Il SudEst

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Le veline portaombrelli

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di LAURA FANO

Scatto istantaneo di una societa’ sessista

 

 

Indignarsi per un’immagine, nell’era dei social network, è un atteggiamento sempre più comune.  L’ultimo caso riguarda questa foto che mostra un gruppetto di “volontarie”, oggetti decorativi in carne ed ossa, a Sulmona -città dei confetti e di Ovidio-  intente a reggere l’ombrello per riparare  i relatori durante una manifestazione di due giorni organizzata in un'abbazia, Fonderia Abruzzo: laboratorio di idee nuove e visioni per il futuro.

Sul palco, tra gli altri, il governatore della Regione del centro Italia Luciano D'Alfonso (Pd), il ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti, il rettore dell'università di Teramo Luciano D'Amico e il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

Speculari dietro i sette uomini seduti. Un’idea non tanto nuova e una visione non proprio futuristica quella delle ragazze gheishe con ombrelli in mano a far ombra. Ombrelline, appunto.

A volerla metterla sul ridere, sembrerebbe la partenza di un Gran Premio di Formula 1, solo che questi signori -a differenza dei piloti- dovrebbero (e vorrebbero) cambiare in meglio il Paese (sic!). Mica puntare al podio.  Invece, qui non ci sono aiutanti piloti stanchi e affaticati da una raffica di giri a 300 all'ora e l'adrenalina a mille. Qui ci sono personaggi, non più sportivissimi, con la pancetta della mezza età e la testa canuta, che per stare seduti comodamente sulle poltrone a intrattenere il pubblico, si fanno riparare le teste da hostess improvvisate e un tantino impacciate.

Il pensiero rimanda alle veline, letterine, meteorine, a tutte le ine. Lo spettacolo di queste donne (e di queste ombrelline) che in contemporanea servono gli uomini proteggendoli e prendendo l'acqua è la fotografia di un’arretratezza, una pena infinita. Schiave da satrapìa orientale.

La "hostess" che fa la statuina zitta, muta, ferma a osservare il dibattito,  esplodendo la sua bellezza è l'umiliazione della donna, la sublimazione di un ideale contemplativo che ha bisogno di un oggetto, e non di un corpo vivo, di una cubista mummificata e non di una vita.

Va bene tutto, ovviamente, ma non veniteci più a parlare di quote rosa, parità dei diritti e stupidaggini varie. Vedere ministri, governatori e rettori su un palco - in Abruzzo, ma sarebbe potuto accadere ovunque - protetti dalle "Ombrelline", sotto la pioggia o il sole, è uno spettacolo che mette fine a tutte le ciarle su "Presidente" o "presidenta", su ministro o ministra, su maschili e femminili declinati in maniera barbarica e a volte ridicola, sulla guerra dei generi, sulla predicazione dei diritti.

Qualcuno ha cercato di metterci su una pezza a colori e ha parlato di non-notizia, di boutade estiva. Qualcuno, invece, l’ha definita una gaffe non da poco. Una gaffe che la dice lunga sulle pari opportunità. C'è qualcosa di così profondamente servile, in questa brutta immagine che ci consegnano le cronache della Fonderia d'Abruzzo da far impallidire dieci anni di panzane politicamente corrette.

A ben guardar, dietro l’iconografia delle donne con l’ombrello in stile formula uno o ring di Boxe, c’è qualcosa di ancor più grave. C’è quella degli uomini con il potere. Perché la vera cosa grave è che a parlare di cose serie, ci sono solo uomini. Dove sono le donne? A reggere l’ombrello? Alcune di loro sì. Le altre sono altrove, altrove dal potere, perchè le donne non hanno tempo (e spesso nemmeno voglia) di perdersi nei giochi di potere. Sono troppo abituate a correre da una parte all’altra delle nostre trafficate citta’ per tenere insieme il lavoro e la famiglia. E anche se non hanno figli, hanno più la tendenza a fare squadra che a fare la guerra. Non a caso anche il dibattito politico di questi giorni interno ed esterno al PD è tutto, rigorosamente (purtroppo) maschile. Ah, ecco cosa intendono forse quelli del Pd per «governo ombra».

Se le parole sono importanti (e lo sono), non è un caso che si dica "dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna". Un'affermazione certamente ad effetto, sia chiaro, ma che nasconde un'interpretazione del mondo che da decenni e decenni - seppur tra molte migliorie - rimane nella sostanza immutata: le donne (per quanto grandi), fanno grandi gli uomini nell'ombra, in sordina. Dietro, appunto.

Osservare le immagini di quella scena ci ha convinti di varie cose, una peggiore dell' altra, tra cui: che la fantasia ci fa difetto; che quelle esaltate del '68 si sono tolte il reggipetto per niente, procurandosi inutili lividi sulle ginocchia; che definitivamente i maschi non esistono, (noi non abbiamo mai sottovalutato il fatto che in spagnolo «uomo» si pronuncia «hombre»); che le donne hanno fatto malissimo a considerarsi salve. E arrivate. Arrivate un corno.

Sono passate decine di anni dall'adozione della Piattaforma di Azione di Pechino, progetto ratificato da 189 Paesi in tutto il mondo con l'obiettivo di ridurre in modo costante e sensibile i numerosi gap esistenti tra uomo e donna. In questo lasso di tempo la situazione globale è indubbiamente migliorata sotto numerosi aspetti, dalla salute all'istruzione, dalla presenza in politica e ai vertici delle grandi aziende internazionali. Tuttavia, affinché si possa vedere realizzato in futuro quanto la Conferenza mondiale sulle donne di Pechino ha messo sulla carta nel 1995, molto rimane ancora da fare.

Un parasole aperto catapulta le signore indietro di cent' anni: fa ombra alle quote e pure al rosa.

Una foto è solo un'immagine, ognuno è libero di interpretarla come vuole, oltre il caso o una spiegazione, oltre la pioggia o il caldo, uno scatto crea una sensazione. Ma, la foto in questione resta triste. Gli uomini sono seduti comodi, le gambe accavallate, le donne dietro, il braccio teso per tutto il tempo del dibattito. Tematiche di genere a parte, resta un'immagine meschina.

La rappresentazione volgare consolida vecchi cliché e rende più difficile la posizione delle donne nella società.

Morale della fava: i maschi sbracati in poltrona, le femmine a fare ombra. Quella foto è da cambiare immediatamente, ma non dal lato degli ombrelli. Dal lato delle sedie.