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La moda non è un’invenzione attuale o del secolo scorso…

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di MARIAPIA METALLO

 

La moda non è soltanto un’invenzione attuale o del secolo scorso.

 

 

Già Seneca aveva espresso il proprio parere negativo verso i patrizi romani che trascorrevano “ore a disquisire sulla posizione di un ricciolo”. Ma è a partire dal Seicento che alcuni filosofi illustri hanno avanzato le proprie tesi in fatto di moda. La maggior parte di essi, soprattutto i filosofi morali, condannano l’asservimento alla moda, che ritengono “figlia del tempo e della futilità”. Al contrario la virtù è stabile e, in quanto tale, fuori moda. Questo è quanto dice Jean de la Bruyère. Un parere negativo verso la moda è anche quello di Rousseau, il quale sostiene che la moda è figlia della noia e della vanità e che sono quasi sempre le persone brutte ad introdurla. La condanna più dura è senz’altro quella di Nietzsche, il quale sulla base della sua teoria “morale”, secondo cui era necessario trasvalutare tutti i valori della sua epoca, non poteva che considerare la moda come “l’equivoco degli schiavi sulla bellezza”. Secondo il filosofo, la moda è “la forma dei molti”, fondata su imitazione e scimmiesco, tanto che l’uomo è propriamente una scimmia nel suo imitare gli altri. Nonostante questo la moda ha un che di positivo, nel procurare fiducia in sé e un “sereno incontrarsi fra quelli che si sanno fra loro legati alla sua legge”. In fondo, afferma Nietzsche, anche le leggi più stolte danno pacatezza d’animo. Per quanto concerne l’abbigliamento femminile, il filosofo sottolinea che le donne molto spesso si abbigliano in modo tale da dare l’impressione di appartenere all’alta società. Non solo, ma le più anziane cercano di vestirsi in modo tale da apparire più giovani e le più giovani non indossano mai ciò che indossano le più anziane, per evitare di essere prese per anziane. In conclusione, secondo Nietzsche, la mutevolezza della moda è indice dell’immaturità degli uomini e della loro mentalità servile. Un filosofo che allo stesso modo condanna la moda è Kant. Tuttavia molte biografie della sua epoca raccontano che questi seguiva la moda in ogni suo dettaglio!!!!!Egli stesso diceva ai suoi allievi che non dovevano trascurare del tutto la moda. La natura, infatti, non produce nulla che non sia piacevole all’occhio e i colori che allinea formano sempre un’armonia, dice Kant. Egli stesso non ostentava pedanteria, ma si conformava sempre alla moda della società colta e ne seguiva i cambiamenti. Tuttavia, nella sua Antropologia pragmatica, definisce la moda come una forma di vanità e follia, che spinge l’uomo a imitare e paragonarsi agli altri, per non apparire inferiore. Le mode sono “mutevoli maniere di vivere” e sono soggette alla legge dell’imitazione sociale. L’unico filosofo che in epoca contemporanea ha trovato una sorta di lato positivo della moda è Walter Benjamin, il quale ne esalta il carattere onnivoro e la capacità anticipatoria verso il futuro. Essa, in virtù del fiuto incomparabile della collettività femminile per ciò che si prepara nel futuro, è in contatto molto più costante e preciso con le cose a venire. Ogni stagione porta nelle sue ultime creazioni un segnale segreto delle cose future. Secondo Benjamin, chi imparasse a leggerli non solo potrebbe conoscere in anticipo qualcosa delle nuove correnti artistiche, ma anche dei nuovi codici, delle guerre e delle rivoluzioni.