Il SudEst

Thursday
Aug 16th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Donne, madri, compagne

Email Stampa PDF

di DALE ZACCARIA

Per l’illustratrice Stefania Spanò il lesbismo è tutt’oggi oggetto di occultamento e negazione

Nonostante l’approvazione del Decreto Cirinnà, e i piccoli passi fatti avanti in termini politici sui diritti civili, l’Italia ha dei vuoti legislativi ancora tutti da colmare. L’adozione, il matrimonio egualitario, e la tutela dei figli nate da coppie delle stesso sesso, non sono né ammessi né garantiti. Coppie di donne e i loro bambini trovano all’estero, quel sostegno e quei diritti che qui tardano ancora ad arrivare. Ci si affida a singole sentenze, a singole battiture di tribunale. Scrive Michele Sasso sull’Espresso: “Sono migliaia le coppie di genitori dello stesso sesso che vivono discriminazioni. Dall’andare all’estero per partorire a una burocrazia che riconosce solo la madre biologica. Fino alla scuola materna e alla chiesa di quartiere: ogni passo è una sfida a leggi e regolamenti che non contemplano l’omosessualità”.

Due mamme

Abbiamo sentito una coppia di donne con figli che ritengono il ddl Cirinnà briciole: “ Ci prendiamo quello che viene, ma sono briciole rispetto a quello che chiediamo per noi e i nostri figli”, e prosegue Monica “ non siamo diversi dalle famiglie tradizionali ed eterosessuali, viviamo gli stessi sentimenti, i nostri bambini sono uguali ai loro, vanno a scuola con loro, chiediamo solo che ai nostri figli gli vengano riconosciuti entrambi i genitori”.

Il riconoscimento del cognome materno di una coppia di donne, la trascrizione di figli nati da famiglie omo-genitoriali, le adozioni, vengono accettate, di volta in volta,  attraverso i casi che passano nei tribunali, con atti e sentenze e nell’ultima parola che spetta sempre al  giudice.  La legge inoltre in Italia riconosce solo il genitore biologico.  Un paese il nostro, dove si calcola che siano almeno centomila i minori con genitori gay: “ Io sono la mamma biologica dei bambini, vivo nel terrore, che se mi dovesse succedere qualcosa, un mio parente, avrebbe più diritti della mia compagna – ci dice Monica  -  noi chiediamo dei doveri in realtà, che entrambi i genitori si prendano cura dei loro figli. L’altro genitore non deve essere considerato come colui che li “adotta” , perché di fatto non è così. Loro esistono perché siamo due mamme”.

Stefania Spanò alias Anarkikka

Stefania Spanò autrice ed illustratrice, collabora con il giornale l’Espresso dove tiene un suo blog. Una donna impegnata, con la sua arte e il suo lavoro, a favore del mondo femminile, dei minori e della comunità Lgbti.

Stefania quale il tuo impegno verso la comunità omosessuale?

Mi viene spontaneo, come ogni volta che assisto a discriminazioni verso persone e gruppi di persone che in questo mondo vedono non riconosciuti o calpestati i loro diritti, la loro dignità, i loro sentimenti, le loro libertà. Ed è doveroso occuparsene e prendere posizione. Per chiunque voglia un mondo migliore, non potrebbe essere altrimenti. E’ solo attraverso un cammino comune, che coinvolga il riconoscimento di tutt*, che l’umanità può crescere e migliorarsi.

Cosa pensi della violenza sulle donne lesbiche?

Il lesbismo è stato oggetto di occultamento, negazione e derisione, e a tutt’oggi si assiste a condizioni di disparità. Riconoscere pubblicamente il proprio lesbismo risulta, ancora, meno facile rispetto al manifestare l’omosessualità maschile. Le lesbiche inoltre sono soggette alle stesse forme di violenza e discriminazioni che colpiscono tutte le donne nei vari ambiti della vita sociale. Esiste anche una violenza agita all’interno delle relazioni tra persone dello stesso sesso, ma scarsamente indagata e le strategie di occultamento consolidano l’idea errata che tra due donne (o due uomini) questo fenomeno non esista, a discapito ulteriore di chi ne è vittima.

Quanto incide il fattore culturale, pregno di un certo maschilismo, nella conquista, ma anche nella negazione dei diritti?

La cultura patriarcale coinvolge tutt*, ne siamo immersi e impregnati, uomini e donne. Una cultura del possesso, stereotipata e sessista, che è alla base e contribuisce a reiterare violenze, prepotenze, e sopraffazioni, in molti aspetti della vita di ognun* di noi.

 


Fine modulo