Il SudEst

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Ci mancava la spiaggia fascista

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di LAVINIA ORLANDO

La vicenda della spiaggia fascista di Chioggia, “Playa Punta Canna”,

intrisa di frasi e motti celebri del Ventennio, è molto di più di “semplice folklore”, così come affermato dal Vicesindaco Cinque Stelle del Comune interessato, il quale ha ritenuto di declassare la faccenda, suggerendo di “non sprecare le già risibili risorse di uomini della Polizia” nel perseguire il gestore del lido ed invece “di occuparsi del controllo degli abusivi in spiaggia per il quale la polizia locale non riesce a far fronte" (e come siano paragonabili l'apologia del fascismo alla vendita abusiva sui lidi è davvero di difficile comprensione).

Che questa vicenda sia l'ennesima conferma dell'andamento ondivago del Movimento di Beppe Grillo su questioni che risultano, al contrario, molto più preoccupanti di quanto qualcuno abbia interesse a far passare, è circostanza lapalissiana.

Che, per fortuna, la magistratura non sia così superficiale come taluni esponenti Cinque Stelle, evidentemente ligi solo a fasi alterne alla legalità, è invece l'unica notizia positiva di una vicenda che fa rabbrividire.

Accade tuttavia anche questo: in un'Italia che dovrebbe avere l'antifascismo nell'animo e che non può dimenticare una dittatura che non è poi così lontana storicamente parlando (non essendo neanche trascorso un secolo dal suo avvio), c'è un individuo, tale Gianni Scarpa, titolare di una concessione demaniale, che ha trasformato una spiaggia in vero e proprio santuario a cielo aperto in onore di Benito Mussolini, colma di cartelloni che non lasciano adito a dubbi circa le idee del titolare.

A chi ha voluto minimizzare, qualificando tale impianto come una semplice operazione di marketing o come pura e semplice scelta stilistica, ha risposto il medesimo Scarpa, che si è chiaramente definito fascista, eliminando qualsiasi dubbio circa la reale natura dei cartelli e dei gadget disseminati in ogni dove presso il suo stabilimento.

È evidente che il nostalgico gentiluomo, oltre a non conoscere la storia, sia a secco anche di diritto penale, ignorando, in particolare, le leggi Sclelba e Mancino, che colpiscono, rispettivamente, il reato di apologia del fascismo (a partire dal lontano 1952) e quello avente ad oggetto la “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", con pene anche a carico di "chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche” (secondo le disposizioni varate nel 1993).

Se ai disattenti o complici avventori della spiaggia la sua caratterizzazione pare essere passata inosservata, lo stesso non può dirsi con riferimento alla Digos ed alla magistratura, che hanno finalmente sottoposto ad indagini il gestore del lido.

Ed a chi, come il Vicesindaco grillino, si chiede se valga ancora la pena perseguire tali comportamenti, può essere solo data una risposta inequivocabilmente positiva (e questo al di là della previsione di specifiche disposizioni penali).

La lotta avverso qualsiasi atto che comporti violenza contro i più deboli (indipendentemente dall'etnia, dalla religione, dalle tendenze sessuali) o che limiti la libertà altrui deve essere ancora, a maggior ragione in questi ultimi anni, uno dei baluardi del nostro Stato, che è antifascista, non solo formalmente, perché nato dalle ceneri del regime mussoliniano, ma soprattutto perché, sostanzialmente, deve tutelare le libertà e le minoranze.

Per queste ragioni è estremamente pericoloso minimizzare le diverse manifestazioni di stampo fascista, che si fanno via via maggiori nel nostro Paese: che si tratti delle ronde contro i migranti o gli omosessuali, o delle scritte all'interno di un stabilimento balneare, il problema è prima di tutto culturale e va combattuto proprio su questo piano, iniziando dalle dichiarazioni di politici ed amministratori pubblici, che dovrebbero smetterla di qualificare fascismo ed antifascismo come fenomeni da relegare ad un lontano Novecento, al contrario rappresentando, rispettivamente, un male ancora attuale ed il relativo antidoto da continuare a somministrare, a partire dalle scuole e dai libri di storia, per arrivare, nei casi più estremi, ai tribunali.