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Banche e Potere: è emergenza democratica

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di MICHELE PETTINATO

Il paese reale da una parte, le scelte spesso incomprensibili della politica dall’altra. Abbiamo più volte raccontato questa frattura che sussiste nel nostro paese attraverso la semplice quotidianità che assiste sempre più alla privazione di tanti diritti, a partire da quello del lavoro.

 

 

Queste situazioni purtroppo si moltiplicano e continuano ad essere messe in pratica dalla politica. L’ultima, in merito al decreto banche è quella che ha visto il Governo rimangiarsi l’emendamento sull’interdizione dai pubblici uffici dei vertici di istituti bancari finiti in liquidazione.

Così come denunciato da “Il Fatto Quotidiano”, il Governo, con la fiducia, ha blindato il decreto che manda le due banche venete in liquidazione rimangiandosi così le modifiche proposte dal relatore del testo in Commissione Finanze alla Camera Giovanni Sanga che prevedevano per gli amministratori di quelle banche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dunque l’impossibilità di contrattare con le pubbliche amministrazioni.

Questo emendamento avrebbe inguaiato Pier Luigi Boschi, Padre del Ministro ed ex vicepresidente di Banca Etruria. Evidentemente, le pressioni del Governo e dello stesso Ministro Boschi, sono andati a buon fine. Peccato che a pagarne le conseguenze sono ancora una volta tutti quei risparmiatori colpiti da crac bancari o famiglie che hanno sottoscritto obbligazioni emesse dagli istituti. In quest’ultimo decennio, il connubio tra banche e politica e quel sentimento diffuso di spartizione del potere, ulteriormente evidenziato negli ultimi governi, ha progressivamente allontanato i cittadini anche dalla partecipazione attiva alla vita politica.

Ma alla burocrazia del potere politico e bancario non interessa certo la precarietà di tante famiglie italiane e del diffuso livello di povertà che vede 4,7 milioni di persone in completa povertà. Chi deve pagare per gli sbagli fatti, però, trova sempre un salvacondotto, avvallato dai maestri della politica.

Si tratta certamente di una ferita democratica, di un vuoto di credibilità che comincia dai più alti rappresentanti di Governo. E’ sempre più evidente la frattura con quel paese reale che vive e che lotta quotidianamente per condurre una vita onesta. Ma alla partitocrazia delle banche questo non interessa. Lascia però un profondo senso di delusione verso le istituzioni ed una atmosfera sempre irrespirabile. Quella dell’ingiustizia.