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L’Europa riscopra la sua identità sul volto dei migranti

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di MICHELE PETTINATO

Ci sono immagini che raccontano, forse meglio di tante parole, quel clima di silenzio valoriale che ha ormai conquistato l’Europa.

 

 

Una di queste è quella del Parlamento Europeo deserto durante l’intervento del Presidente della Commissione Juncker che qualche giorno fa relazionava sui risultati del semestre europeo di presidenza maltese e sulla crisi migratoria. In riferimento a quest’ultima tematica, Juncker ha ringraziato i 30 deputati presenti (su 751) ma al tempo stesso ha definito “ridicolo” il Parlamento Europeo. Come dargli torto? La crisi valoriale europea comincia dalle stanze ferragginose del Parlamento Europeo e si concretizza poi nell’incapacità di dare forza a quei principi solidaristici che pur avevano fondato la politica del vecchio continente dopo il secondo conflitto mondiale.

Il banco di prova non poteva che essere la crisi della gestione dei flussi migratori. Un tema su cui già da diversi anni è evidente l’ipocrisia che attraversa le nazioni europee. Il dato di fatto è che l’Italia vive da sola questa emergenza. L’Austria, ha addirittura minacciato di mobilitare l’esercito rievocando immagini di epoche che non vorremmo più vedere. La Francia di Macrone, quella che si ritiene fondatrice dei valori europei, fa finta di non sentire e gira la testa dall’altra parte. Stesso atteggiamento è quello della Germania che pare rinchiudersi sempre più tra quei confini naturali delle montagne che la circondano.

L’organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), intanto, ha aggiornato i numeri sugli arrivi in Europa dal Mediterraneo nel 2017, segnalando lo sfondamento della soglia dei 100mila.

L’Italia, dunque, è sola. Abbandonata dinanzi all’ipocrisia di un continente divenuto ormai sinonimo di banche e interessi nazionalistici.

L’Italia, è sola. A farle compagnia è rimasto solo quel mare mediterraneo che ha forgiato la sua cultura ed i suoi valori fondati sull’incontro dei popoli e sul non lasciare mai indietro coloro che chiedono aiuto.

C’è però tanto coraggio nel volto dei volontari che continuano a salvare le vite di bambini, donne e uomini in cerca di un legittimo futuro, perché la vita è un diritto che tutti devono poter vivere sognando di poter cambiare il proprio destino. E questa tensione, che caratterizza l’opera di chi salva vite umane, sarà sempre più luminosa anche rispetto a quei rigurgiti razzisti che pur si agitano nel nostro paese.

E tra i volti disperati dei migranti, tutti siamo chiamati ad un gesto di solidarietà umana. Un valore che deve concretizzarsi in gesti di responsabilità da parte di quell’Europa che deve risvegliarsi da quel silenzio in cui è piombata già da diversi anni. Un torpore ormai inaccettabile, che rischia di cancellare per sempre i valori su cui è stato fondato il vecchio continente. Per questa ragione, la gestione dei flussi migratori rappresenta per tutta l’Europa un’imperdibile occasione per riscoprire la sua identità.