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Storie e storiacce di nera/ Anatomia di un presunto suicidio, il caso di Paolo Galardo

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

La cronaca nera , tratta spesso casi di suicidio, definiti “ sospetti”. Cosa rende sospetto un suicidio? La presenza di anomalie nella dinamica e nelle modalità. Anomalie che, però, possono non bastare per dimostrare che di omicidio e non di suicidio si tratta. Prendiamo il caso del carabiniere Paolo Galardo, la cui morte venne archiviata come suicidio. Secondo quanto stabilito dalle indagini “La sera del 1° novembre 1998, verso le 21, in Lastra a Signa, presso il villino dei coniugi Manetti e più precisamente nella sottostante tavernetta, il carabiniere Paolo Galardo, dopo violento alterco scaturito da precedente legame sentimentale con Manetti Lucia, colto da improvviso raptus esplodeva 5 colpi di pistola ordinanza matricola U31657Z at indirizzo predetta et contro di lei amica Palumbo Gemma ferendole mortalmente. Militare infine rivolgeva suddetta arma contro propria tempia esplodendo sesto colpo “. Tutto chiaro quindi, talmente chiaro che non viene effettuata l'autopsia, non viene fatto lo stub a Paolo Galardo, non viene verificato se i colpi sono stati sparati dalla pistola trovata sul luogo del delitto. In pochi giorni il Pubblico Ministero chiede l'archiviazione. Il padre di Paolo Galardo non è però convinto, si oppone all'archiviazione. Si potrebbe commentare come ovvia difficoltà di un genitore ad accettare il suicidio del figlio. Possibile. Ma il padre di Paolo è un brigadiere dei Carabinieri. Non è a digiuno di indagini. Effettivamente, diverse cose non tornano. Iniziamo dalla posizione dei corpi. Gemma Palumbo viene trovata all'interno della tavernetta, colpita da un proiettile al cuore. All'interno della tavernetta viene ritrovato anche il corpo di Paolo Galardo, colpito da un proiettile alla tempia. Il corpo di Lucia Manetti, viene ritrovato nel vialetto che dalla tavernetta porta al cancello, colpita da 4 proiettili. Lucia, quindi, riesce a fuggire. Suo padre, la sente aprire la porta di ferro della tavernetta, fuggire e chiedere aiuto. Come riesce a fuggire Lucia se per uscire deve passare accanto a Paolo Galardo? La versione ufficiale parla di violento alterco, allora perché Gemma Palumbo rimane ferma, tanto che l'assassino riesce ad ucciderla con un solo colpo al cuore? I testimoni sentono sparare tre o quattro colpi di seguito e poi il silenzio, perché non sentono il colpo singolo che Paolo si sarebbe dovuto sparare per suicidarsi? Inoltre Lucia è stata colpita da 4 proiettili, ma sul suo corpo vengono trovati 12 fori. Secondo la versione ufficiale, Paolo Galardo avrebbe usato la sua pistola d'ordinanza matricola U31657Z, ma lui aveva in dotazione pistola con matricola U16499Z. La discordanza viene giustificata con la sostituzione della pistola, avvenuta alcuni mesi prima della morte. Il registro della armi della caserma di Lastra a Signa conferma la circostanza, è presente infatti annotazione della sostituzione. Annotazione che sarebbe falsa, secondo una perizia grafologica. Non convince nemmeno il movente. Paolo e Lucia litigavano spesso, ma quella sera dovevano andare a ballare. Segno che i rapporti erano distesi in quel momento. Effettivamente Paolo Galardo era preoccupato, ma per questioni di lavoro. Aveva confidato a suo padre, che stava seguendo una personale inchiesta sul figlio del Maresciallo che comandava la stazione di Lastra a Signa. Indagine per traffico di droga. Effettivamente il figlio del Maresciallo ha avuto problemi con la giustizia. Inoltre il Maresciallo, la sera della morte di Paolo, Gemma e Lucia, riceve diverse telefonate da un pregiudicato legato sentimentalmente a sua figlia. Come abbiamo visto ci sono diversi elementi   anomali, eppure il caso è stato archiviato tre volte. Perché? Principalmente perché non è stata dimostrata la presenza di una quarta persona. Come poteva l'assassino scambiare le pistole, prendere eventuali altri bossoli e sparire in pochissimi minuti? Nonostante queste perplessità, bisogna ammettere che sono molte le anomalie nel caso di Paolo Galardo. Potrebbe essere molto utile una ricostruzione in 3D della scena del crimine e della dinamica. Il grande Totò disse che la morte è una livella. Siamo tutti uguali davanti alla morte. “Morte per suicidio “ non può essere una formula per evitare di dare quelle risposte doverose. Perché la morte può cancellare tutto, ma non il diritto alla verità.

 

 

Foto tratta da Google maps e successivamente elaborata.