Il SudEst

Friday
Jan 19th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Quid est veritas?

Email Stampa PDF

di MARIAPIA METALLO

“Con il termine post-verità siamo destinati a rimanere nel disordine attuale.

Esso si riflette altrettanto chiaramente nel magma senza senso e senza fine di informazioni, pseudo-comunicazioni, scatenamento di pulsioni, nella cui rete oggi viviamo, nella chiacchiera babelica in cui è caduta la politica occidentale da quando è venuto meno l’ordine dettato dai due titani vincitori dell’ultima guerra. Specchio di disordine di idee e foriera di colossali errori”. Massimo Cacciari


Secondo quali presupposti, viene definita la nostra, come l’era della ‘post-verità’? Di contro, vi è mai stata per caso in passato l’era della ‘verità’? Sembra che nulla ci abbia insegnato la storia. La secolare tradizione antisemita che accusava gli ebrei di aver condannato a morte Gesù, senza elementi storici sufficienti per provarlo, cos’era se non una post-verità? La recente esperienza nazista con i suoi manifesti e tanto sbandierati studi scientifici sulla razza? L’esperienza romana dovrebbe farci da spia. Quante volte nell’antica Roma si è ricorsi alla manipolazione della verità, all’arte della menzogna, alla cosiddetta “lingua di Satana” mescolando al vero quella puntina di falso necessaria per vincere le sanguinose guerre per il potere? Il suggestivo motto dei crociati “Dio lo vuole” inculcato nell’animo di giovani cavalieri e soldati cristiani in partenza per la Terra Santa con il solo scopo di trucidare impietosamente i musulmani? Le pedisseque prediche dei parroci, arruolati dalla Democrazia Cristiana, con i loro giornalieri e logorroici aneddoti sui bambini divorati dai comunisti? E le pesanti provocazioni lanciate da Silvio Berlusconi ai magistrati? Dalle sottintese risposte ai nostri interrogativi si ricava un dato di fatto, chiaro ed incontrovertibile: la post-verità non è nata negli ultimi scorci del 2016 ed ha alle sue spalle, come ogni fenomeno che si rispetti, una articolata genealogia che indubbiamente merita di essere ripercorsa. Nelle vicende politiche della Grecia antica la post-verità era uno strumento formidabile per l’eliminazione dei propri avversari politici: l’ostracismo, il nome viene da un oggetto umile, un pezzo di coccio, che in greco si chiamava appunto ‘ostrakon’. In tutto il mondo antico i cocci veniva usati come materiale di scrittura, ma ad Atene li si usava in particolare per scriverci sopra il nome del malcapitato che l'assemblea si apprestava ad allontanare dalla città. Di questi ‘ostraka’ ateniesi gli scavi archeologici ce ne hanno restituiti un gran numero: vi si può leggere ancora il nome di Santippe, padre di Pericle, o quello di Temistocle, e la cosa fa una certa impressione. La post-verità nasce dal rifiuto di quella verità connotata dagli schemi stereotipati e individuabile mediante i criteri tradizionali. Definire le popolazioni slave “subumane” era una post-verità novecentesca? Additare i saraceni come nemici di Dio costituiva una post-verità medievale? Il concetto medesimo di post-verità è figlio del passato. Inutile negarlo, è un retaggio storico consolidatosi, è l’arte della menzogna e della manipolazione divenuta viscida professione nella società postmoderna. È espressione di una società in cui i confini fra gli Stati sono stati travolti dalla globalizzazione, le frontiere sono cadute sotto i colpi di mortaio delle migrazioni, segnata dal crollo delle ideologie, dalla messa in crisi di valori ed istituzioni millenarie, quali ad esempio la famiglia. È la cartina al tornasole del disorientamento generale e contagioso avvertito, come non mai, dalla società postmoderna. Una società in cui il dubbio sembra costantemente prevalere sulla certezza. L’aleatorietà sulle solide garanzie. I giochi di borsa sull’economia reale. L’esistenza umana sembra ridursi a cronaca, a mera narrazione. Non c’è spesso un fondamento ontologico nella nostra routine. Sintomo di tale spontaneità sono le “storie” di Instagram, le dirette” di Facebook e tanti altri artefici dei social networks che tanto divertono, quasi appassionano, gli affezionati utenti. La nostra è l’era della ‘post-verità’, possiamo proclamarlo con certezza, a ragion veduta, in virtù del fatto che nel nostro dinamico presente, suscettibile senza sosta di inattesi sviluppi, come non mai verificatosi nel corso della storia, la società è dichiaratamente disposta ad accoglierla favorevolmente nelle proprie tiepide case. Terreno fertile e fecondo per l’affermazione della post-verità sono senz’altro la superficialità con la quale i cittadini si approcciano alle vicende di politiche, la velocità con la quale le stesse news scorrono nel nostro mondo nonché la pluralità di attori presenti sulla scena politica e nel panorama dell’informazione. In pochi sono coloro che approfondiscono. I lettori e i telespettatori, spesso inadeguatamente preparati, quando leggono i titoli dei quotidiani e assistono ai programmi televisivi sono, infatti, bersaglio facile e prede ideali di chi intende manipolare il sistema mediatico perseguendo i propri interessi influenzando l’opinione pubblica. Il confronto politico si è impoverito notevolmente negli ultimi anni, vedendosi ormai ridotto a reciproco scambio di insulti e presunte irresponsabilità spesso spudoratamente infondate. La democrazia “rappresentativa” è in crisi: i nuovi modelli di democrazia “partecipativa” sembrano profilarsi all’orizzonte per la grande gioia delle tecnocrazie comunitarie. Il cittadino, ignaro di ciò, perde quotidianamente il proprio peso, la propria forza politica, la capacità di incidere nei confronti delle istituzioni. Il crepuscolo dei partiti di massa presenta oggi il caro prezzo da pagare. Più rapidamente fluisce una notizia falsa, maggiormente si diffonde, sempre più destinatari ne vengono a conoscenza e, istantaneamente, ne assorbono i contenuti. E come il Ministro della Propaganda del Terzo Reich, Joseph Goebbels in un’occasione, con spietata freddezza, affermò: «ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità». Come dargli torto? La post-verità è la falsità che assume le sembianze della verità, tanto da rapirne selvaggiamente le vesti, spodestandola in tronco; è un’arma letale, un pericoloso ordigno ad orologeria, dal delicato e sofisticato ingranaggio. È alla portata di tutti. Il paradosso vuole che però, soltanto in pochi sappiano padroneggiarlo con estrema abilità. Costoro domineranno il mondo.