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Sulla legge che aumenta il numero dei vaccini, l’ombra del conflitto d’interessi

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di NICO CATALANO

Venerdì scorso la Camera dei deputati ha convertito in legge il decreto vaccini

 

 

aumentando così sia il numero delle vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra gli zero e i 16 anni ma anche introducendo obblighi ed eventuali sanzioni per  genitori, tutori e soggetti affidatari che non rispetteranno le nuove norme.

Infatti obbligatorie da ora in poi saranno vaccinazioni come l’antipoliomielitica, l’antidifterica, l’antitetanica, l’antiepatiteB, l’antipertosse e l’antihaemophilus mentre  per l’antimorbillo, l’antirosolia, l’antiparotite e l’antivaricella sarà prevista una obbligatorietà a tempo sino al 2020, le dieci vaccinazioni saranno realizzate gratuitamente attraverso due somministrazioni, precisamente una esavalente e una quadrivalente.

Inoltre vaccinazioni e obbligo scolastico andranno di pari passo, difatti non sarà possibile per bambini da 0 a 6 anni non vaccinati accedere all’asilo nido, alla scuola d’infanzia e alla scuola materna, mentre i  bambini  di età compresa tra   7 e 16 anni che  non avranno sostenuto tutte le vaccinazioni potranno essere iscritti a scuola ma vaccinati successivamente.

In questi ultimi mesi alcune associazioni di genitori  hanno chiesto al governo un maggiore ascolto e confronto sulla legge dichiarandosi contrarie all’obbligo ma non agli stessi vaccini, immancabilmente come avviene sempre in questi casi nel nostro Paese in merito all’argomento si è scatenato un tifo da stadio, un essere “ultra” che ha generato da un lato isterismi e piazzate spesso fuori luogo e dall’altro ha provocato solo posizioni zelanti da parte del governo che hanno rasentato il ridicolo; l’obbligatorietà dei vaccini è un tema delicato che per essere affrontato ha bisogno di un supporto di conoscenze scientifiche quanto più reale, ampio, partecipativo, plurale e trasparente necessario per rilasciare dichiarazioni, esprimere giudizi o legiferare in merito.

Se chiedere questo ai cittadini del nostro Paese è tanto, diversamente dalla politica ci si aspetterebbe ben altro e di più, magari un ruolo di autorevolezza, ascolto, mediazione e di sintesi, così come sarebbe stato opportuno evitare da parte della stessa politica  ogni possibile situazione di potenziale conflitto di interesse.

Infatti, già qualche settimana fa un’interrogazione presentata dai senatori di Mdp articolo uno chiedeva al governo di chiarire su eventuali sospetti di un probabile conflitto di interessi, rappresentato dal finanziamento effettuato dalla Merck Sharp & Dohme, una delle  maggiori  multinazionali  farmaceutiche e produttrice di vaccini del mondo,  a favore della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma,  che annovera tra i propri docenti il professor Walter Ricciardi, attuale presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, colui che ha ricoperto il ruolo di unico supporto tecnico-scientifico nella predisposizione sia del decreto legge sui vaccini così come per la  legge votata i  giorni scorsi.

Ma ci sta dell’altro, grazie ad un dossier diffuso dal Movimento 5 stelle emerge che l’ Aiop ( Associazione italiana ospedalità privata) tra il 2014 e il 2015  ha donato oltre 60 mila euro al Nuovo centro destra, il partito di  Angelino Alfano e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin,  questi contributi  contenuti nelle tabelle  pubbliche  delle  libere  erogazioni da

parte di persone  fisiche e giuridiche alle formazioni politiche, che ogni partito è tenuto a compilare, sono stati protocollati dall’apposito ufficio di Montecitorio alla fine del 2016.

Circa 60mila euro sui complessivi 810mila incassati dal nuovo centro destra nell’ultimo biennio, rappresentano una cifra importante  che l’ Aiop  aderente a Confindustria e importante sigla di settore con circa 500 case di cura sparse in tutta Italia e oltre 53mila posti letto di cui 45mila accreditati presso il Sistema sanitario nazionale dona ad un partito che anche se non esprime percentuali elettorali da due cifre detiene postazioni importanti nel governo di questo Paese, a cominciare proprio dal ministero della Salute.

“Pensare male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina ”  amava ripetere Giulio Andreotti,  osservando la tendenza degli ultimi governi con la Lorenzin al dicastero della salute ininterrottamente addirittura dai tempi di Letta, ministero che ha prodotto in questi anni un sempre più marcato depauperamento della sanità pubblica in favore di quella convenzionata e privata tout court non si può dare torto all’illustre alto dirigente democristiano.

Il tutto è avallato considerando che gli stanziamenti previsti dal nuovo Piano di prevenzione vaccinale 2017-19  ammontano a circa 413 milioni per il triennio considerato e visto che le strutture pubbliche tra piani di rientri e tagli imposti dalle politiche di austerità  saranno impossibilitate a rispondere da sole all’enorme domanda che si presenterà con l’entrata in vigore delle nuove norme sui vaccini,  la sanità privata accreditata tra cui la stessa Aiop in questa vicenda  farà la parte del leone per assicurarsi questi stanziamenti pubblici.

Chiariamo, non c’è nulla di illegale in tutto questo, si tratta di erogazioni regolarmente registrate o corretti finanziamenti per la ricerca scientifica nel caso dell’ Università Cattolica, tuttavia visto che è risaputo che le imprese private non fanno nulla per nulla sarebbe stato il caso per queste importanti  istituzioni,  politica  in primis di agire con tatto, discrezione  e  buon senso per non essere così complici nel generare e fare dilagare tra i cittadini quel clima di sfiducia verso le stesse istituzioni e le leggi prodotte dal Parlamento.