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La depressione, un male oscuro che colpisce soprattutto le donne

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di DALE ZACCARIA

 

“Spesso le depressioni coprono una grossa aggressività sia auto che eterodiretta” afferma  il Professore Antonio Cavaliere

 

La parola de-pressione affonda le sue radici etimologiche nel participio passato de-pressus che rimanda al nome composto de-premere ovvero pigiare, premere. Il mistico indiano Osho Rajneesh parte proprio dall’etimo per darne una spiegazione e così scrive: “Depressione vuol dire che dentro di te la rabbia è in uno stato negativo: la depressione è lo stato negativo della rabbia. La parola stessa è significativa – ti dice che c’è qualcosa che viene ‘pressata’; questo è il significato di depresso. Stai ‘pressando’ qualcosa dentro di te, e quando la rabbia viene repressa troppo, diventa tristezza. La tristezza è lo stato negativo della rabbia, il modo femminile di essere arrabbiati”.

L’aggressività che si nasconde dietro la depressione

La depressione non è un semplice stato di tristezza, o cambiamento d’umore, è una patologia complessa di varia intensità, dalla forma più lieve a quella più grave o acuta detta depressione maggiore o unipolare.  Dietro la depressione in realtà si nasconde una forte aggressività come ci conferma lo psicologo e psicoterapeuta Antonio Cavaliere: “ Spesso le depressioni coprono una grossa aggressività sia auto che eterodiretta” - prosegue il professor Cavaliere - “la depressione è anche descritta come un'aggressività auto diretta. In alcuni casi può esplodere verso gli altri”.

Dottor Cavaliere la depressione è una patologia molto diffusa, a soffrirne sono soprattutto le donne.  Possiamo considerare la depressione una malattia mentale? E quale differenza c’è tra i vari gradi di questa patologia. Esiste una forma più lieve e una più acuta.

Confermo che soprattutto le donne soffrano di questa patologia. Il termine "malattia mentale" è un termine desueto e oggi è stato sostituito  dal termine "disturbo depressivo". Esiste una forma depressiva psicotica che non riguarda la reazione ad eventi esterni, ma è determinata da squilibri neuro-ormonali e l'unica terapia possibile è quella farmacologica. Esiste poi una depressione definita reattiva, o nevrotica, curabile con psicoterapia e/o con dei farmaci per la quale ci sono buone possibilità di guarigione.

L’uso di una terapia farmacologica attenua questa patologia. Ma quanto i farmaci possono  realmente aiutare ?

Dobbiamo sempre tenere presente le differenze tra le varie sindromi depressive. In una depressione psicotica la terapia farmacologica è imprescindibile, non se ne può fare a meno. In una depressione reattiva l’assunzione o meno di una terapia farmacologica dipende dalle capacità insite nel soggetto: Generalmente persone dotate di una buona intelligenza o di una buona acculturazione hanno percorsi clinici più brevi. Persone culturalmente più povere rispondono poco alle varie forme di psicoterapia e allora l’unica strada percorribile è la terapia farmacologica.

Alcuni studi ritengono che la meditazione, come quella buddista, aiuti a superare stati depressivi. Lei è concorde?

Assolutamente sì, personalmente consiglierei le varie forme di meditazione a tutti.

Per Osho la depressione è rabbia repressa, per il XIV Dalai Lama si sviluppa dalla mancanza di amore: il poco amore ricevuto dagli altri o il poco amore che uno possiede. Cosa pensa di queste due concezioni, visioni meno cliniche di questa patologia?

Attualmente nei luoghi di cura prevale una visione che, di fatto, è quella organicista, che viene veicolata da una teoria definita PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) la cui ambizione è quella di prendere in considerazione tutti i possibili modi di reagire di una persona. Nella pratica la maggior parte delle terapie dei disturbi psichici sono farmacologiche. Tuttavia, visioni come quelle citate di Osho e del XIV Dalai Lama le troviamo nella nostra cultura anche recente, e penso a Freud, Jung, Perls, Hillman e tanti altri capiscuola. Purtroppo queste teorie rimangono per lo più chiuse in studi o istituti privati e solo raramente, e grazie alla disponibilità di qualche operatore, possiamo ritrovare queste terapie nei Servizi pubblici.

Da psicoterapeuta che consigli si sente di dare a chi soffre di depressione? E l’ultima domanda può la depressione accompagnarsi con altre patologie, come il disturbo bipolare?

La terapia di un disturbo si ritrova nell’incontro tra una persona sofferente e una persona che si suppone avere una capacità guaritrice (che siano farmaci o “parole”). Abbiamo accennato a diverse patologie che hanno in comune l’abbassamento del tono dell’umore. Al terapeuta spetta il compito di scegliere il metodo migliore, la psicoterapia non è per tutti, così come i farmaci non sono per tutti. La patologia è una, ma per ogni paziente c’è una chiave, bisogna individuare il prima possibile quella giusta.

Nella terminologia ufficiale il termine “disturbo bipolare” ha sostituito la dizione “Depressione Psicotica” o “Maggiore” in quanto include anche gli stati maniacali ( la vecchia “psicosi maniaco-depressiva”) che si alternano alla depressione, solitamente con modalità psicotiche.