia trasparire che, quello della scuola non è proprio il suo settore congeniale. Da circa quattro anni, l'attuale maggioranza ha promesso di rivoluzionare il sistema scolastico del Paese, attraverso una legge che ha agito in primo luogo sul reclutamento dei docenti, definito epocale dal Governo Renzi e dall'attuale, ma anche sulla formazione dei futuri docenti e sulle fasi successive di reclutamento, mettendo al primo posto, quale strumento di “selezione”, la meritocrazia, termini sui quali avremmo già molto da dire. In virtù di tante promesse sul futuro della scuola, quindi, non capiamo il motivo per il quale, in questi giorni, si scagli nuovamente contro i docenti stessi, quelli reclutati in “massa” da una Legge da lei votata in Parlamento, ritenuti la causa del fallimento scolastico e professionale dei Need, termine con il quale sono definiti i giovani che hanno gettato la spugna, nei confronti della scuola, della formazione e della ricerca di un lavoro. Al di là della superficialità che traspare da un'analisi grossolana, che non tiene conto del “sistema Paese” nella quale si trova ad agire la scuola, quale agenzia educativa tra le tante, non si può non notare la linea di continuità con l'ormai tradizionale attività di denigrazione e vessazione che da anni subiscono i docenti italiani, troppe volte additati come fannulloni, incapaci e impreparati. Ancora una volta, quindi, i docenti diventano il parafulmine dell'inadeguatezza della scuola e dell'insuccesso scolastico degli alunni, per battere il martello sul chiodo fisso della possibilità di rimuovere dal proprio ruolo il “docente incapace”. Non una parola sul precariato ancora ampiamente utilizzato, sulle classi pollaio, sulla mancanza di risorse per le scuole statali, sulle politiche, di fatto inesistenti, contro l'abbandono scolastico in sé, che affonda le radici in una sfiducia, generalizzata nel Paese, sull'efficacia dell'istruzione come strumento di affermazione personale, sociale e professionale. La tendenza a cercare un capro espiatorio è stata fatta sua anche dall'attuale Ministra, nonostante il suo passato da sindacalista, in linea con i suoi predecessori e con le diverse maggioranze di Governo che si sono succedute che, dalla legge Brunetta in poi, hanno già  dotato i dirigenti scolastici di tutti gli strumenti per controllare e agire sul comportamento professionale dei docenti i quali, con la Legge 107, hanno persino perso la titolarità, soggetti alla chiamata da parte dei Dirigenti scolastici e ad una mobilità imposta da un sistema che sta minando un principio basilare, quello della continuità didattica, notoriamente importante per garantire un buon esito scolastico degli alunni. E nelle approssimative considerazioni della Ministra Fedeli, non trova spazio nemmeno la valutazione del nichilismo serpeggiante in molte generazioni, forse anche quella alla quale appartengono i docenti stessi, troppo esposti anche al rischio di sindrome da bornout, concetti forse troppo raffinati per un Governo che guarda all'ottimizzazione e all'utile, più che al benessere sociale dei cittadini.

Si potrebbe affondare ancora il coltello ma riteniamo che questi elementi di risposta alle recenti dichiarazioni della Ministra siano sufficienti per capire che con politiche grossolane e miopi il Paese non potrà andare avanti molto. Introdurre nuovi criteri di discrezionalità per valutare i docenti non solo è incostituzionale ma, soprattutto,  non può che alimentare la sfiducia nell'istituzione scolastica e una perdita complessiva di autorevolezza degli insegnanti, a tutto svantaggio dei giovani che si vorrebbe “salvare”. Consigliamo alla Ministra di fare una passeggiata nelle nostre scuole statali, prima di parlare una prossima volta, principalmente nelle aree periferiche, per poter cogliere qualcuno dei veri problemi che affliggono gli studenti, cittadini sfiduciati e deprivati di aspirazioni, sogni e futuro, soprattutto considerando che la sua attuale disposizione sembra assumere i toni più da campagna elettorale che da Ministro dell'Istruzione, anche per essere più pertinente ed efficace.