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Il patto segreto: frontiere aperte come merce di scambio

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di LAVINIA ORLANDO

Emma Bonino, classe 1948, già Ministra degli Affari Esteri del governo Letta,

indipendentemente da come si giudichi il suo operato o le sue prese di posizione “etiche”, è generalmente riconosciuta come una dei pochi politici che non le manda di certo a dire.

È per questo che suscitano interesse, se non addirittura scalpore, le sue ultime dichiarazioni in tema di migranti ed accoglienza, argomenti che paiono essere diventati più di rilievo di qualsiasi altra problematica. Tanto le parole della Bonino sono risultate dirompenti da spingere il Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a rispondere alle stesse a stretto giro, sebbene, a prima vista, tali dichiarazioni potrebbero sembrare del tutto innocue.

Ma andiamo con ordine: qualche giorno fa, nel corso della 69esima assemblea di Confartigianato Brescia, si continuava a discorrere di ciò di cui, oramai, non si riesce più a fare a meno e, cioè, dell'immigrazione. L'ex Ministra, operando una sorta di excursus storico, sulle differenti soluzioni elaborate per fare fronte agli arrivi di migranti ed alle stragi di vite umane, affermava che, dopo la fine dell'operazione Mare Nostrum e l'approdo al Triton, sia stata proprio l'Italia a chiedere il coordinamento delle operazioni, attraverso la Guardia Costiera, ed a accettare che gli sbarchi avvenissero tutti nel nostro Paese, attraverso l'ausilio delle navi degli altri Stati, all'uopo autorizzate a sbarcare sulle nostre coste. Gli anni indicati sono il 2014 ed il 2016 e la frase incriminata è la seguente: “...l'abbiamo chiesto noi!”.

Sgombrando il campo da qualsivoglia ipocrisia e ragionando in maniera estremamente cinica, è chiaro che a nessun governo farebbe piacere immolarsi per il bene dell'umanità, soprattutto trattandosi di un'umanità da sempre considerata inferiore ed atavicamente additata quale sottosviluppata o, peggio, pericolosa, per quelle stesse incomprensibili ragioni per cui nel nell'”evolutissimo” Occidente, si utilizza la figura dell'”uomo nero” per spaventare i bambini e spingerli a non fare i capricci.

Considerato che neanche il ricchissimo Stato del Vaticano e le sue tante diramazioni territoriali ha manifestato disponibilità in tale senso (facendo eccezione per le esternazioni di Papa Francesco e per alcuni esempi virtuosi sparsi per il mondo), per quale ragione dovrebbe essere uno Stato come l'Italia ad aprirsi senza remore, considerate le tante conseguenze negative derivanti da tale benevolenza, a partire col calo vertiginoso, in termini di consenso, degli artefici di tali decisioni?

E, ancora più nello specifico, avrebbe mai potuto uno stratega come Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministtri all'epoca dei fatti narrati dalla Bonino, immolare se stesso sull'altare dei sondaggi se non avendo la certezza di ricevere un'adeguata contropartita? E, del resto, è chiaro a tutti come, soprattutto nelle ultime settimane, il reale pensiero dell'ex Primo Ministro sia venuto a galla, con la minaccia di chiusura delle frontiere (idea balorda al solo pensiero di tutte le morti che tale blocco genererebbe), l'idea del numero chiuso di arrivi (“non dobbiamo sentirci in colpa se non possiamo accogliere tutti”) e gli accordi (economici) con Stati come la Libia, che, nello specifico, dovrebbe fornire ausilio nel soccorso dei migranti, nonostante lo stesso Paese appena menzionato abbia già dato ampia dimostrazione di modalità ben poco umane nella gestione dei flussi migratori.

Ritornando, tuttavia, alle rivelazioni della Bonino, ai più è sorto il dubbio che la scelta del governo italiano dell'epoca sia stata compiuta avendo la certezza di essere contraccambiato, ad esempio attraverso delle deroghe al rigore europeo sui conti italici.

La risposta di Renzi è giunta celere ed ha capovolto la responsabilità della situazione sugli altri Stati europei, che si sarebbero rifiutati di concretizzare un accordo stipulato nel 2015, volto a spalmare maggiormente l'accoglienza. Va dato atto che la stessa Bonino ha cercato di porre a tacere qualsiasi discorso dietrologico, assicurando l'assenza di qualsiasi accordo c.d. indicibile.

Quale sia la verità saranno forse i libri, tra molti decenni, a raccontarcelo. Resta il fatto che la storia italiana è piena di accordi consumati sulla pelle di ignari cittadini, costretti a subire decisioni che scaturiscono da valutazioni che nulla hanno a che vedere con principi e valori, in cui il singolo essere umano continua ad essere considerato alla stregua di merce, con tutte le conseguenze a cui tale tipo di valutazione conduce.