Il SudEst

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De Pretore Vincenzo, metafora della politica

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di MARIO GIANFRATE

C’è un’assonanza tra Vincenzo De Pretore e molti politicanti che,

da tempo ormai immemore, hanno sostituito i politici di razza: la loro collusione con chi, a parole, dicono di combattere.  Questa analogia è sufficiente a rendere la commedia di Eduardo, De Pretore Vincenzo, appunto, quanto mai attuale: in fondo, la vicenda del muriunciello è una metafora; si predica l’evasione fiscale e si approva il condono; si urla contro la guerra e si consente allegramente che aziende forniscano le armi ai contraenti; si propaganda l’abolizione del gioco d’azzardo  e molti di questi politicanti sono soci nelle ditte che forniscono le macchinette; E si potrebbe continuare all’infinito. Insomma, sostenitori di una doppia morale: una gridata per far da specchio alle allodole, l’altra più tangibile per  consolidare privilegi e patrimoni. I propri, naturalmente.

Vincenzo De Pretore è un ladro, “figlio di padre ignoto”, ma, ovviamente si fa per dire, è un ladro coscienzioso.  E’ un ladro che, senza chiedersi  se le sue vittime siano ricche o povere,  rubacchia a destra e a manca. Gli “affari” non è che vadano poi tanto bene e Ninuccia, di cui è innamorato, lo convince a chiedere aiuto a san Giuseppe, un santo che vanta amicizie “altolocate” presso le quali può intercedere. Vincenzo accetta la proposta della sua innamorata e diventerà infatti un ladro “onesto”. E, con il Santo, associandolo nella sua attività, stipula un contratto: Tu mi sostieni nella mia attività e io, in cambio, ti rifornisco di candele e cerotti.

Caso vuole che, da quel giorno, gli “affari” migliorino ma, una brutta sera, accade che una delle sue vittime reagisce sparandogli. Nel delirio provocato dalla ferita, Vincenzo crede di essere morto e di trovarsi sulla soglia del Paradiso dove reclama il posto garantitogli dalla “protezione” si san Giuseppe.. Ma san Pietro, indignato, si oppone al suo ingresso. Come, un ladro in Paradiso?

Vincenzo con pazienza fa allora presente al santo “portinaio” che in vita è stato un protetto di San Giuseppe, con il quale, oltretutto, era in rapporto di affari, si informi pure. Dopo le iniziali proteste del santo che intende prendere le distanze dal ladruncolo, san Giuseppe deve convenire che le argomentazioni addotte da De Pretore, hanno un fondamento: se lui era il suo “protettore” in vita, deve garantirgli quello che si aspetta anche da morto.

Il delirio si interrompe quando oramai per  Vincenzo si spalancano le porte del Paradiso ma, in quell’attimo, muore sul serio.